Filosofia e Internet
secondo "aut aut"

di Fabio Paracchini
Gettare la rete
Parole e realtà nell'epoca di Internet

aut aut, n. 289-290, gennaio/aprile 1999

"aut aut" è una delle riviste storiche della filosofia italiana, una di quelle dove scrivono e hanno scritto alcuni tra i nomi più prestigiosi del settore, sulla borderline tra accademia e ricerca.
Fino a oggi non era mai capitato (perlomeno in Italia) che una pubblicazione di questo tipo dedicasse un numero monografico a Internet, tentandone un periplo che - se pure si dichiara da subito coscientemente parziale e debole - ambisce comunque a tracciare una prima mappa che ne delinei in qualche modo le caratteristiche di base (da un punto di vista che naviga tra l'epistemologia, la sociologia, la psicologia e una sorta di antropologia culturale) e le conseguenze prevedibili, se non già in atto, sul pensiero filosofico.

Nell'introduzione a questo numero speciale programmaticamente intitolato Gettare la rete si legge infatti che:

"Forse è presto per tentare una filosofia di Internet, e soprattutto non è opportuno. Piuttosto, sembra il caso di sospendere la pretesa filosofica e di cercare di descrivere - almeno in parte - un orizzonte di esperienze che ogni giorno di più orientano i nostro modi di pensare e di agire. L'ipotesi che nell'epoca di Internet anche la filosofia abbia in qualche modo a trasformarsi non è poi così peregrina."

Il momento, insomma, è importante: la cultura alta viene finalmente a contatto con la materia mobile dell'Information technology, e in questa riscoperta volontà di affondare le mani nel reale (sottolineata dal battagliero sottotitolo "Parole e realtà nell'epoca di Internet") sta forse il pregio principale della raccolta.
Per comprenderlo appieno è necessario ricordare come la filosofia - soprattutto in Italia - tenda spesso a comportarsi allo stesso modo della protagonista d'un racconto di Eudora Welty, la scrittrice a cui rese omaggio Steve Dorner quando dovette scegliere un nome per il primo programma di posta elettronica user-friendly da lui inventato, Eudora appunto.

"E se Stella-Rondo dovesse venire da me in questo istante, strisciando in ginocchio, a cercare di spiegare i guai della sua vita con il sig. Whitaker, semplicemente mi infilerei le dita nelle orecchie e rifiuterei di ascoltare."

Il racconto che così si conclude s'intitola Perché vivo all'ufficio postale e lo si può leggere proprio nelle prime pagine di "Gettare la rete".
L'avvio dunque è dei più stimolanti, e al proposito doppiamente espresso (esplicitamente nell'introduzione e, per metafora, nel racconto appena citato) fanno effettivamente seguito alcuni saggi di notevole interesse: si tratta di quelli che con maggior rigore tengono fede alle regole del gioco, e cioè alla proposta di descrizioni, racconti e mappature, magari un poco sbilenche come lo erano quelle dei primi navigatori transoceanici, ma non per questo meno avventurose e utili (se poi si sbarca in America invece che nelle Indie, tanto meglio, no?). Oppure di quelli che - senza rinunciare alla serietà dell'analisi - scelgono la cifra del divertissement.

Meno interessanti risultano altri testi di sapore più accademico (e tra questi, a sorpresa, anche Il sé digitale di Rocco De Biasi e Raf "Valvola" Scelsi) o di cui risulta difficile comprendere le motivazioni (su tutti La Rete, di Gianni Degli Antoni, tanto più quando in una nota finale si apprende che il testo è il risultato "di conversazioni/riflessioni iniziate molti anni or sono").

Il lavoro più interessante dell'intera raccolta è però forse quello che maggiormente si allontana dal tema del numero monografico (Internet, lo ricordiamo per chi si fosse smarrito tra le righe) per riflettere sull'organizzazione architettonica dello strumento che crea e consente la rete, il computer. Le "finestre" sulla "scrivania" è un testo informatissimo e affascinante di Davide Zoletto che - tra analisi, storia economica e archeologia di un passato incredibilmente prossimo e incredibilmente remoto - si pone la domanda ("come cambia tutto ciò il nostro atteggiamento verso la realtà?") e nel porsela risponde ad altre domande (ma non è sempre così che si scopre qualcosa?).
In qualche modo simile (e altrettanto divertente, cosa che non guasta mai) il compte philosophique di Federico Ziberna "Ho utilizzato il metodo ipertestuale;-"). Da leggere poi sicuramente anche Faccia e interfaccia, di Giuseppe Longo, dove si analizza uno dei temi più interessanti della riflessione sulle tecnologie dell'informazione, quello dell'interfaccia. Dedicato allo stesso argomento - pur da una prospettiva differente e forse anche più avvincente - il testo Estetica dell'interfaccia di Riccardo De Benedetti:

"L'interfaccia è, in altre parole, una sorta di copertura posta a salvaguardia della nostra ignoranza e, insieme, una buona metafora di ciò che succede agli esseri umani nell'epoca della tecnica pienamente dispiegata".

Dall'interfaccia si passa al intercorpo con Il cyborg bulimico, meditazione di Carlo Formenti sul lavoro del performer postumano Stelarc. Più tardi - ma sempre all'interno di questo Gettare la rete - lo stesso Formenti ci accompagnerà in un viaggio alla scoperta delle luci nascoste nel lato oscuro della rete, nel magma (democratico?) del trash informativo (La democrazia del trash) e ci farà da guida in una processione di Tecnognostici e tecnosciamani.

A chiudere il volumetto (ma in mezzo ci sono parecchi altri saggi) c'è una preziosa selezione di testi tratti dai materiali per la manifestazione Les Immatériaux, che si svolse a Parigi nel 1985. Una nota: Lyotard & Derrida, la premiata ditta della filosofia francese più salottiera, scrivevano quindici anni fa di parole come materiale, matrice, materia, abitare, codice, corpo, desiderio, memoria, mutazione, navigare, protesi, rete, scrittura, spazio, tempo, velocità… le stesse parole sulle quali spesso si ragiona in molti scritti di questo Gettare la rete.

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