| Ad ogni
edizione del SIGGRAPH - appuntamento annuale dedicato alla produzione di
immagini via computer - la distanza fra i film "veri", quelli
con gli attori scritturati che poi possono firmare gli autografi, e quelli
artificiali, si accorcia. Con ciò si intende che la distanza fra
il realismo del reale e quello dell'artificiale sta diminuendo precipitosamente
anche per le immagini in movimento.
E' norma che al SIGGRAPH
vengano presentati gli stadi più avanzati della ricerca in questo
campo.
Il Centro di Biologia Cibernetica del Max Planck Institute, in Germania,
ha divulgato, suscitando notevole interesse, le sue ricerche nel campo
della costruzione di "facce" artificiali.
Vediamo subito un
esempio con le immagini seguenti, che partono da una fotografia di Tom
Hanks e ci mostrano varie evoluzioni.
Non si guardi alla definizione delle immagini stesse perché essa
dipende dal fatto che siamo su Internet e bisogna tener conto della "pesantezza"
dei file. Dunque: nella fotografia 1 abbiamo il soggetto al naturale.
Nella 3 è ingrassato mentre nella 5 è lievemente dimagrito.
Nella 6 Hanks risulta un po' invecchiato e stizzito, e nella 7 sorride.
Questa serie di trasformazioni
non è originata dai normali, per quanto sofisticati, software attualmente
in circolazione. Al Max Planck si è aggiunta una direzione di sviluppo
che sta dando notevoli risultati.
Ad oggi la generazione di altre immagini a partire da una iniziale dava
luogo a facce verosimili ma comunque attraversate da un "qualcosa"
- che all'occhio non sfugge - di irreale. Non si tratta di imprecisioni
nel movimento o nelle forme dei vari "pezzi"; il problema è
più in profondità. Si tenga presente l'obiettivo: avere
un'immagine di base e da questa partire per dar luogo a tutti i suoi possibili
movimenti. Questo è lo scopo della digitalizzazione che, ovviamente,
non è la trasposizione su computer di un film. Ebbene, se ho un
naso di mezzo profilo e voglio rappresentare un suo movimento di 90°,
il risultato produce strane sensazioni se - ci si consenta l'espressione
efficace ma grezza - la "nasità" di profilo viene dilatata
come base per la nasità globale.
Come recuperare
naturalezza, allora? I ricercatori tedeschi hanno pensato di costruire
un magazzino di facce alquanto consistente; 200 volti, fra maschi e femmine.
E per ogni volto sono stati memorizzati migliaia di "punti".
Su questo database opera un software che è in grado di maneggiare
un numero molto elevato di ingredienti di base e creare una sola immagine.
Ma la base su cui si lavora è naturale, sono pezzi veri di facce
vere.
Vediamo questo altro
gruppo di immagini:

Sembra di fare dell'algebra
con i tratti somatici. Il primo volto a sinistra è il risultato
della somma degli altri quattro volti, compreso il terzo che è
quello di una donna.
La potenza di questa metodologia si verifica soprattutto nella creazione
di prototipi nuovi di facce, ovvero nella situazione in cui si vuole creare
un nuovo personaggio. In questi casi, ad oggi, la stranezza, l'alterità
percettiva cui prima si accennava, era particolarmente evidente.
Nell'ultima
immagine vediamo una ruota di possibili facce che nascono da un prototipo
centrale.
In questo caso si sono studiate diverse espressioni o caratterizzazioni
del personaggio, come per esempio una barba più lunga o sopraciglia
più marcate. Non manca, tuttavia, un allontanamento più
significativo visto che si noterà come il maschio diventi anche
una femmina.
Volker
Blanz è il giovane ricercatore che ha sviluppato parte della ricerca.
Una pagina web descrittiva dei suoi lavori è reperibile al seguente
indirizzo:
http://www.kyb.tuebingen.mpg.de/bu/people/volker/
Da qui è possibile recuperare altra documentazione sulla ricerca
in generale.
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