Jean Claude Carrière
Cinema 900

Intervista a cura di Philippe Nourrys

 

CARRIERE SCENEGGIATORE

Per una presentazione e una filmografia, rimandiamo al sito in italiano del Premio Sergio Amidei per la migliore sceneggiatura che, nel luglio 1999, alla sua 18° edizione, ha dedicato un omaggio a Carrière con la proiezione di quattro film

CARRIERE SCRITTORE

bibliografia delle opere, comprese quelle firmate con lo pseudonimo collettivo Benoît Becker, in In un sito francese dedicato allla fantascienza

Il guanto è stato lanciato… cosa ne pensi di una serie di regole accettabili per entrambe le parti?

Ci sono centinaia di trucchetti che proteggono il mercato interno degli Stati Uniti. È superprotetto, mentre in Francia – e in generale in Europa – non esistono limitazioni all’importazione di film americani. Per lo meno da parte nostra – per quanto riguarda le sale cinematografiche – non c’è nessuna guerra commerciale. Quando alle riunioni del GATT si parla di "eccezione culturale", la cosa non riguarda solo la televisione. Il sistema per quote è tutt’altro che soddisfacente. Ma con il moltiplicarsi dei canali privati e il fatto che mettano in onda serie televisive acquistate per quattro soldi negli Stati Uniti anziché incorrere nei proibitivi costi di produzione in patria, il conflitto è giunto al punto di ebollizione.
L’Italia, che non ha mai visto l’arrivo del "cavallo di Troia", ha per il momento assassinato la propria industria cinematografica. Anche la Germania ha dovuto soffrire di un rapporto negativo tra cinema e televisione. La sua politica malthusiana – come quella della Danimarca – diceva qualcosa del tipo: riserviamo le nostre risorse produttive a pochi film di elevata qualità.
Con alle spalle la propria grande tradizione, la Francia è riuscita a non rinunciare a una gran parte dei propri stilemi produttivi. Siamo riusciti a sopravvivere e a volte a vincere la battaglia, perché possiamo produrre allo stesso tempo il Cyrano de Bergerac di Jean-Paul Rappeneau, I visitatori di Jean-Marie Poiré e La Belle noiseuse di Jacques Rivette. Ma altri paesi, come la Grecia e il Portogallo per citare solo quelli più vicini, non hanno semplicemente i mezzi per fare qualcosa del genere. Sono lì lì per perdere ogni possibilità di raccontare le proprie storie e sono già oggi immersi in un paesaggio al 90% americano, che non ha nulla a che fare con il loro.

Ma il vero problema è culturale?

Sì, ed è anche più serio di quanto non sembri a prima vista. Un’immagine non è mai innocente. È il veicolo di un mondo che spazia dalla consunzione materiale all’intelletto. Io credo che una nazione incapace di riconoscersi nella fiction che nel XXI secolo le verrà offerta, scomparirà da un punto di vista culturale.
Per quanto riguarda i produttori americani di questo cinema "globale" che vorrebbero imporre a tutto il mondo, anche loro avranno un prezzo da pagare. Tutto ciò che vedono è la loro produzione. Come reagiremmo noi se tutto ciò che potessimo vedere fossero film francesi?

Sul cinema americano

Un articolo ancora attuale, comparso su WIRED del novembre 1997, su come le nuove tecnologie stanno trasformando tutti gli aspetti della produzione cinematografica americana: Hollywood 2.0

Oliver Stone e il ruolo della paranoia politica nel cinema popolare, a partire da alcune considerazioni sul film JFK.

Queste e altre segnalazioni di cinema nella
sezione Spettacolo
di Url,
dove troverete anche riferimenti al cinema cinese, sudafricano, palestinese, coreano, cambogiano...

 


Torna all'indice