Non è mai troppo tardi
per giocare agli indiani

 
Nella letteratura contemporanea, in tutti i paesi occidentali, la figura paterna sbiadisce sempre più fino quasi a scomparire, come nella maggior parte degli scrittori 'minimalisti' americani. La rappresentazione letteraria riflette, a volte anticipa, la tendenza dell'epoca in cui nasce. Oggi il padre, nell'esperienza del maschio, tende a essere una figura del tutto irrilevante. Per la prima volta nella storia dell'umanità, il giovane maschio non è più iniziato alla vita da altri maschi. Si tratta di una situazione antropologica completamente nuova, i cui risultati sono evidenti, e li abbiamo descritti almeno in parte: una profonda insicurezza, una perdita di contatto con l'istinto maschile e quindi coi propri desideri. Ne consegue una sorta di abulia nell'immaginare, nel progettare la propria vita, spesso coperta da un maniacale attivismo (per esempio sul piano del lavoro, dello sport, del sociale) che cerca di nascondere il vuoto e l'angoscia.

(da Claudio Risé, "Il maschio selvatico", ed. Red, 1993, p. 138)


Il gruppo, il collettivo da cui l'uomo diventa oggi così facilmente dipendente, è il prolungamento e la moltiplicazione della prima figura da cui il maschio rimane dipendente: la madre. E non ha importanza che questa figura continui a coincidere con la madre biologica o venga trasferita sulla moglie o sull'amica. In essa risiede l'origine della paura che paralizza il maschio, oggi. Anche in questo, il timore di rompere il rapporto rende impossibile la costituzione e lo sviluppo di uno spazio personale, affettivo, psicologico e fisico. Eppure la rottura con la madre, la partenza dal suo mondo, è l'evento fondamentale, in ogni tempo e in ogni cultura, di qualsiasi sviluppo maschile.

(da Claudio Risé, "Il maschio selvatico", ed. Red, 1993, p.14)

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