| Paradiso
2.0 Una storia dello spazio da Dante a Internet di Fabio Paracchini |
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Tutto questo ci dovrebbe indurre a sospettare che a) noi gente di fine millennio abbiamo qualche piccolo problema con i nostri corpi (ma di questo ce neravamo già accorti da qualche decennio) b) nellidea di "spazio virtuale", "spazio elettronico", "spazio dellinformazione" o comunque lo si voglia chiamare è inscritta una sorta di nuova concezione (o forse addirittura una teoria) di spazio spirituale. Insomma: sui nostri computer, sullo schermo dei televisori collegati alle PlayStation, nei videogiochi dei bar di periferia, nei terminali delle biblioteche informatizzate sta iniziando a girare un nuovo virus, scritto in un codice ancora parzialmente oscuro, che potremmo chiamare Paradiso 2.0. Margaret Wertheim, autrice in passato di I pantaloni di Pitagora, una storia delle relazioni tra fisica, religione e donne nella cultura occidentale, si occupa proprio di queste faccende in un magnifico libro naturalmente inedito in Italia, The Pearly Gates of Cyberspace (Norton, New York, 1999), dove si parte dalle raffigurazioni medioevali dello spazio (e dello spazio spirituale in particolare, paradisi, purgatori, inferni e cose così) per poi passeggiare attraverso linvenzione della prospettiva e la scoperta degli spazi celesti, le modellizzazioni positiviste e la rivoluzione relativistica, fino alle idee topologiche della fisica più contemporanea e alla nozione di iperspazio. È supportata da questo excursus che la Wertheim tira la propria bordata: il ciberspazio sta tornando a una posizione molto simile a quella medioveale. "Ancora una volta abbiamo oggi uno spazio fisico per il corpo e uno spazio immateriale che nelle speranze di molti sarà un nuovo spazio per lanima." E allora ecco le ciberutopie, i ciberparadisi e i ciberinferni, tutti dispersi tra Doom e le Malebolge, tra Neuromante e il libro dellApocalisse, tra la basilica dAssisi e AlphaWorld, dove la differenza sta in un unico importantissimo particolare: i paradisi e gli inferni della tradizione religiosa vengono promessi (o minacciati) in base alladerenza del proprio comportamento a un corpus di regole; i paradisi e gli inferni dello spazio cibernetico possono essere accessibili a tutti, in qualsiasi momento e soprattutto permettono a noi poveri iperpellegrini di fine novecento di impostare come meglio crediamo il pannello di controllo del nostro software Paradiso 2.0: un quarto d'ora allinferno (o unintera stagione, avrebbe preferito Rimbaud)? Un click e ci siete. Stanchi di forconi e temperature da nuclear meltdown? CTRL-P e vi trovate immediatamente oltre le porte del paradiso, senza nemmeno dover rubare le chiavi di tasca a san Pietro. |