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Krystian
Woznicki - Azuma Hiroki |
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Prima
dell’avvento di Anno Hideaki, sono stati tre i grandi registi dell’anime
(cinema d’animazione giapponese, per chi non lo sapesse): Hayao Miyazaki,
Katsuhiro Otomo e Mamoru Oshii. Questi tre registi (ma soprattutto Miyazaki
e Oshii) sembrano essersi affrancati dal tipico immaginario anime (i robot,
quelli che in gergo anime vengono definiti mechas, e le pretty girls)
per elevare il proprio lavoro a un diverso livello artistico-culturale.
Otomo Katsuhiro era in origine un autore di fumetti. Il diffuso apprezzamento per i suoi manga gli permise di produrre nel 1986 il film Akira, un caso decisamente particolare nel contesto dei manga degli anni Ottanta. Akira è infatti un film d’animazione, ma non un anime propriamente detto. La serie televisiva di Oshij Mamorou Urusei-yatsura (1981-1988) era caratterizzata dal riferimento agli aspetti più cult della cultura otaku (assurde trame di fantascienza, pretty girls, mechas dal design originale, personaggi presi dalla cultura folkloristica giapponese) e dall’evidente influenza che sul regista esercitava il teatro giapponese underground degli anni Settanta (quello di Shuji Terayama, per esempio). Oshij sperimentò l’uso di immagini astratte, di un montaggio serratissimo, di conversazioni filosofiche associate a movimenti esasperati dei personaggi, e con queste nuove tecniche decostruì le strutture dell’anime classico. Si potrebbe dire che nei primi anni Ottanta la sua posizione nei confronti dell’anime fu ambigua: era al contempo il regista più apprezzato dagli otaku e il più severo critico della loro cultura. Urusei-yatsura II: A Beautiful Dreamer (1984) è un lungometraggio metatestuale, nel quale la doppia strategia di Oshii fu applicata con grande successo. Dopo avere terminato la serie televisiva, iniziò a produrre film sperimentali di animazione e film di fantascienza non animati. Tornò a dirigere degli anime nel 1986 con l’intenzione di portare alle estrema conseguenze il suo lavoro sulle strutture del genere: Patlabor II: The Movie (1993) e Ghost in the Shell (1996) furono i risultati di questo nuovo impegno. Considerando
la situazione dell’anime nei tardi anni Ottanta (quando, soprattutto dopo
l’avvento degli OAV - Original Animation Videos, i registi si diedero
alla realizzazione di anime sempre più diretti a un pubblico limitato
e fanzinizzato, senza più cercare il consenso di un pubblico più vasto)
il cambiamento di rotta di Miyazaki e Oshii - che si manifestò anche in
una sorta di odio nei confronti degli otaku - pare decisamente giustificato.
È anche vero però che il loro lavoro, rispetto a quello svolto nei primi
anni Ottanta, perse mordente. Evangelion
di Anno Hideaki presenta due aspetti cruciali in questo contesto. In primo
luogo presenta non solo mechas e pretty girl, ma anche tutta una serie
di figure care al pubblico degli otaku. Anno ha preso a prestito e a volte
ha parodiato un numero pressoché infinito di immagini dagli anime anni
Settanta e Ottanta, dai film di fantascienza, dai fumetti: l’uniforme
del padre della protagonista, per esempio, è un’evidente parodia dei costumi
di Space Battleship Yamato (1974). La Gainax (che in precedenza
si chiamava Daicon Film) ha iniziato la propria attività producendo parodie
di film anime con un approccio tipicamente postmoderno. |