Paradiso 2.0
Una storia dello spazio da Dante a Internet
di Fabio Paracchini
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Videointervista Wertheim (RA)

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Bio Wertheim

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  • Il pioniere della cibernetica Marvin Minsky sostiene che lo scopo dell’informatica dovrebbe essere quello di liberarci una volta per tutte dalla "massa sanguinolenta della materia organica".
  • La mente pensante di Wired Kevin Kelly ha dichiarato nel 1995 di avere "sperimentato la trasmissione dell’anima attraverso il silicio", avvisando che "resterete sorpresi davanti alla quantità di dati-anima che avremo in questo nuovo spazio".
  • Il filosofo del ciberspazio Michael Helm ritiene che "il fascino che i computer esercitano su di noi è più spirituale che utilitaristico" e che "in questa storia d’amore con le macchine stiamo cercando una casa per la mente e per il cuore".
  • Michael Benedikt (il curatore di Cyberspace: First Steps) sostiene che la Nuova Gerusalemme potrebbe "giungere all’esistenza solo come realtà virtuale" e che "l’immagine del paradiso è di fatto una visione religiosa del ciberspazio".
  • Mark Pesce (creatore insieme a Jaron Lanier dell’idea stessa di realtà virtuale) descrive la RV come "uno stato di santità che ci ricorda come di fatto siamo tutti angeli".
  • Nicole Stenger, animatrice di RV per lo Human Interface Technology Laboratory dell’università di Washington, la mette in questi termini: "dall’altra parte dei nostri data-glove noi diventiamo creature di luce colorata, pulsanti di particelle dorate… Diverremo tutti angeli e per l’eternità!".
  • Hans Moravec, esperto di robotica alla Carnegie Mellon, pensa a un’immortalità dell’anima tramite il riversamento dei dati personali dentro macchine potentissime, capaci di mantenere in vita eterna l’essenza dell’individuo o addirittura di farlo risorgere, fino all’utopia (o forse alla distopia) di "far risorgere tutti gli abitanti passati della terra".

Tutto questo ci dovrebbe indurre a sospettare che

a) noi gente di fine millennio abbiamo qualche piccolo problema con i nostri corpi (ma di questo ce n’eravamo già accorti da qualche decennio)

b) nell’idea di "spazio virtuale", "spazio elettronico", "spazio dell’informazione" o comunque lo si voglia chiamare è inscritta una sorta di nuova concezione (o forse addirittura una teoria) di spazio spirituale.

Insomma: sui nostri computer, sullo schermo dei televisori collegati alle PlayStation, nei videogiochi dei bar di periferia, nei terminali delle biblioteche informatizzate sta iniziando a girare un nuovo virus, scritto in un codice ancora parzialmente oscuro, che potremmo chiamare Paradiso 2.0.

Margaret Wertheim, autrice in passato di I pantaloni di Pitagora, una storia delle relazioni tra fisica, religione e donne nella cultura occidentale, si occupa proprio di queste faccende in un magnifico libro naturalmente inedito in Italia, The Pearly Gates of Cyberspace (Norton, New York, 1999), dove si parte dalle raffigurazioni medioevali dello spazio (e dello spazio spirituale in particolare, paradisi, purgatori, inferni e cose così) per poi passeggiare attraverso l’invenzione della prospettiva e la scoperta degli spazi celesti, le modellizzazioni positiviste e la rivoluzione relativistica, fino alle idee topologiche della fisica più contemporanea e alla nozione di iperspazio. È supportata da questo excursus che la Wertheim tira la propria bordata: il ciberspazio sta tornando a una posizione molto simile a quella medioveale.

"Ancora una volta abbiamo oggi uno spazio fisico per il corpo e uno spazio immateriale che nelle speranze di molti sarà un nuovo spazio per l’anima."

E allora ecco le ciberutopie, i ciberparadisi e i ciberinferni, tutti dispersi tra Doom e le Malebolge, tra Neuromante e il libro dell’Apocalisse, tra la basilica d’Assisi e AlphaWorld, dove la differenza sta in un unico importantissimo particolare: i paradisi e gli inferni della tradizione religiosa vengono promessi (o minacciati) in base all’aderenza del proprio comportamento a un corpus di regole; i paradisi e gli inferni dello spazio cibernetico possono essere accessibili a tutti, in qualsiasi momento e – soprattutto – permettono a noi poveri iperpellegrini di fine novecento di impostare come meglio crediamo il pannello di controllo del nostro software Paradiso 2.0: un quarto d'ora all’inferno (o un’intera stagione, avrebbe preferito Rimbaud)? Un click e ci siete. Stanchi di forconi e temperature da nuclear meltdown? CTRL-P e vi trovate immediatamente oltre le porte del paradiso, senza nemmeno dover rubare le chiavi di tasca a san Pietro.

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