Opinioni su Giordano Bruno

Intervista a Sandro Mancini

Sandro Mancini è Professore di Filosofia Morale all'Università di Palermo. Ha in preparazione, per i tipi di Mimesis, un libro dal titolo "La sfera infinita: identità e differenza nel pensiero di Giordano Bruno".

 

Professor Mancini, chi è per lei Giordano Bruno?
Centralità della vita e la correlazione universale, il relazionismo. Il rinascimento è una mia vecchia passione: in particolare mi sono occupato di Montaigne, su cui ho scritto un libro, e adesso di Giordano Bruno, su cui sto terminando un libro proprio in questi giorni. Sono figure diverse e anche molto simili: avevano a Parigi gli stessi interlocutori politici; Montaigne muore nel 1592 e nello stesso anno Bruno viene arrestato, e quindi muore al mondo (morirà fisicamente 8 anni dopo, nel 1600, al termine del processo). Tutti e due hanno poi capito che le tesi di Copernico non sono solo un'ipotesi matematica per spiegare certe cose, ma portano a una nuova concezione. Una concezione che non consiste solo nel sostituire un centro a un altro, il Sole alla Terra, ma implica il passaggio da un pensiero con un centro a un pensiero senza centro. Questa è la prospettiva aperta da Montaigne e da Bruno.
E' un pensiero che un secolo dopo Pascal accoglierà, ma con sgomento, e che invece inebria quel cantore dell'immenso che è Giordano Bruno.

C'è una parola che ricorre fra chi studia Giordano Bruno: enigmaticità.
Chi ha letto l'Opera al nero della Yourcenar, di cui è protagonista, può capire la caoticità di quest'epoca, che si coagula nella caoticità di persone che si affastellano tumultuosamente tra prospettive antiche e moderne, un'epoca in cui il nuovo e il vecchio cozzano uno con l'altro. Nella persona di Giordano Bruno questo urto è particolarmente veemente, me egli ingegna di tradurlo in filosofia, nel pensiero della coincidentia oppositorum, che è poi il suo registro.
Io credo che Bruno consapevolmente porti avanti due strategie complementari e opposte: una che punta all'identità, il pensiero dell'uno, e una a quello delle differenze. Pensare i differenti e pensare l'unità con due filosofie che poi comunicano: questa è sostanzialmente la chiave della sua enigmaticità.
Poi c'è l'enigmaticità di un individuo che anticipa per molti aspetti il pensiero contemporaneo e per altri aspetti è invece completamente immerso in un mondo ancora classico: è un mago, è un astrologo. Anche questa è una coincidentia oppositorum: Bruno è insieme molto arcaico e molto moderno.

"Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s'annichila; è un solo che non può mutarsi, uno solo è eterno, e può perseverare eternamente uno, simile e medesmo"

Alternando in questa serie di interviste scienziati e filosofi, ci sono alcuni temi che necessariamente passano dagli uni agli altri. Per esempio il tema del tempo…
Bisogna premettere che Bruno parla sempre da filosofo, perché l'idea che abbiamo noi di scienza nasce pochissimo dopo, con Galileo, con Cartesio. Si ricordi che Bruno concorre a quella cattedra di matematica a Padova che gli viene negata per essere poi coperta pochi anni dopo da Galileo. La rivoluzione scientifica sta arrivando, ma Bruno, come Campanella, è al di qua: non lo si può inserire nella prospettiva del pensiero scientifico moderno. Ciò premesso, Bruno porta il pensiero dell'onnicentrismo, cioè di un universo infinito dove ogni punto è insieme centro e circonferenza di una sfera infinita, e quindi dove non esiste centro e non esiste periferia. Questo relativizza tutte le dimensioni: significa che l'universo è privo di tempo perché ha una durata perenne, ma all'interno dell'universo ogni corpo - e tutti gli astri, che per Bruno sono dei grandi corpi, dei grandi animali - ha un proprio tempo, ma un tempo relativo al singolo corpo che è insieme centro e periferia, cioè insieme assoluto, eterno e al tempo stesso relativo.
Bruno è il pensatore per il quale solo l'uno è, e nello stesso tempo è il pensatore della metamorfosi universale delle forme, per cui tutto si trasforma in tutto in un perenne fluire. Il motto di Bruno era In tristitia ilaris, in ilaritate tristis, allegro nelle cose tristi e triste nelle cose allegre: fu un pensatore che amava rovesciare le antitesi una nell'altra, proprio perché aveva capito questo pensiero dell'infinito.

Torna all'indice