Opinioni su Giordano Bruno

Intervista a Luciano Parinetto

Luciano Parinetto è professore di Filosofia Morale alla Statale di Milano. Ha pubblicato, per Rusconi, un libro dal titolo Processo e morte di Giordano Bruno. Oltre a un ampio saggio introduttivo, il volume contiene una raccolta di documenti del processo veneziano, il sommario del processo romano e i documenti che riguardano la fine sul rogo di Giordano Bruno.

 

Chi è per lei Giordano Bruno?
Potrei rispondere che è un mago, nel senso che Bruno stesso, citando Aristotele, dà a questo termine, e cioè semplicemente "sapiente". E' un sapiente rinascimentale, come lo poteva intendere la cultura del rinascimento, che includeva ovviamente anche la poesia. Forse questa è la più esatta definizione sintetica che si possa dare di Giordano Bruno. La fine che la Santa Chiesa e la Santa Inquisizione gli hanno fatto fare è però una fine da strega. Anche questo aspetto da un'idea della complessità della sua figura.

Come vede, da filosofo, quegli scienziati che in fisica e in cosmologia trovano degli spunti in Giordano Bruno?
Se scartiamo le letture di tipo positivistico, direi innanzitutto che Giordano Bruno mostra un punto di vista decisamente non scientifico, almeno nel senso in cui oggi intendiamo il termine. E direi neanche prescientifico. Bruno non si interessa assolutamente di quella che sarà la cosiddetta nuova scienza, Galilei, Descartes, ecc., e d'altra parte non poteva conoscerli. Il suo punto di vista è completamente diverso, è quello di un cosmo immenso, infinito, tutto animato, nel quale quindi abita anche la magia, l'alchimia, e tutte quelle (allora) scienze che si collegavano ad una natura considerata animata. Non è neppure un copernicano: rimprovera a Copernico l'idea della centralità del Sole. Per Bruno nell'infinito non c'è né centro né circonferenza.

Da dove arriva la sua passione per Giordano Bruno? Che cosa l'ha messo "sulla pista"?
Si tratta di una figura quanto mai suggestiva, non solo per il suo pensiero, ma anche per la sua biografia, per la sua figura in carne e ossa. E' veramente un simbolo, ed è il simbolo di colui che vuole pensare seguendo i propri principi e non principi imposti dall'alto, che vengano dalla chiesa, da Aristotele o da qualsiasi altra istanza.
Moltissimi hanno voluto accaparrarsi il suo pensiero, dagli anarchici ai panteisti, e direi che fino a un certo punto questa operazione è legittima, perché la morte di Bruno ha proiettato su tutto il resto della sua vita qualche cosa che ha trasformato la sua vita stessa.
Molte volte nelle sue opere ritorna a dare un ritratto di se stesso in cui campeggia la morte. Quindi anche lui si poneva il problema del significato che la sua morte poteva avere per il suo pensiero. Pasolini, parlando dell'Edipo, disse che la morte costituisce un montaggio, un linguaggio tecnico, filmico, intendendo con questo che la morte dà una sintesi di una vicenda e di una persona che trascura molti aspetti, ma mette anche in luce cose che altrimenti non si erano notate. In Bruno questa considerazione è particolarmente eclatante: il rogo di Bruno proietta su tutta la sua vicenda qualche cosa che nessuno avrebbe immaginato con lui in vita.
Chiunque abbia a cuore la libertà di pensiero, la possibilità di esprimere le proprie idee, di atteggiarsi in una certa maniera, di agire nel mondo, può ricollegarsi a questa figura, che diviene così un simbolo. La cosa interessante, l'errore più grande che ha fatto la santa inquisizione, è proprio che con il rogo di Bruno ha verificato le sue teorie magiche. In Bruno uno degli aspetti fondamentali è l'efficacia dell'imago, dell'immagine. L'immagine magica è qualche cosa che opera con efficacia se usata in una certa maniera. La Santa Inquisizione ha imposto al mondo e alla memoria degli uomini questa immagine della figura bruciata che si è impressa nella memoria universale, e così in un certo senso ha reso vera la teoria magica di Bruno. E' stato uno scacco tremendo per la chiesa cattolica e per l'inquisizione
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