Krystian Woznicki - Azuma Hiroki
Giappone anni 90: Il cinema di Anno Hideaki

Il sito di Rei

Rei è una studentessa universitaria del Mit, che ha realizzato un ampio sito dedicato all'argomento. Potete trovarvi, in inglese, una raccolta di saggi sulle ambientazioni degli Anima, sugli stereotipi culturali presenti nelle vicende, sulle caratteristiche psicologiche di molti famosi personaggi. Interessante l'analisi di genere sui personaggi femminili dei Manga, che ripropongono il ruolo della donna nella società giapponese. Un ampio excursus sul rapporto tra i sessi nella società nipponica anche a livello storico, e della sua evoluzione, ritorna poi ai personaggi di Anime e Manga, evidenziando tendenze e atteggiamenti molto differenti da una serie all'altra.
Ancora una volta è una lettura che rimanda alla complessità di questo mondo immaginario, che noi, in Italia, tendiamo a semplificare e ad appiattire, non avendo in genere adeguati strumenti di comprensione.

Krystian Woznicki
Anno ha cambiato la storia originale di Evangelion quando ha visto il telegiornale che parlava della polizia che assediava il nascondiglio di Aum [setta di fanatici religiosi giapponesi che nel 1997 ha compiuto diversi attentati nella metropolitana di Tokyo. Dopo una caccia al centro dell’attenzione dei media, i principali componenti di Aum vengono incarcerati, ndr]. Lo ha fatto perché gli sembrava troppo vicino alla realtà?

Azuma Hiroki
Sì, proprio così.

KW
Ma perché l’ha fatto? Il problema era proprio che Evangelion risultava molto simile al caso Aum?

AH
Anno pensava che la sceneggiatura originale non fosse adatta alla televisione.

KW
Temeva la censura, quindi.

AH
Un certo tipo di censura. Ma è una cosa tipica dell’anime. I cartoni animati per la tv hanno un pubblico di ragazzi sotto i 15-16 anni. E a parte questo credo che Anno pensasse che quel tipo di rassomiglianza alla realtà avrebbe ridotto il potenziale immaginifico di Evangelion. Era sconvolgente quanto la sceneggiatura originale fosse vicina alle motivazioni politiche del gruppo di Aum, soprattutto il fatto che si trattasse di una lotta contro un nemico che non si sapeva nemmeno esattamente chi fosse. Per esempio gli angeli di Evagelion si trasformano in piramidi, in ombre. Ho chiesto ad Anno di questi personaggi tanto astratti, gli angeli. Lui mi ha detto che riflettono ciò che prova la sua generazione. Per la sua generazione il nemico non è politico. E non è nemmeno definito. Gli ho detto che quell’idea era molto vicina all’idea di Aum e lui era d’accordo. Ma è troppo semplicistico arrivare alla conclusione che Anno stesse dalla parte di Aum, che enfatizzava la chiusura e l’esclusività del suo gruppo. Avevano perso ogni contatto con la realtà. Secondo Anno questa cosa è molto simile a ciò che succede ai fan dell’anime. In effetti Evangelion critica i fan dell’anime e la loro cultura.

KW
Pensi che gli ammiccamenti di Evangelion al caso Aum fossero essenziali al suo significato culturale?

AH
Non so se conosci una storia che riguarda Oe Kenzaburo. Si dice che rimase molto sorpreso quando la Nihon Seki Gun (l’Armata Rossa Giapponese) prese Assama Sanso Jiken: nel 1972 la NSG era di stanza dalle parti del monte Asama. Combattevano con l’esercito e la polizia giapponese. La vicenda era molto simile a quella del romanzo Kozui wa waga tamashii ni oyobi che Oe Kenzaburo scrisse e cercò di pubblicare all’epoca dei fatti. In ogni caso Oe dovette cambiare la trama del romanzo perché era troppo vicina alla realtà. Non so se si possano fare dei paragoni tra Anno e Oe, ma mi sembra indubbio che Anno sia uno dei più intelligenti narratori della cultura giapponese degli anni Novanta.

KW
La stessa cosa è successa anche per diversi film recenti, per esempio Rubber’s Lover di Fukui Shojin, che è stato girato nel 1992 ma è stato distribuito poco dopo la vicenda di Aum. Temendo di provocare qualche lettura tendenziosa, Fukui ha cambiato alcune scene, perché temeva che venissero interpretate come una dichiarazione di simpatia nei confronti di Aum. Rubber’s Lover, per molti versi, era permeato di un’ambigua critica ad Aum, al suo concetto di identità, a quello di un’illuminazione conseguita attraverso l’isolamento, eccetera. Angel Dust, che è stato realizzato almeno due anni prima, descrive alcuni elementi che divennero dominanti nel fenomeno Aum: ancora l’isolamento, il lavaggio del cervello, l’estorsione. Ma per quanto riguarda la distribuzione quello che è successo a Evangelion è assolutamente unico, e parzialmente comparabile alla vicenda del romanzo di Oe: è stato trasmesso dalla tv alla 18.30 su un canale a grandissima diffusione, è stato visto da milioni di persone, mentre i film di cui abbiamo parlato hanno avuto un pubblico decisamente più limitato. A proposito: quanto era conosciuto all’epoca Oe in Giappone?

AH
Più di quanto lo sia oggi, credo. La vicinanza al caso Aum non è certo un’esclusiva di Evangelion. Il fatto è che il film di Anno è una critica intrinseca ad Aum. La carriera di Anno è terribilmente vicina a quella di Aum. L’affare Aum ha fatto presa proprio sull’aspetto otaku del carattere nipponico.

KW
I cineasti che abbiamo citato, da questo punto di vista, non sono assolutamente comparabili con Anno. Anche se il cinema indipendente condivide e spesso sfrutta alcuni aspetti della cultura otaku, non si può certo dire che ne sia l’espressione principale.

IAC
it.arti.cartoniè l'indirizzo di un gruppo di discussione su Anime e Manga, non moderato, in lingua italiana. E' stato un po' l'inizio della diffusione in Italia della cultura del cinema di animazione giapponese.


©nippon sunrise

Una rassegna stampa, parziale ma indicativa
E' il sito di un appassionato di Manga e Anime, Vincenzo De Leo, che presenta i suoi personaggi preferiti e alcune riflessioni su temi legati alla produzione giapponese. La pagina cui vi rimandiamo è una breve ma significativa rassegna stampa, dal 1979 al 1992, di articoli comparsi su quotidiani e riviste, articoli che per lo più condannano la diffusione di questi prodotti sulle televisioni italiane.

AH
Il problema degli otaku è proprio che non sono affatto underground: si tratta di un fenomeno di enorme presa popolare, e al tempo stesso costituiscono un gruppo molto chiuso, antisociale e isolato. Sono moltissimi…

KW
…e sono soli ma non solitari, per così dire… (ride)

AH
È un fenomeno tipico della scena culturale giapponese degli anni Ottanta: il fatto che gli otaku si siano moltiplicati esponenzialmente non significa affatto che socializzino e si aprano. Anno è decisamente cosciente di questa loro chiusura. In un’intervista diceva che quando ha iniziato a lavorare a Evangelion voleva allargare il numero degli otaku. Era una specie di progetto di otakuzazione, per infrangere la loro chiusura. Ma verso la fine del progetto, dovette cambiare idea. Il cambiamento che era intervenuto in meno di sei mesi è di grande importanza per la cultura giapponese, perché dimostra come la tendenza tipica a rinchiudersi dentro un terreno culturale chiuso e specializzato vada necessariamente incontro al fallimento. La serie di Evangelion può essere divisa in due parti. La prima è un ottimo anime di fantascienza. I personaggi sono felici e comunicativi, tipici personaggi della fantascienza anime come Asuka. Rei naturalmente è un’eccezione. La prima parte sembra volgersi verso un lieto fine, che naturalmente è quello che tutti i fan dell’anime si aspettano. Quando guardano questi film si identificano con i personaggi. Vogliono essere Shinji o Asuka. Ma la seconda parte abbandona questo schema classico. Le recensioni e le lettere che i fan dell’anime hanno mandato alle riviste specializzate mostrano la loro delusione davanti agli ultimi episodi, dove non c’è nessuna speranza di un lieto fine e nemmeno la possibilità di identificarsi con i personaggi. Il mistero del mondo di Evangelion diviene sempre più critico e complesso. E questo non è evidentemente normale, nel mondo degli anime.
Poi c’è l’aspetto visivo da tenere in considerazione. La velocità del montaggio, verso la fine della serie, aumenta sempre più. Quando chiesi ad Anno quali erano state le sue influenze, non mi parlò della Nouvelle Vague, anche se io mi aspettavo che citasse Godard. Fece però il nome di Okamoto Kihachi, un filmmaker della Nuovelle Vague giapponese che aveva preso moltissimo da Godard.

KW
Nei film di Okamoto cosa c’era del cinema di Godard?

AH
L’ho chiesto a un critico cinematografico che è tra l’altro un grande fan di Evangelion. Mi ha detto che il montaggio di Godard è molto più veloce di quello di Okamoto: in questo senso Anno è più vicino al regista svizzero. All’inizio il montaggio non è riconoscibile in quanto tale, il che rispetta in pieno le aspettative dei fan dell’anime, che preferiscono una struttura narrativa lineare. Nel diciannovesimo episodio Evangelion dà un pugno a un nemico, il Black Evangelion. Quella scena è terribilmente violenta e brutale. Un’immagine di tale crudeltà è inaccettabile per un fan dell’anime.

KW
Ci sono state controversie su quella scena?

AH
Anno non me ne ha mai parlato chiaramente. Ha detto solo che i produttori e gli inserzionisti pubblicitari hanno protestato… non lo so… sembrerebbe una questione delicata. La seconda metà di Evangelion si allontana dall’anime tradizionale sia per la narrazione sia per l’aspetto visivo. In questo senso Evangelion è anche una critica dei cartoni animati televisivi classici.

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