Rawa: la guerra delle donne afghane

di Elena Rossi

Se la Rete è anche la voce di chi non ha voce nel suo Paese, queste pagine di Rawa - l'Associazione Rivoluzionaria delle donne afghane - gridano.
Gridano con le immagini delle torture e delle esecuzioni, delle lunghe sfilate di deportati che non hanno con sé praticamente nulla, delle donne costrette alla prostituzione; con i racconti in prima persona, che cominciano quasi sempre con "Non so cosa ne è stato dei miei figli...", "Ci hanno separate dai nostri uomini..." "Non sappiamo niente di loro..."

 

Non è facile affrontare un sito così denso di contenuti e documenti tragicamente attuali: le pagine sono moltissime, centinaia i titoli in ogni sezione.
La struttura non aiuta molto a dare ordine alle cose, probabilmente perché il materiale è troppo e ha la sua forza d'urto proprio in questo crescere con gli ultimi report, le ultime notizie e le iniziative in corso.
Solo nella sezione Reports from Afghanistan, guardando la parte più recente, sono diverse centinaia i titoli che conducono a documenti, a volte brevi notizie di una pagina, a volte molto più lunghi; e quando credete che l'elenco sia finito, trovate a fondo pagina "More reports". Ci vorrebbe una vita a leggerli tutti.
Qualche titolo: "Punizioni per chi chi ha violato le leggi sull'abbigliamento e la barba", "I Taliban arrestano centinaia di rifugiati", "Traffico di donne afghane da Kabul al Pakistan", "Donne costrette ad abortire", "I bambini, vittime della guerra afghana"...

La maggior parte sono notizie d'agenzia (AP, BBC, Reuters ecc.) o articoli della stampa internazionale, come questo del The Guardian, 20 ottobre 1999, sulla deportazione di oltre 130.000 persone dalla vallata di Shamali, nell'Afghanistan settentrionale, dove i Taliban hanno lanciato un'offensiva alla fine di luglio per estendere il loro controllo a queste regioni.

Rawa venne fondata a Kabul nel 1977 come organizzazione politica indipendente da un gruppo di donne intellettuali che combattevano per i diritti civili e la giustizia sociale. Fino al colpo di stato del 1978, la loro attività si è limitata all'agitazione politica e a iniziative sociali nel campo dell'educazione e della salute; dopo l'occupazione sovietica del 1979 vennero coinvolte prima nella guerra di restistenza antisovietica e poi in quella contro il fondamentalismo. Oggi la loro base è a Quetta, nel Pakistan.

O come questo, dell' International Herald Tribune, 7 agosto 1999, intitolato "Un massacro che non ha catturato l'attenzione del mondo", sulla strage a base etnica compiuta l'anno prima a Mazar-i-Sharif, che si interroga sulle responsabilità della stampa internazionale.

Altri sono tratti da Payam-e-Zan, il magazine di Rawa, che esce in due lingue (inglese e persiano). Questo l'abstract dell'ultimo numero.

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