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Chi
è per lei Giordano Bruno?
Potrei rispondere che è un mago, nel senso che Bruno stesso, citando Aristotele,
dà a questo termine, e cioè semplicemente "sapiente". E' un sapiente rinascimentale,
come lo poteva intendere la cultura del rinascimento, che includeva ovviamente
anche la poesia. Forse questa è la più esatta definizione sintetica che
si possa dare di Giordano Bruno. La fine che la Santa Chiesa e la Santa
Inquisizione gli hanno fatto fare è però una fine da strega. Anche questo
aspetto da un'idea della complessità della sua figura.
Come
vede, da filosofo, quegli scienziati che in fisica e in cosmologia trovano
degli spunti in Giordano Bruno?
Se scartiamo le letture di tipo positivistico, direi innanzitutto che
Giordano Bruno mostra un punto di vista decisamente non scientifico, almeno
nel senso in cui oggi intendiamo il termine. E direi neanche prescientifico.
Bruno non si interessa assolutamente di quella che sarà la cosiddetta
nuova scienza, Galilei, Descartes, ecc., e d'altra parte non poteva conoscerli.
Il suo punto di vista è completamente diverso, è quello di un cosmo immenso,
infinito, tutto animato, nel quale quindi abita anche la magia, l'alchimia,
e tutte quelle (allora) scienze che si collegavano ad una natura considerata
animata. Non è neppure un copernicano: rimprovera a Copernico l'idea della
centralità del Sole. Per Bruno nell'infinito non c'è né centro né circonferenza.
Da
dove arriva la sua passione per Giordano Bruno? Che cosa l'ha messo "sulla
pista"?
Si tratta di una figura quanto mai suggestiva, non solo per il suo pensiero,
ma anche per la sua biografia, per la sua figura in carne e ossa. E' veramente
un simbolo, ed è il simbolo di colui che vuole pensare seguendo i propri
principi e non principi imposti dall'alto, che vengano dalla chiesa, da
Aristotele o da qualsiasi altra istanza.
Moltissimi hanno voluto accaparrarsi il suo pensiero, dagli anarchici
ai panteisti, e direi che fino a un certo punto questa operazione è legittima,
perché la morte di Bruno ha proiettato su tutto il resto della sua vita
qualche cosa che ha trasformato la sua vita stessa.
Molte volte
nelle sue opere ritorna a dare un ritratto di se stesso in cui campeggia
la morte. Quindi anche lui si poneva il problema del significato che la
sua morte poteva avere per il suo pensiero. Pasolini, parlando dell'Edipo,
disse che la morte costituisce un montaggio, un linguaggio tecnico, filmico,
intendendo con questo che la morte dà una sintesi di una vicenda e di
una persona che trascura molti aspetti, ma mette anche in luce cose che
altrimenti non si erano notate. In Bruno questa considerazione è particolarmente
eclatante: il rogo di Bruno proietta su tutta la sua vicenda qualche cosa
che nessuno avrebbe immaginato con lui in vita.
Chiunque abbia a cuore la libertà di pensiero, la possibilità di esprimere
le proprie idee, di atteggiarsi in una certa maniera, di agire nel mondo,
può ricollegarsi a questa figura, che diviene così un simbolo. La cosa
interessante, l'errore più grande che ha fatto la santa inquisizione,
è proprio che con il rogo di Bruno ha verificato le sue teorie magiche.
In Bruno uno degli aspetti fondamentali è l'efficacia dell'imago, dell'immagine.
L'immagine magica è qualche cosa che opera con efficacia se usata in una
certa maniera. La Santa Inquisizione ha imposto al mondo e alla memoria
degli uomini questa immagine della figura bruciata che si è impressa nella
memoria universale, e così in un certo senso ha reso vera la teoria magica
di Bruno. E' stato uno scacco tremendo per la chiesa cattolica e per l'inquisizione.
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