Pat Garrett
Ho ucciso Billy the Kid

Pat Garrett è passato alla storia per avere ucciso l'odiosamato amico Billy the Kid (chi non ricorda il film Pat Garrett & Billy the Kid - o almeno la colonna sonora di Bob Dylan con Knocking on Heaven's Doors - alzi la mano). Abbiamo scovato la descrizione che di quell'evento lo sceriffo ha consegnato alla storia nel proprio libro di memorie, dedicato alle scorribande del Kid e stampato nel 1882, a meno di un anno dalla morte del desperado.

Link:

Authentic Life of Billy, the Kid, acquistabile on line da Amazon

Intervista: Billy the Kid

Billy the Kid: documenti

Bob Dylan: Pat Garrett & Billy the Kid

Peckinpah e Pat Garrett

Scribe's Tribute to Billy the Kid

linea2.JPG (643 byte)

Nelle settimane che seguirono la fuga di Billy, ricevetti diverse critiche per il mio apparente distacco e disinteresse nei confronti del suo arresto. Ma io sono piuttosto egoista e preferisco occuparmi degli affari miei da solo, cercando di portare a termine i miei piani secondo un collaudato metodo personale.

Quindi, in realtà, non avevo smesso di raccogliere informazioni sul Kid, cercavo soltanto di tenere segreto il mio piano, occultato dietro un discreto silenzio. Non seguii Billy nei suoi soliti nascondigli, e non rivelai a nessuno i miei progetti. Rimasi a casa, dandomi da fare al ranch. Il mio obiettivo era depistare la gente e lasciare che il Kid si abituasse alla latitanza. Ero quasi certo che Billy fosse rimasto nei paraggi, probabilmente nascosto vicino a Fort Sumner. Eppure le mie certezze erano incrinate da alcune considerazioni: Billy non era affatto uno stupido, anzi era dotato di un’incredibile capacità di analisi e di una straordinaria freddezza, soprattutto per un ragazzo della sua età. E allora perché avrebbe deciso di rimanere nei Territori? Non c’era nulla che lo trattenesse; anzi, la taglia che pendeva sulla sua testa, la condanna che lo aspettava, e la fortuna che lo aveva assistito nella fuga avrebbero dovuto incoraggiarlo alla fuga. Perciò come primo passo avrei dovuto risolvere i miei dubbi.

[…]

billy2.gif (23809 byte)Infine decisi di incontrare Peter Maxwell, del quale ero certo di potermi fidare. Io e miei uomini cavalcammo fino ai confini della tenuta di Maxwell dove trovammo un tizio accampato e ci fermammo. Poe riconobbe quell’uomo: era un vecchio amico, con il quale aveva lavorato in Texas, un certo Jacobs. Ci fermammo al suo fuoco, bevemmo del caffè, quindi proseguimmo a piedi attraverso un frutteto che si estendeva fino a una fila di edifici, case di messicani più che altro, a meno di sessanta metri dall’abitazione di Maxwell. Quando arrivammo nei pressi delle case dei messicani, sentimmo delle voci spagnole. Ci nascondemmo, rimanendo in ascolto. Scorgemmo un uomo che era comparso tra i cespugli e gli alberi: era troppo lontano per poterlo riconoscere. Indossava un cappello bordato con frange, pantaloni e gilet nero e una camicia con le maniche rimboccate. Pronunciò qualche parola - che alle nostre orecchie giunsero come un mormorio incomprensibile - si avvicinò a un cancello: lo scavalcò e camminò dritto verso una casa.

Non lo avremmo mai sospettato allora, ma quell’uomo era Billy the Kid.

billy3.jpg (17081 byte)In seguito avremmo scoperto che Billy aveva lasciato i suoi compagni e si era rifugiato nella casa di un amico messicano. Lì si era tolto il cappello e gli stivali e si era gettato sul letto per leggere il giornale. Dopo un po’ aveva svegliato il suo compagno, l’aveva costretto ad alzarsi e preparargli del caffè. "Dammi un coltello" gli aveva detto. "Vado da Peter a prendere della carne, ho fame". Il messicano si era alzato, aveva dato un coltello da macellaio al Kid, che – senza cappello né stivali – si era diretto a casa di Maxwell, distante solo qualche metro.

Quando Billy – ma ricordate, vi prego, che non lo avevo ancora riconosciuto – scomparve oltre il cancello, io tornai dai miei uomini: arretrammo di qualche metro per evitare le persone che avevamo sentito parlare. Scegliemmo un altro sentiero che ci avrebbe condotto a casa di Maxwell, aggirando le case dei messicani. Quando finalmente arrivammo alla veranda di Peter, ordinai a Poe e McKinney di fermarsi fuori, a una decina di metri, mentre io entravo a parlare con Maxwell. Era quasi mezzanotte e Peter era già a letto. Mi avvicinai a lui e mi sedetti sul materasso, vicino al cuscino. Gli chiesi subito se sapeva dove fosse Billy. Lui mi rispose che il Kid era stato nei paraggi, ma non sapeva se se ne fosse andato. In quel preciso istante un uomo si parò davanti alla porta, dandoci le spalle. "Chi c’è là fuori?" gridò in spagnolo un paio di volte. Non gli rispose nessuno e lui entrò in casa: non indossava il cappello e dal rumore dei passi sembrava che non portasse nemmeno gli stivali. Doveva essere a piedi nudi. Aveva un pistola nella mano destra e un coltello da macellaio nella sinistra.

btktinty.jpg (26217 byte)Venne dritto verso di me. Prima che si avvicinasse al letto, riuscii a bisbigliare: "Chi è, Peter?", ma Maxwell non mi rispose. Per un attimo pensai potesse essere Manuel Abreu, il cognato di Peter: forse aveva visto Poe e McKinney fuori vicino al cancello e voleva sapere cosa stesse succedendo. L’intruso si fece ancora più vicino: appoggiò entrambe le mani sul letto, quasi sfiorandomi il ginocchio, e chiese: "Chi c’è là fuori, Peter?". Proprio in quel momento Maxwell mi rispose: "È lui". Billy dovette percepire la presenza di una terza persona: alzò di scatto la pistola. Era a meno di trenta centimetri dal mio petto. Indietreggiò di qualche metro nella stanza buia: "Quien es? Quien es?" (Chi c’è? Chi c’è?, ripeteva). In realtà tutto avvenne in pochi secondi: io estrassi la mia pistola il più in fretta possibile e sparai, mi accucciai per un attimo, quindi sparai di nuovo. Il secondo colpo fu inutile: Billy era già a terra. Non disse nulla: uno spasmo, una contrazione, ansimava come se stesse soffocando. E in pochi secondi il Kid andò a far compagnia alle sue vittime.

Maxwell intanto si era precipitato in fondo al letto e stava raccogliendo da terra gli abiti per vestirsi. Io andai all’ingresso della casa, dove erano già accorsi Poe e McKinney. Maxwell mi raggiunse, anzi mi sorpassò correndo verso l’uscita. I miei uomini gli puntarono addosso i fucili, ma lui li implorò: "Non sparate, non sparate". Io li fermai, dicendo che avevo preso Billy. Sembravano stupiti e mi chiesero se fossi sicuro di aver preso l’uomo giusto. Ma io conoscevo troppo bene il Kid per sbagliarmi: avevo riconosciuto anche la sua voce. I miei uomini invece non lo avevano mai visto prima: si erano accorti di quell’uomo che era entrato in casa di Maxwell. Vedendolo, McKinney era scattato in piedi, facendo un po’ di rumore con gli speroni. Il Kid si era voltato verso di loro: probabilmente aveva visto che erano armati; era scoppiato in una risata e si era diretto all’ingresso della casa, urlando "Chi c’è là fuori?". I miei uomini lo avevano lasciato andare: in fondo non aveva né cappello né stivali e parlava spagnolo. Lo avevano scambiato per un contadino di Maxwell. Ecco perché pensavano che avessi ucciso l’uomo sbagliato.

Finalmente rientrammo in casa per esaminare il corpo. La pallottola lo aveva colpito proprio al cuore e doveva avergli trapassato il ventricolo. Poe mi chiese quanti colpi avessi sparato: gli dissi che avevo fatto fuoco due volte, ma che il secondo colpo non doveva essere andato a segno. A quanto pare i miei uomini avevano sentito tre spari, quindi Billy doveva aver risposto al fuoco.

Il Kid doveva aver sparato dopo di me, prima del mio secondo colpo, eppure non riuscimmo a trovare né un bossolo né il foro di un proiettile. Cercammo a lungo e con la dovuta attenzione – ma non trovammo niente, solo i fori dei miei due colpi. Dovevamo esserci sbagliati tutti e quattro. Per scrupolo controllammo anche la pistola di Billy, una calibro 41 semiautomatica. Nel tamburo c’erano cinque pallottole e un bossolo. Il cane riposava proprio sul bossolo: il che, in realtà, non prova proprio niente, perché molti cowboy usano questo sistema per evitare che gli scappi un colpo. Inoltre la pistola non aveva sparato di recente, almeno a giudicare dall’odore e dal bossolo.

Nessuno saprà mai se Billy the Kid mi ha riconosciuto. Se così è stato, di certo quella è stata la prima e unica volta in cui il Kid ha perso il controllo e non è riuscito a sparare per primo. Il ragazzo sapeva che se mi avesse incontrato avrebbe dovuto spararmi o arrendersi: aveva sparso la voce a Sumner che non aveva nulla contro di me, né voleva ferirmi. Ma gli piaceva ripetere che, se mi avesse incontrato, non si sarebbe mai arreso: non c’era scelta, lui mi avrebbe ucciso, oppure io avrei dovuto farlo fuori. Diceva sempre che se ci fossimo incontrati, lui avrebbe sparato per primo.

Il mattino seguente il becchino, Alejandro Segura, eseguì l’autopsia sotto la guida dell’onorevole M. Rudolph, di Sunnyside, portavoce dell’ufficio di medicina legale della contea. Firmarono una deposizione che dichiarava che William H. Bonney era morto in seguito a ferita da arma da fuoco: l’arma era di proprietà di Pat F. Garrett, la cui mano ha inflitto la suddetta ferita mentre il signor Garrett espletava il servizio di sceriffo. L’omicidio è pertanto lecito e giustificabile.

Il corpo venne pulito, composto in modo adeguato e sepolto nel cimitero di Fort Sumner il 15 luglio 1881. Al momento della morte Billy the Kid aveva ventun anni, sette mesi e ventun giorni.

Ho detto che il cadavere è sepolto a Fort Sumner, ma credo che si debba sottolineare che ancora vi giace intatto. Il teschio, le dita, gli alluci, tutte le ossa e tutti i capelli sono stati sepolti il quindici luglio, con buona pace dei dottori, cronisti e giornalisti che sostengono il contrario. Alcuni truffatori hanno esibito il teschio del Kid, altri le sue dita o altre parti del suo corpo. E un dottore è riuscito a far credere a una banda di idioti di essere in possesso dell’intero scheletro, ricomposto con cavi e tiranti. Non nego che da qualche parte negli Stati Uniti sia esposto uno scheletro proveniente dai Territori, o persino dal Rio Pecos: gli scheletri da queste parti non ci mancano. Le rive del Pecos, da Fort Sumner al Rio Grande, sono punteggiate da lapidi anonime, sotto le quali riposano scheletri di qualsiasi forma, età e colore. E qualsiasi truffatore o impresario spettrale (diciamo) può resuscitare un cadavere ed esporlo, battezzandolo Dick Turpin, Jack Shepherd, Cartouche o Billy the Kid. Nessuno può dire niente, ma non crediate che la gente di Rio Pecos si beva queste menzogne.

Lo dirò per l’ultima volta: il corpo di Billy the Kid riposa indisturbato nella sua tomba – e so quello che dico.

.

Torna all'indice