Speciale Uomini contro
in collaborazione con



n.17-18 del 23 aprile1999
 

 

Intervista ad Amartya K. Sen
L'economista della povertà
di Paolo Marcesini

 


"La misura in cui dare e prendere viene dal conoscere ciascuno le difficoltà degli altri". L'economia vista da chi sa guardare in basso, i poveri, gli emarginati e gli esclusi, ha il volto olivastro e segnato di Amartya K. Sen, premio Nobel per l'Economia. Con lui è stato premiata la convinzione che vede nella realizzazione dei bisogni primari di ogni uomo, una risorsa per il futuro dell'umanità. Indiano, nato nel Bengala, oggi Sen ha 65 anni, è docente negli Usa, ad Harvard, e soprattutto è Master al prestigioso Trinity College nella più che prestigiosa università di Cambridge.

Lo incontri e ti accorgi subito di avere di fronte una persona non comune. In genere, con un economista si parla subito di soldi mercato, capitale, investimenti, affari. A Sen interessa anche come e perché taluni eventi colpiscono le persone, quali sono le condizioni di vita reale di un paese, la durata media della vita dei suoi abitanti, il loro livello di istruzione. Soltanto dopo, guarda le borse e i fondi di investimento.

"Mi definiscono la coscienza morale degli economisti, non finisco mai di sorprendermi", dice sorridendo. "Non sono un asceta, mi piace la vita comoda, bevo vino, amo il risotto come lo fanno nell'Italia del Nord, mangio abbondantemente. Mi piace frequentare le spiagge più belle del mondo, prima di tutto quelle indiane anche se sono troppo turistiche. Meglio allora le Barbados oppure Sabaudia".

Con l'Italia il legame è sempre stato molto forte essendosi sposato con Eva Colorni, che purtroppo morì prematuramente di cancro. Sua madre, Amita Sen, 88 anni, che vive a Santiniketan, piccola città universitaria vicina a Calcutta, ha raccontato di una telefonata del figlio da New York: "Ho una notizia, ho il Premio Nobel, stento a crederlo, ci crederò solo quando lo leggerò domani sui giornali".

Iniziamo a parlare, e l'argomento è il futuro. Un futuro difficile da comprendere, assediato com'è dalla rivoluzione tecnologica, dalla disoccupazione, dalla crescita diseguale: "È necessaria una discussione generale sui valori etici della società, una discussione che metta in luce l'importanza di un impegno sociale per l'occupazione e la povertà. Una discussione pubblica che consideri gli interessi dei diversi gruppi sociali e che dia a tutti la possibilità di partecipare è forse il risultato più importante che ci possiamo aspettare dal progresso del mondo moderno".
Questi principi etici condivisi da tutti, in Sen si trasformano in parametri economici, ben lontani da quelli esclusivamente monetaristi e astratti di Maastricht.

Gli chiediamo ragione della sua vocazione di economista: "Nasce dalla voglia di combattere le diseguaglianze e, tra tutte, la forma di diseguaglianza estrema, la povertà. Ho deciso di occuparmi di economia quando a 9 anni di fronte a casa mia vidi un uomo magrissimo, aveva gli occhi sbarrati e le guance scavate, c'era la carestia e lui cercava del cibo. Morì di fame e nessuno riuscì a spiegarmi come fosse possibile che nello stesso tempo e nello stesso luogo, qualcuno viveva bene e qualcuno moriva di fame. Nel Bengala, il cibo non mancava, mancava semmai un sistema politico capace di riconoscere il diritto di accesso al cibo a chiunque ne avesse bisogno. Alcuni anni dopo capii che quella carestia era determinata dall'inflazione. Morirono tre milioni di persone".

Fondamentale il ruolo della famiglia: "Eravamo benestanti, non ricchi, e il cibo non mancava mai dalla nostra tavola. Mio padre era professore, come mio nonno, mia madre stava a casa. Entrambi erano molto impegnati nel sociale. Se alla nostra porta bussava qualcuno con la mano tesa, per noi era naturale dargli tutto quello che potevamo, una sigaretta, un piatto di riso, qualcosa da bere. I miei genitori mi hanno insegnato a offrire quello che potevo. È così che ho scoperto l'importanza del dare, da quel giorno è diventato il mio dovere".

Un Tributo a Amartya Sen si trova nel sito Calcutta To You, da cui è stata presa questa foto.

Nell'archivio di erewhon si può leggere l'introduzione di Amartya Sen al libro "Laicismo indiano", a cura di Armando Massarenti (Feltrinelli 1998, pp. 5-24).



Per tutto quanto riguarda problemi ambientali e sviluppo sostenibile, rimandiamo al sito del
LabTer di
Educazione Ambientale "Laura Conti"

Nel sito della FAO sezione Sviluppo sostenibile, si trovano diversi speciali - come "Popolazione, povertà e ambiente" o quello sulle donne asiatiche nell'agricoltura - e i profili di 10 Paesi, dal Bangladesh al Vietnam; sono disponibili anche i documenti da scaricare in formato Pdf.



La povertà esiste anche nei Paesi ricchi: Miti e realtà del Welfare è una pagina di un documento più corposo a cura dell'American Psychological Association, che affronta il problema del welfare negli USA sfatandone alcuni preconcetti. Sono pagine di solo testo, in inglese, ma offrono una sintesi interessante.

In ogni suo intervento, in ogni sua intervista (e lo fa anche con noi) ci ricorda il rapporto essenziale che esiste tra il benessere di una popolazione e il suo livello di democrazia. "Le donne e gli uomini del Kerala, il più povero stato indiano, sono meno poveri di molti altri perché nel Kerala c'è un sistema scolastico che funziona. Tutti sanno leggere e per questo sanno interpretare il proprio destino invece di subirlo. Non è stata negata loro la conoscenza e per questo non gli verrà mai vietato l'accesso al territorio della libertà. Allo stesso modo è impressionante notare come i parametri economici globali siano migliorati da quando le donne hanno reclamato e ottenuto la parità di diritti nei confronti dell'uomo. Il femminismo non è stato solo un momento di lotta egualitaria, quindi, ma ha favorito anche un momento reale di sviluppo, ha contribuito cioè ad emanciparci dalla povertà".

Per conoscere la realtà economica dell'India avviata verso il futuro, consigliamo il sito del gruppo Prima, della regione del Kerala, che opera da tempo con le tecnologie più avanzate in 4 settori: cibo e acque minerali; foraggio, estrazione e raffinazione di oli vegetali, produzione energetica.
Favorire lo sviluppo dell'ecomia rurale potenziando le industrie agroalimentari è il progetto alla base dell'attività del gruppo.

Il rapporto diretto tra diritti politici e bisogni economici Sen ce lo racconta con un esempio: "Nei paesi in cui esiste la libertà di espressione, è più facile la lotta contro la carestia. Dirò di più, la carestia non ha mai colpito un paese con una forma democratica di governo e con una stampa relativamente libera. Le carestie si sono verificate nelle antiche monarchie, nelle moderne società autoritarie, all'interno di dittature tecnocratiche, nelle economie coloniali governate da potenze imperialiste, in paesi governati da leader dispotici o da partiti unici intolleranti".

Sulla piaga del lavoro minorile, un reportage fotografico dei primi del secolo, segnalato da Url, e la pagina dell'Unicef dedicata ad Iqbal Masih, segnalata nello speciale Schiavitù di erewhon


Il suo saggio più famoso, ricordiamo, è "Povertà e carestie. Saggio sui diritti e sulle privazioni" (Laterza), apparso per la prima volta nel 1991. Bastano poche parole per capire che Sen non è solo un economista. L'elaborazione del suo pensiero comprende la filosofia, la politica, la morale. Non usa categorie "facili" come il capitalismo o il socialismo. Preferisce parlare di "capacità individuali" e "cooperazione". A un generico concetto di benessere sociale, Sen antepone un well-being, uno "star bene" che incontri i bisogni di ogni singolo individuo. "Le politiche di welfare non devono essere concepite solo in termini di reddito e assistenza, ma piuttosto come stimolo perché la gente si aiuti da sé". In "Uguaglianza, un riesame critico" (Il Mulino, 1997) ha scritto: "Un buon mondo è quello in cui gli sforzi di ciascuno sono indirizzati verso ciò che ha scelto, e non verso ciò che è stato determinato dalla lotteria del destino".

Gli chiediamo cosa ha provato ritirando il premio Nobel: "Ero consapevole del fatto che premiando me veniva dato un riconoscimento ufficiale all'economia dell'assistenza e dello sviluppo. Il denaro non è la principale fonte di ricchezza; i più ricchi sono quelli che vivono più a lungo e nelle migliori condizioni. La maggiore o minore povertà non dipende solo da quanto si guadagna, l'individuo è più ricco quando è più libero, quando cioè può realizzare tutte le sue capacità". Amartya Sen viene definito "l'economista anomalo". Allontana da sé le definizioni, è un uomo schivo, e si vede. Gli raccontiamo di un quotidiano italiano che ha rappresentato le radici del suo pensiero attraverso il disegno di una pianta, l'Albero di Sen. Eccole: la tradizione indù, il pensiero matematico occidentale, la sinistra democratica anglosassone, l'economia sociale teorizzata dalla London School of Economics, la morale ebraico-cristiana, la tradizione scientifica indiana. Sorride e si allontana pensoso. In compagnia del suo albero.


Migliaia e migliaia di anni fa,
il dio Parashurama, sesta incarnazione di Vishnu,
lanciò la sua ascia nell'oceano e il Kerala sorse dalle acque del Mar Arabico. Qui il re delle scimmie Sugriva inviò i suoi emissari in cerca di Sita
e questa fu la meta ambita da Cristoforo Colombo...
Per conoscere questa terra, citata nel Ramayana e nel Mahabharatha, da Plinio e Tolomeo, potete visitare il sito Explore Kerala che, tra le altre informazionei, contiene le sezioni fotografiche
da cui sono tratte queste immagini.

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