Siggraph 99
Sempre pił naturali le facce artificiali
Ad ogni edizione del SIGGRAPH - appuntamento annuale dedicato alla produzione di immagini via computer - la distanza fra i film "veri", quelli con gli attori scritturati che poi possono firmare gli autografi, e quelli artificiali, si accorcia. Con ciò si intende che la distanza fra il realismo del reale e quello dell'artificiale sta diminuendo precipitosamente anche per le immagini in movimento.

E' norma che al SIGGRAPH vengano presentati gli stadi più avanzati della ricerca in questo campo.
Il Centro di Biologia Cibernetica del Max Planck Institute, in Germania, ha divulgato, suscitando notevole interesse, le sue ricerche nel campo della costruzione di "facce" artificiali.

Vediamo subito un esempio con le immagini seguenti, che partono da una fotografia di Tom Hanks e ci mostrano varie evoluzioni.
Non si guardi alla definizione delle immagini stesse perché essa dipende dal fatto che siamo su Internet e bisogna tener conto della "pesantezza" dei file. Dunque: nella fotografia 1 abbiamo il soggetto al naturale. Nella 3 è ingrassato mentre nella 5 è lievemente dimagrito. Nella 6 Hanks risulta un po' invecchiato e stizzito, e nella 7 sorride.

Questa serie di trasformazioni non è originata dai normali, per quanto sofisticati, software attualmente in circolazione. Al Max Planck si è aggiunta una direzione di sviluppo che sta dando notevoli risultati.
Ad oggi la generazione di altre immagini a partire da una iniziale dava luogo a facce verosimili ma comunque attraversate da un "qualcosa" - che all'occhio non sfugge - di irreale. Non si tratta di imprecisioni nel movimento o nelle forme dei vari "pezzi"; il problema è più in profondità. Si tenga presente l'obiettivo: avere un'immagine di base e da questa partire per dar luogo a tutti i suoi possibili movimenti. Questo è lo scopo della digitalizzazione che, ovviamente, non è la trasposizione su computer di un film. Ebbene, se ho un naso di mezzo profilo e voglio rappresentare un suo movimento di 90°, il risultato produce strane sensazioni se - ci si consenta l'espressione efficace ma grezza - la "nasità" di profilo viene dilatata come base per la nasità globale.

Come recuperare naturalezza, allora? I ricercatori tedeschi hanno pensato di costruire un magazzino di facce alquanto consistente; 200 volti, fra maschi e femmine. E per ogni volto sono stati memorizzati migliaia di "punti". Su questo database opera un software che è in grado di maneggiare un numero molto elevato di ingredienti di base e creare una sola immagine. Ma la base su cui si lavora è naturale, sono pezzi veri di facce vere.

Vediamo questo altro gruppo di immagini:

Sembra di fare dell'algebra con i tratti somatici. Il primo volto a sinistra è il risultato della somma degli altri quattro volti, compreso il terzo che è quello di una donna.
La potenza di questa metodologia si verifica soprattutto nella creazione di prototipi nuovi di facce, ovvero nella situazione in cui si vuole creare un nuovo personaggio. In questi casi, ad oggi, la stranezza, l'alterità percettiva cui prima si accennava, era particolarmente evidente.

Nell'ultima immagine vediamo una ruota di possibili facce che nascono da un prototipo centrale.
In questo caso si sono studiate diverse espressioni o caratterizzazioni del personaggio, come per esempio una barba più lunga o sopraciglia più marcate. Non manca, tuttavia, un allontanamento più significativo visto che si noterà come il maschio diventi anche una femmina.

 

Volker Blanz è il giovane ricercatore che ha sviluppato parte della ricerca. Una pagina web descrittiva dei suoi lavori è reperibile al seguente indirizzo:
http://www.kyb.tuebingen.mpg.de/bu/people/volker/
Da qui è possibile recuperare altra documentazione sulla ricerca in generale.

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