Kurt Vonnegut Jr.
Per un nuovo luddismo

Il maestro della letteratura più realista, improbabile, anarchica e fantastica del globo, il padre di Kilgore Trout, racconta il proprio disinteresse per la tecnologia e i propri sospetti felicemente luddisti.

© Kurt Vonnegut


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Su Intercom, una panoramica delle opere tradotte in italiano, a cura di Marcello Bonati



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Si parla tanto di questa storia di costruire le autostrade dell’informazione, le nuove reti. Ma non si parla mai di cosa succede in questa rete che ho dentro la testa e che è già in funzione. C’è una bella differenza. Cristo, mi ricordo di quando la TV doveva insegnare ai bambini coreani la lettura e la trigonometria. Le aree rurali non avrebbero più avuto bisogno di insegnanti istruiti: sarebbe bastato accendere la televisione. Be’, l’abbiamo visto cosa ha fatto la TV. Guarda cosa ha fatto a tutti quanti il processo a O.J. Simpson. Alla faccia di tutti i Tom Swifts e delle loro favole su tutto il bene che stanno facendo. L’autostrada dell’informazione avrà due corsie costellate di caselli, e ti dirà cosa devi cercare. La gente starà lì a guardare lo spettacolo.

vonne.gif (28294 byte)Noi mica ci nasciamo con l’immaginazione. Ci viene insegnata dai maestri, dai genitori. C’è stato un tempo in cui l’immaginazione era molto importante perché era la fonte principale di intrattenimento. Nel 1892 se avevi sette anni leggevi una storia – una di quelle facili – su una ragazza il cui cane era morto. Non ti fa venire voglia di piangere? Non lo sai come si sente quella ragazzina? E poi leggevi una storia su un riccone che scivola su una buccia di banana. Non ti fa venire da ridere? E questo circuito d’immaginazione viene costruito dentro la tua testa. Se vai in una galleria d’arte, ci trovi un quadrato con degli schizzi di vernice che non si è mosso per secoli. Non ne esce nessun suono.

Il circuito dell’immaginazione è allenato a rispondere al minimo stimolo. Un libro è una combinazione di 26 simboli fonetici, 10 numeri e più o meno 8 segni di punteggiatura e la gente ci può buttare sopra un occhio e vedere un’eruzione del Vesuvio o la battaglia di Waterloo. Ma non è più necessario che insegnanti e genitori costruiscano questo circuito. Ora ci sono degli spettacoli prodotti da professionisti, con grandi attori, scenografie molto convincenti, suoni e musiche. E poi questa storia dell’autostrada dell’informazione. Non abbiamo bisogno di altri circuiti. Chi possiede i circuiti dell’immaginazione può guardare in faccia un’altra persona e vederci una storia; per gli altri, una faccia è solo una faccia.

vpict-13.jpg (6673 byte)Io lavoro a casa e se volessi potrei tenere un computer accanto al letto e non dovrei nemmeno alzarmi la mattina. Invece uso una macchina da scrivere e faccio tutte le correzioni a penna. Poi faccio una telefonata a una donna che si chiama Carol e abita a Woodstock e le dico "Fa ancora la dattilografa?". Certo che sì, mi fa lei, e suo marito si dà sempre da fare a beccare i fringuelli là fuori ma non è che gli vada troppo bene e così parlottiamo un po’ e poi le dico "OK, le mando le pagine".

Poi scendo al piano di sotto e mia moglie mi dice "Dove vai?" e io le dico "Be’, vado a comprare una busta" e lei mi fa "Non sei un poveretto. Perché non te ne compri un migliaio, di buste? Te le porterebbero a casa e le potresti tenere nel ripostiglio" e io le dico "Zitta, va". Scendo le scale e vado dal giornalaio sotto casa dove vendono riviste e biglietti della lotteria e cancelleria. Mi devo mettere in coda perché c’è gente che compra le caramelle e ogni genere di cose e io ci chiacchiero un po’. La donna dietro al bancone ha un gioiello tra gli occhi e quando è il mio turno le chiedo se qualcuno ha fatto grosse vincite ultimamente. Prendo la mia busta e la chiudo e vado all’ufficio postale a un isolato di distanza, all’angolo tra la 47esima e la 2a Avenue, dove dietro lo sportello c’è una donna di cui sono segretamente innamorato. Mi metto in faccia un’espressione da professionista del poker: non le ho mai fatto sapere quello che provo per lei. Una volta in quell’ufficio mi hanno rubato il portafogli e sono andato a cercare un poliziotto e gli ho raccontato tutto quanto. Comunque, indirizzo la busta a Carol, Woodstock. Incollo il francobollo e metto la busta nella cassetta davanti all’ufficio postale, e poi me ne vado a casa. Mi sono divertito un sacco, porco diavolo. E ti dico che noi siamo qui sulla terra per scorreggiare in giro, e non lasciare che ti dicano il contrario. Le comunità virtuali non costruiscono niente. Ti ritrovi con un pugno di mosche. Noi siamo animali danzanti. È bellissimo alzarsi e fare una cosa qualsiasi. E se poi mi danno del luddista, tanto meglio.

vpict-12.jpg (10618 byte) Credo che metà del dovere di ogni inventore sia la creazione di un prodotto migliore e meno caro, e l’altra metà sia la creazione di un lavoro più soddisfacente. Noi ci limitiamo alla prima metà. Non si parla mai della gente, come se non facesse nemmeno parte dell’equazione. Ai tecnocrati frega solo delle loro macchine. Sono abbastanza razionali da sapere che non c’è vita dopo la morte, per cui si accontentano dei benefici che possono godersi subito e non si curano di cosa succederà poi al mondo. Noi cerchiamo sempre di rimpiazzare i lavori. Si tengono degli elenchi, si fanno inventari, sono queste le cose da fare nella vita. E poi un tale arriva e dice: "Ehi, non ne avete più bisogno". Be’, grazie tante, ma come diavolo dovrei fare io a mantenere la mia famiglia? Tu, brutto idiota, un lavoro ce l’hai ancora, chiaro. C’è quella fantastica parola che usano sempre gli inglesi: ridondante. I lavoratori vengono dichiarati ridondanti. Come ti sentiresti se venissi al mondo e ti dicessero che sei ridondante? Negli esseri umani c’è un bisogno – che nessuno sembra voler neppure riconoscere – di fare qualcosa di utile. Ma invece di preoccuparci di ciò di cui hanno bisogno gli esseri umani, ci preoccupiamo dei bisogni delle macchine. Non si parla nemmeno di ciò che viene sottratto agli esseri umani, si parla solo di cosa viene sottratto all’industria.

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