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AMICA
n.9 del 23 febbraio2000

Una storia in bilico tra sacro e profano

Sul gatto nell'antico Egitto vedi il servizio nell'archivio di erewhon

In Egitto, già dalla XVII dinastia, il gatto fu venerato come animale sacro e identificato con la femminilità: fino a diventare la dea Bastet, sorella/sposa di Ra (il dio del sole).
Narra la leggenda che Ra invitò Thot, il dio scimmia, a cercare Bastet in Nubia dove si nascondeva sotto l'apparenza di una leonessa. Discendendo il Nilo, Bastet si era bagnata nel fiume in una città sacra a Iside, lì si era trasformata in gatta ed era entrata trionfante a Pe Bas (in greco Bubastis, letteralmente città dei gatti).
Per molti secoli, ogni anno, fino a 700.000 persone hanno ripercorso il suo viaggio, racconta Erodoto, sul Nilo fino alla fonte di Bubastis: le donne suonando le nacchere e gli uomini il flauto durante tutta la traversata: quando accostavano un villaggio, "lanciavano frizzi alle donne del paese, altre danzavano e sollevavano le gonne". I pellegrini portavano statuette a forma di gatto e le salme mummificate delle proprie venerate bestiole.
A Bubastis gli scavi hanno portato alla luce un gigantesco cimitero di gatti con 180.000 mummie sepolte secondo un ordine gerarchico: alcuni gatti erano sepolti da soli, avvolti in fasce dipinte che tessevano i loro elogi, altri erano imbalsamati nella tomba della famiglia presso cui avevano vissuto. Chi uccideva un gatto era passibile di pena di morte, come verificò sulla sua pelle un legionario romano che per errore ne uccise uno: una folla si ammassò attorno alla casa del malcapitato; invano il re Tolomeo cercò di trarre in salvo questo rappresentante della temuta potenza romana (come se una folla linciasse oggi in Europa un marine): senza pietà, il legionario fu giustiziato sul posto.
Da allora il nostro micio ha conservato una sua aura aliena, arcana. Così non ha mai smesso di evocare magie, misteri, di incidere sulla fortuna e sulla sfortuna, d'invadere il nostro mondo onirico.
Nel II secolo dopo Cristo, Artemidoro, nel Libro dei sogni (III, 11) scrive: "Il gatto corrisponde (in sogno, ndr) a un adultero, perché è un ladro di uccelli; e gli uccelli siamboleggiano le donne, come si è detto nel libro primo".
Ma anche nel mondo moderno il gatto continua imperterrito a turbare le nostre notti: nel Novissimo libro dei sogni e la moderna cabala del lotto (Omnia 1954) sta scritto che "se ricevi in regalo un gatto sei stato tradito" (mentre "se ricevi in regalo un cane sarai tradito"). Ne "Il vero libro dei sogni", ossia l'eco della fortuna (nuova edizione composta sul sistema rutiliano, Salani 1984) il gatto ha ben 36 voci, cui corrispondono diversi numeri da giocare al lotto a seconda se è innamorato (giocare il 18), se gareggia (4), miagola (72), mangia (12), bordella (63), dorme (14), graffia (29), guarda (52), se è caduto (77), se è soriano, mammone, amoroso, ammalato, cotto, ucciso, castrato, nero, bianco, rosso, arrabbiato, ladro, sui tetti, morto, con topo, con gatte, se è un gattino che poppa, gioca, miagola, muore...

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