Non è mai troppo tardi
per giocare agli indiani

di Carlo Formenti
Vi piacerebbe trascorrere qualche giorno al campo di Ota Wakute per farvi insegnare da Ngawa a cacciare con l'arco e le frecce, come facevano i Pellirosse? Sarebbe bello, penserà qualcuno, ma non ho il tempo né i soldi per permettermi un simile viaggio. Invece potrebbe farlo senza problemi, visto che Ota Wakute non sta sulle Montagne Rocciose ma sull'Appennino Emiliano (dalle parti di Marzabotto) e Ngawa è il nome di battaglia dell'italianissimo Mauro Fava. Visitando il suo sito, "Ngawa Productions Homepage", e quelli del "Gruppo Arcieri YR" e dell'associazione culturale "L'Eredità Perduta", scoprirete il sogno sorprendente d'un gruppo di amici che, alle soglie del 2000, vogliono resuscitare le tecnologie, i riti e i valori morali di un guerriero Sioux, o addirittura quelli del cacciatore neolitico imprigionato nel ghiaccio del Similhaun.


Dal web L'Eredità Perduta.
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Un manipolo di originali? Non proprio. Si tratta della sezione italiana del Flintknapping, movimento internazionale (i tre siti citati appartengono allo Stone Tool Technology Web Ring) nato in America alcuni anni fra i patiti della caccia con l'arco, sport che conta in quel Paese quattro milioni di appassionati (cioè molti di più dei nativi americani al momento della scoperta del Nuovo Continente). Flintknapping significa spaccare pietre: in effetti si tratta di vestire i panni dell'archeologo sperimentale, nel tentativo di riappropriarsi delle tecniche preistoriche di scheggiatura della selce e dell'ossidiana per estrarne punte di freccia e di lancia, raschiatoi, coltelli, asce, ecc. (il sito di Ngawa offre un affascinante catalogo fotografico di questi prodotti).


Dal web Ngawa.
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Evidentemente,una volta fabbricati simili oggetti, viene voglia di usarli. Così anche in Italia è successo che alcuni di quelli che già praticavano la caccia con l'arco (che il nostro Paese riconosce legalmente dal '76) fosse tentato di praticarlo coi metodi di diecimila anni fa. Nati a cavallo fra gli anni 80 e 90, il Gruppo Yr e l'Eredità Perduta organizzano, nei pressi di Bologna e di Todi, una serie di corsi in cui gli aspiranti neoprimitivi imparano a fabbricare da soli l'attrezzatura (arco, frecce e coltello), a riconoscere e seguire le tracce d'un daino, ad avvicinare la preda tanto da essere certi di poterla ferire a morte con un'arma primitiva (occorre arrivare a dieci metri!) e molte altre nozioni su ambiente, fisiologia ed etologia degli ungulati. Sui siti troverete informazioni su calendario, durata e costo dei corsi (che gli organizzatori stanno tentando di far riconoscere ufficialmente come formazione di cacciatori con l'arco abilitati alla Caccia di Selezione degli ungulati).

Dal web Gruppo Arcieri YR.
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Da dove nasce questa passione, così forte da indurre un adulto ad affrontare rischi e fatiche per trasformare in realtà i giochi che lo appassionavano da bambino? Non è un caso se, negli anni in cui iniziava a diffondersi il Flintknapping, sono usciti libri come "Per diventare uomini" (Mondadori), del poeta e psicologo americano Robert Bly, o "Il maschio selvatico" (Edizioni Red), di Claudio Risé, psicanalista italiano di formazione junghiana, testo a cui rinviamo per riflettere sul "disagio della civiltà" che minaccia l'identità del maschio contemporaneo, costretto a reprimere le componenti più vitali della sua istintualità, Nel frattempo vediamo come gli stessi interessati presentano la loro "filosofia". Conviene partire dalla pagina "Sulla nostra filosofia del Flintknapping" (che trovate nel sito di Ngawa alias Fava), oppure dalla Home Page del fondatore del Gruppo Yr e dell'Eredità Perduta, Vittorio Brizzi. La prima insiste su un concetto: il Flintknapping non è tanto uno sport o un hobby, quanto una disciplina dura e rigorosa che consiste nel misurarsi "ad armi pari" con il Selvatico, allo scopo di recuperare gli istinti che "abbiamo perso in cambio di una vita vuota e della facoltà di ragionare", e di "ridimensionare il nostro Ego mettendolo a confronto con la Natura". Idee analoghe ricorrono nel testo di Brizzi, che parte illustrando un percorso biografico nel quale convivono bizzarramente scienza, tecnologia e aspirazione al primitivismo: astrofisico e matematico, esperto di comunicazioni in Rete (è il creatore di studio.net), ma anche inguaribile sognatore che ha trovato modo di realizzare le sue fantasie adolescenziali, Brizzi definisce la caccia primitiva come un Rito, una pratica che aiuta a ridimensionare la figura umana nei confronti dell'ambiente naturale, una cultura fondata sul rispetto del Selvatico e della Natura.

Animalisti e ambientalisti respingerebbero con sdegno queste professioni di fede "ecologista". Perché i daini dovrebbero apprezzare il "privilegio" di essere abbattuti con frecce neolitiche piuttosto che a fucilate? Il Flintknapping importerà in Italia il conflitto fra le correnti "pacifiste" del primitivismo americano e quelle che invitano ad accettare il volto spietato delle relazioni naturali fra specie? Basta limitare il vantaggio tecnologico umano per essere più credibili dei cacciatori "normali" che, a loro volta, si dichiarano "amanti della Natura"? Lasciando ad altri le risposte, mi limito a osservare che l'opposizione fra Naturale ed Artificiale, Istinto e Cultura, che ci viene qui proposta, appare alquanto ingenua: 1) solo sofisticate conoscenze storiche archeologiche e scientifiche (rese possibili dalla tecnologia del 2000!) consentono di ricostruire copie perfette di armi neolitiche; 2) imparare gesti che nemmeno millenni fa erano "naturali", ma appartenevano almeno a una cultura consolidata e condivisa, è qualcosa di talmente diverso da un apprendimento istintivo che i maestri invitano gli allievi ad "affidarsi al computer interiore", ricorrendo a una metafora significativamente paradossale; 3) quanto agli equilibri spontanei fra primitivi e natura: i Pellerossa sono diventati cavalieri solo perché i Conquistadores hanno reintrodotto i cavalli in America, dopo che una specie autoctona di equidi era stata sterminata dai paleo amerindi! Detto ciò, questi vecchi bambini che giocano agli indiani mi sembrano comunque più simpatici (e meno pericolosi) dei colleghi armati di doppiette. Anche se a qualcuno s'irriterà per le loro scenografie alla Tolkien: gli iniziati si dividono in clan dai nomi "nibelungici", come Berseker e Ulfhednar, e accettano le rigide gerarchie (Gnomi, Elfi e Cavalieri) d'una scala che si ascende superando prove iniziatiche e riti di passaggio, fin sulla soglia del Sacro e Venerabile Ordine della Tavola Ottonda (!?). Per tacere del ruolo riservato alle donne: alle Streghe spetta il compito di fornire "intingoli e pozioni per il benessere delle genti di Yr". Ecofascismo? Ngawa dice d'ispirarsi a Indiana Jones (e sappiamo che fra l'eroe spielberghiano e i nazi non scorre buon sangue) e Brizzi rivendica letture "insospettabili": Hofstadter, Bateson, Hoyle, Capra. Machismo? Claudio Risé li assolverebbe, ricordando che la salute mentale dei maschietti d'oggi dipende dalla riscoperta di esperienze come l'iniziazione paterna e la separazione dalla madre.