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AMICA
n.9 del 23 febbraio2000

Superstizioni, esorcismi e sacrifici rituali

TRADIZIONI E LEGGENDE

Gatti e streghe: leggende della
Val Imagna

Saint-Maurice-sur-Dargoire (Rhône), capitale dei gatti", dove si tiene ogni anno una mostra internazionale

L'alfabetico turistico di Ypres (Belgio): troverete tutto sulla festa dei gatti alla voce "folklore"

Ma il gatto paga cara la sua fama di portafortuna (o portasfortuna). Nella grande opera che raccoglie i miti e i riti popolari di tutto il mondo, Il ramo d'oro, James Frazer elenca i modi di uccidere il gatto dopo la mietitura per assicurare un buon raccolto l'anno successivo. In Danimarca vigeva l'usanza di seppellire i gatti sotto la soglia di casa per assicurarne la solidità. Gatti disseccati sono stati trovati nelle intercapedini di una casa del '600 a Parigi, rue Mouffetard; ma gatti vivi sono stati murati anche sotto la torre di Londra e sotto la Christ Church.
Il gatto è sacrificato ancor oggi nelle cerimonie nuziali in Polonia e Transilvania. Ma il sacrificio rituale dei gatti ha una lunga storia: racconta Frazer che nelle Ardenne il villaggio intero soleva danzare e cantare intorno ai falò accesi la prima domenica di quaresima. L'ultima persona sposata, uomo o donna, doveva accendere il fuoco: "L'uso è ancora comune in quella regione (Frazer scrive all'inizio del '900) e sul fuoco si bruciavano i gatti o si arrostivano vivi tenendoli sopra le fiamme; mentre ardevano, i pastori cacciavano le loro greggi in mezzo al fumo e alle fiamme come mezzo sicuro per preservarle da malattie e incantesimi".
Il rogo dei gatti era rituale a quaresima e nei fuochi di San Giovanni. Nel mercoledì di mezza quaresima, a Metz, dal 1344 (e fino al 1777) si bruciavano ritualmente tredici gatti racchiusi in una gabbia di ferro. A Parigi, per la festa di san Giovanni, due dozzine di gatti erano bruciate ritualmente sulla Place de Grève (quella dove si eseguivano le condanne a morte): poi il popolo raccoglieva la cenere dei gatti e la conservava a casa come portafortuna. Dal 1471 alla cerimonia assistette il re, il primo fu Luigi XI, e nel 1648 il Re Sole, Luigi XIV, incoronato di rose, e recandone in mano un mazzo, accese il falò dei gatti, gli ballò attorno e prese parte anche al banchetto nel municipio.
In Belgio i gatti non li bruciavano, ma li gettavano dalle torri: a Ypres era una festa rituale la Kattestoet con il lancio dei gatti dalla torre di Korte-Meers: l'usanza fu sospesa dai calvinisti nel 1578; fu ripresa quando i controriformisti cattolici di Alessandro Farnese riconquistarono la città (1590). La rivoluzione francese, dopo il 1789, la abolì ancora una volta, ma con la Restaurazione la festa fu reintrodotta nel 1847 (il lancio dei gatti era allora accompagnato da balli di gala). Di nuovo interrotta con le due guerre mondiali, l'usanza è stata ristabilita nel 1947, ma con gatti di stoffa.

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