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"aut
aut" è una delle riviste storiche della filosofia italiana,
una di quelle dove scrivono e hanno scritto alcuni tra i nomi più prestigiosi
del settore, sulla borderline tra accademia e ricerca. Nell'introduzione a questo numero speciale programmaticamente intitolato Gettare la rete si legge infatti che: "Forse è presto per tentare una filosofia di Internet, e soprattutto non è opportuno. Piuttosto, sembra il caso di sospendere la pretesa filosofica e di cercare di descrivere - almeno in parte - un orizzonte di esperienze che ogni giorno di più orientano i nostro modi di pensare e di agire. L'ipotesi che nell'epoca di Internet anche la filosofia abbia in qualche modo a trasformarsi non è poi così peregrina." Il momento,
insomma, è importante: la cultura alta viene finalmente a contatto con
la materia mobile dell'Information technology, e in questa riscoperta
volontà di affondare le mani nel reale (sottolineata dal battagliero sottotitolo
"Parole e realtà nell'epoca di Internet") sta forse il pregio
principale della raccolta. "E se Stella-Rondo dovesse venire da me in questo istante, strisciando in ginocchio, a cercare di spiegare i guai della sua vita con il sig. Whitaker, semplicemente mi infilerei le dita nelle orecchie e rifiuterei di ascoltare." Il racconto
che così si conclude s'intitola Perché vivo all'ufficio
postale e lo si può leggere proprio nelle prime pagine di "Gettare
la rete". Meno interessanti risultano altri testi di sapore più accademico (e tra questi, a sorpresa, anche Il sé digitale di Rocco De Biasi e Raf "Valvola" Scelsi) o di cui risulta difficile comprendere le motivazioni (su tutti La Rete, di Gianni Degli Antoni, tanto più quando in una nota finale si apprende che il testo è il risultato "di conversazioni/riflessioni iniziate molti anni or sono"). Il lavoro
più interessante dell'intera raccolta è però forse quello che maggiormente
si allontana dal tema del numero monografico (Internet, lo ricordiamo
per chi si fosse smarrito tra le righe) per riflettere sull'organizzazione
architettonica dello strumento che crea e consente la rete, il computer.
Le "finestre" sulla "scrivania" è
un testo informatissimo e affascinante di Davide Zoletto che - tra analisi,
storia economica e archeologia di un passato incredibilmente prossimo
e incredibilmente remoto - si pone la domanda ("come cambia tutto ciò
il nostro atteggiamento verso la realtà?") e nel porsela risponde ad altre
domande (ma non è sempre così che si scopre qualcosa?). "L'interfaccia è, in altre parole, una sorta di copertura posta a salvaguardia della nostra ignoranza e, insieme, una buona metafora di ciò che succede agli esseri umani nell'epoca della tecnica pienamente dispiegata". Dall'interfaccia si passa al intercorpo con Il cyborg bulimico, meditazione di Carlo Formenti sul lavoro del performer postumano Stelarc. Più tardi - ma sempre all'interno di questo Gettare la rete - lo stesso Formenti ci accompagnerà in un viaggio alla scoperta delle luci nascoste nel lato oscuro della rete, nel magma (democratico?) del trash informativo (La democrazia del trash) e ci farà da guida in una processione di Tecnognostici e tecnosciamani. A chiudere il volumetto (ma in mezzo ci sono parecchi altri saggi) c'è una preziosa selezione di testi tratti dai materiali per la manifestazione Les Immatériaux, che si svolse a Parigi nel 1985. Una nota: Lyotard & Derrida, la premiata ditta della filosofia francese più salottiera, scrivevano quindici anni fa di parole come materiale, matrice, materia, abitare, codice, corpo, desiderio, memoria, mutazione, navigare, protesi, rete, scrittura, spazio, tempo, velocità… le stesse parole sulle quali spesso si ragiona in molti scritti di questo Gettare la rete. |
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