J.C. Herz
Il popolo del joystick
Come i videogiochi hanno mangiato le nostre vite
Feltrinelli 1998

 
La quarta di copertina:

Industria miliardaria e passatempo oggetto di maniacali trasporti e passioni, obiettivo degli attacchi moralistici di organizzazioni politiche e religiose che ne chiedono il bando, momento di catarsi dei rapporti umani e lavorativi fin de siècle, oppure grande scuola di marketing del futuro: i videogiochi da più di venticinque anni stanno forgiando gli immaginari di intere generazioni di giovani... giovani che in qualche caso sono ormai cinquantenni e che guardano con nostalgia ai gloriosi Space Invaders e Pac-Man delle origini.
La metafora del gioco è da sempre connessa al mondo dei computer, sin da quando sul PDP-1 del MIT all'inizio degli anni sessanta, veniva fatto girare Spacewar, il primo videogioco spaziale che suscitò la curiosità di molti futuri programmatori. Questi non avevano un atteggiamento molto diverso dai "bulli" in giubbotto di pelle che avrebbero affollato le sale giochi davanti ad Asteroids e Defender negli anni settanta, o dai giocatori, dall'occhio sbarrato e dai pollici in tensione, di Doom e Tekken sulle console negli anni novanta.
Questo libro delinea un'analisi storica e sociale di un fenomeno che è ormai cultura di massa, avendo coinvolto e mescolato tra loro classi sociali diverse, e che si è alla fine trasformato in un "gioco" multimiliardario, in cui le competenze di famosi registi cinematografici, musicisti di complesse colonne sonore, programmatori con ritmi lavorativi che raggiungono le 16 ore al giorno, si sovrappongono tra loro per produrre dei veri e propri kolossal a puntate su cd-rom. Un microcosmo divorato da milioni di tecno-giocatori di tutto il mondo, che si muovono nello stesso modo, sentono di appartenere alla stessa razza e parlano un'unica lingua: sono il popolo del joystick.

J.C. Herz è diventata molto nota in tutto il mondo dopo il suo I surfisti di Internet (Feltrinelli 1995) relativo alla vita e la cultura delle reti. Scrive inoltre su "Wired", "Miami Herald", "Esquire", lavora per la televisione e collabora a diverse pagine Web su temi riguardanti la cultura digitale.

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