Opinioni su Giordano Bruno

Intervista a Jean-Marc Lévy-Leblond

Alla domanda "chi è per lei Giordano Bruno" risponde per primo Jean-Marc Lévy-Leblond, fisico matematico dell'università di Nizza e "critico scientifico" (così come esistono critici letterari), autore tra l'altro di Aux Contraires - L'exercice de la pensée et la pratique de la science (Gallimard, Parigi, 1996), La pietra di paragone (Cuen, Napoli, 1998), e curatore della prima traduzione francese del Dialogo di Galileo (Seuil, Parigi 1992).

Di piacere al volgo non mi proposi mai,
perchè quello che a lui piace io non so;
quello che io so, il volgo è ben lungi dall'approvare.

Non sono un esperto di Giordano Bruno e l'ho scoperto piuttosto tardi, confesso: quello che mi ha colpito innanzitutto è che è un malmostoso. Mai contento, sempre arrabbiato, litiga con tutti e questo me l'ha reso subito simpatico. Lo so, si è scritto che è stato un precursore della relatività: a me sembra vero e falso.
A lungo, è stato considerato un pensatore medievale attardo, poi è venuto un periodo in cui lo si è considerato come un precursore di Galileo e perfino di Einstein. Vero e falso: è il solito problema posto dai precursori e da una lettura retroattiva della storia la quale mi pare sempre piuttosto problematica.
E' esatto che cercando in alcuni testi, e in particolare nella Cena delle ceneri, si trovano passi dove Giordano Bruno si pone sul movimento relativo domande che prefigurano quelle che si ritroveranno decenni dopo in Galileo. Ma non hanno affatto lo stesso significato. Bruno, contrariamente a Galileo, non è un fisico: è un metafisico, o un cosmologo se vogliamo. E perfino quando certe sue idee sono poi riprese o amplificate da Galileo, sarebbe un abuso trasformarlo in un fisico ante literam o in un annunciatore della meccanica.

Eppure sono idee familiari per la fisica odierna: universo infinito, mondi multipli, vita cosmica.
Proprio così, ed è qui il grande paradosso di Giordano Bruno. E' un precursore non tanto dei suoi immediati successori come Galileo quanto della modernità. Per certi versi, è più moderno di Galileo, prima di tutto sull'argomento del cosmo infinito, un punto sul quale Galileo rimane invece molto cauto. Poi sulla pluralità dei mondi e sulla vita generalizzata, cosmica, che riempirebbe l'intero universo. La sua visione del mondo - è preferibile chiamarla così piuttosto che "teoria fisica" - è del tutto moderna.

Si capisce facilmente che un fisico teorico si interessi a Galileo, stupisce di più che legga Giordano Bruno.
Deve essere per il fatto che non sono unicamente un fisico! Se fossi unicamente un fisico, non potrei fare a meno di interessarmi a Galileo - con vera passione - e mi basterebbe. E' difficilissimo leggere Bruno, da fisico, mentre quando leggo Galileo mi sento "fra colleghi", lo riconosco: scrive "come uno di noi". Con Bruno la distanza è grande. Ovviamente, non pretendo di capire tutto - ci vorrebbero riferimenti culturali e una conoscenza del contesto storico ben più vasta della mia.
Quindi l'interesse e addirittura il fascino - piuttosto recente, lo ripeto - che G. Bruno esercita su di me, vengono appunto dalla sua esteriorità rispetto alla scienza propriamente detta, dal paradosso di cui parlavo prima e che riformulerei così: nonostante non fosse ancora uno scienziato, né un fisico, e avesse ereditato modi di pensare arcaici, medievali, legati a concezioni ermetiche, e forse per queste stesse ragioni, Bruno ci appare estremamente moderno. Ci dimostra che non possiamo avere una visione lineare della storia ed è questo ad appassionarmi. Elementi che in un periodo dato possono essere giudicati arcaici e superati diventano di converso quelli che si rivelano più moderni e anticipatori.

Scusi se ci impicciamo dei fatti suoi, ma cosa fa il 17 febbraio?
Sarò a Campo dei Fiori, a Roma.

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