Democrazia in Rete
di Attilia Cozzaglio

 


La rete, grazie alla diffusione su scala mondiale e ai bassi costi di utilizzo, facilita enormemente la circolazione di idee e l'aggregazione delle persone che queste idee condividono. Con l'ausilio di un buon motore di ricerca e di un po' di tempo si possono trovare migliaia di siti che danno visibilità a gruppi di persone, piccoli o grandi poco importa, che intervengono su temi di tipo sociale, economico, religioso o politico, pubblicando dati, documenti e appelli di critica all'esistente o di sostegno a forme consolidate di potere.

La libertà di espressione ha trovato un nuovo strumento, e questo è sotto gli occhi di tutti. L'uso di questo strumento è oggi apparentemente senza regole, e si dibatte di continuo se la libertà di espressione deve avere dei limiti, se devono nascere strumenti di controllo o di censura, e in questo caso da chi devono essere gestiti. Il tema è impegnativo, e qui per ora ci limitiamo solo ad accennarlo.

La libertà di espressione, e di questo invece parliamo, è da un lato potenziata da Internet, dall'altro trova un limite proprio dalla "quantità" di informazioni che circolano attraverso la rete. Nella quantità si può perdere visibilità, si rischia di annegare.

Tornando all'esempio del motore di ricerca, quanti sono così determinati da esaminare le centinaia di documenti che vengono proposti digitando la parola "Kosovo", per trovare quello che esprime meglio il proprio convincimento su questo drammatico tema? E per trovare le persone che la pensano come noi? Credo non molti.
Quanti di voi erano già collegati ad Internet nel periodo della guerra del Kosovo si ricorderanno poi il numero di petizioni che circolavano in quei giorni, le segnalazioni di nuovi siti di informazione e controinformazione, le mail che giornalmente arrivavano nella casella di posta, e questo notevole afflusso di informazioni paradossalmente diventa un ostacolo alla circolazione delle idee, invece di rendere la cosa più facile.

Interessante dunque ci sembra l'iniziativa di questo sito francese, Lapetition.com, che è nato proprio per ospitare petizioni e appelli, rendendo più facile la diffusione e l'adesione alle diverse iniziative, politiche, sociali, culturali.

Rispetto al primo problema da noi posto, i limiti della libertà di espressione, la dichiarazione d'intenti dei realizzatori del sito è pubblicare petizioni e appelli che rientrino nel "quadro di dibattito democratico" e rispettino "la legge francese": una soluzione abbastanza pragmatica, che per ora sembra non aver sollevato problemi. Anche perché siamo solo agli inizi.
Dunque tutti coloro, di qualsiasi paese e lingua, che vogliono affidare alla rete un messaggio o un appello o segnalare un sito, possono gratuitamente utilizzare i servizi di questo web, che consente anche la raccolta delle adesioni. Evitando dispersioni di forze, doppioni, iniziative parallele che alla lunga possono produrre un "rumore di fondo" eccessivo, e non positivo per la diffusione delle iniziative stesse.

Peraltro il sito ha attivato una collaborazione con una tv via web, Canalweb.net, che trasmette live un'ora alla settimana la presentazione di alcune petizioni pubblicate sul sito, con riflessioni, approfondimenti, scambio in tempo reale con l'utenza attraverso una chat line.

Oltre a questo aspetto di servizio e di utilità, il sito risulta interessante, anche a detta degli stessi realizzatori, perché le petizioni diventano un "oggetto sociologico", un oggetto che rende visibile l'esigenza di dare un "senso" alla realtà, di sollevare problemi, di trovare consenso sulle proprie idee, e non ultimo di dare corpo a nuove possibilità di cambiamento, a nuove utopie.

La lettura delle petizioni permette di scoprire quali sono i problemi, dai più semplici ai più complessi, avvertiti nella società civile, perché la petizione allenta la pressione della realtà e dà spazio all' "urgenza dell'utopia", un'utopia che è contemporaneamente espressione di un ideale e formulazione di una critica. Lasciando la parola ai realizzatori del sito:

"Nous voulons au travers même des pétitions favoriser la mise à jour de ce qui est caduque et révéler la formulation de nouveaux possibles."

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