Il caro estinto

 
Per quanto funebre, il business italiano del caro estinto Ŕ sicuramente redditizio. Fattura ogni anno circa 2.200 miliardi di lire, giro d'affari al quale vanno aggiunti i 5.000 miliardi di spese cimiteriali , su cui l'impresa funebre non incide, visto che tale cifra Ŕ destinata per due terzi ai Comuni, per un terzo ai marmisti, ai fiorai, all'eventuale manutenzione o altro. Il settore viene gestito da 4.000 imprese private di cui la metÓ opera imprenditorialmente con proprie strutture, mezzi, magazzini, laboratori e personale regolarmente "educato"; l'altra metÓ ha funzioni di agenzia o, comunque, Ŕ utilizzatrice di terzisti (quindi centri servizi) e operanti con soli uffici senza strutture imprenditoriali.
A organizzare l'ultimo viaggio ai 540.000 morti l'anno (lo 0,9% della popolazione vivente) concorre inoltre un altro migliaio di "imprese abusive", che vanno aggiunte alle private.
Facendo qualche conto: se si eliminano i 20.000 decessi senza mercato, trattandosi di persone prive di una famiglia che possa provvedere al funerale, sottraendo i 60.000 servizi garantiti dal Comune o dalle istituzioni morali, che sono circa 200/300 unitÓ operanti soprattutto in Toscana e nel Meridione, a carattere religioso (Misericordie, Confraternite, Congreghe) o a carattere laico (Pubbliche Assistenze, Umanitarie e altre) la media Ŕ di circa 470.000 "servizi" per il mercato funerario made in Italy. Quasi l'87% del totale, ovvero 120 esequie ad impresa, un funerale ogni tre giorni.


da Death Market. Tutto quello che non avreste voluto sapere sull'industria del caro estinto, di Roberta Maresci, Castelvecchi editore, pp. 33-34.

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