Hippy oggi
in collaborazione con

n.21 del 14 maggio 1999
 

 

Hippy Rich
di Dianora Frescobaldi

 

Damien Hirst, Luciano Benetton, Oliviero Toscani, Peter Beard,
Doug Tompkins, David Bailey. In comune hanno le stesse doti: senso degli affari, conto in banca, narcisismo. E la stessa voglia di natura e libertà. Neoprofeti del "peace and love" e sinceri campioni del business.
Liberal e di sinistra. In una parola, alternativi.
Come dire: figli dei fiori non si nasce. Si diventa

 

C'è una nuova febbre che si aggira per il mondo.
Si chiama hippismo d'élite, ma non cercatela sui manuali di patologia medica. Non se ne trova traccia sebbene Ennio Flaiano l'avesse già diagnosticata: ricco per essere comunista ma troppo povero per essere hippy. Oggi la febbre rischia di diventare epidemia. Se ne conoscono i portatori sani: tutti ricchi e talentuosi. Se vi mancano soldi ed estro, dunque, un avvertimento: state alla larga dal rischio di contagio. Dimenticatevi di Woodstock e dell'ingenuità dei figli dei fiori che predicavano pace, amore e libertà. L'hippy-chic è quantomeno più scaltro: ha saputo trasformare l'irrequietezza in studiato anticonformismo e sotto l'apparente stravaganza nasconde un terribile cocktail di vanità, autocompiacimento e senso della strategia. Guardatevi dal clan dei creativi e diffidate di chi nel lavoro ha dato prova di avere intuizioni geniali.

L'area di massimo contagio è il Nord Est d'Italia. A Molvena (provincia di Vicenza) il diavolo ha le sembianze di un miliardario capellone che si chiama Renzo Rosso. È il padre della Diesel Jeans, ha 44 anni, occhi azzurri da sognatore e modi dinoccolati che ahimé non riescono a celare un fisico muscolato frutto di un'attività davvero poco hippy: due ore al giorno di esercizi, palestra e corsa con personal trainer.
Sulla "casual way of life" il signor Diesel ha costruito il suo impero. La sua proverbiale allergia alla cravatta è diventata un must anche per i dipendenti. All'interno del quartiere generale vicino a Marostica sciamano giovani multietnici con Nike e zatteroni, jeans e pantaloni combat con almeno dieci tasche.
Come passa le giornate Renzo Rosso? Lavora in uno studio arredato con tocchi hippy correct, come i ritratti di Mao ripassati da Andy Warhol appesi alle pareti, gira il mondo in aereo privato con sistema di videoconferenze e di sera torna a casa guidando la Porsche. Ma la sua filosofia di vita non ha nulla a che vedere con i soldi. Se infatti provate a domandare al guru del neo-hippismo imperante quale rapporto ha con il denaro, risponde che lui non si sente affatto un miliardario. La ricchezza è assaporare le cose belle della vita. Così si è comprato una fattoria di 500 ettari, tira su galline, scrofe, mucche. Beve il vino che produce e mangia le verdure dell'orto.



PHIL JACKSON

Dal sito del libro Bulls Portrait of an Era, acquistabile on-line

Per acquistare "Sacred Hoops: Spiritual Lessons of a Hardwood Warrior" di Phil Jackson, Hugh Delehanty, Bill Bradley.
O "The Gospel According to Phil : The Words and Wisdom of Chicago Bulls Coach Phil Jackson - An Unauthorized Collection by Phil Jackson", di Dave Whitaker rivolgersi invece ad Amazon

DAMIEN HIRST
Dal sito della mostra Sensation - Young British Artists from the Saatchi Collection che si è chiusa a febbraio al Museum für Gegenwart di Berlino, quest'opera di Damien Hirst: "Away from the Flock", 1994, Lamm, Stahl, Glas, Formaldehyd-Lösung

Le sorgenti dell'hippismo d'èlite sgorgano in una villa secentesca di Ponzano Veneto. Nell'area di Treviso, Luciano Benetton imperversa come Lorenzo il Magnifico a Firenze all'apice del suo splendore. Sessantaquattro anni, un titolo di senatore (ex) e un nome-marchio secondo il Times "universalmente riconosciuto come se esistesse un mister Coca-Cola", l'uomo United Colors incarna una specie hippy particolare con sintomi vecchi e nuovi della stessa sindrome.

Il mondo di BENETTON
attraverso una rivista
e il suo sito

Capelli che sfiorano le spalle, occhiali da rivoluzionario sessantottino, passione per i viaggi, per le donne (2 mogli e 4 figli) e per l'avventura (avrebbe voluto essere un esploratore), Benetton da sempre ama giocare d'anticipo. I new hippies riabilitano lo sport? Lui da anni possiede un team di Formula Uno, squadre di volley, rugby, ma anche di basket, ovvero lo sport-culto degli ultimi figli dei fiori che hanno eletto a testo sacro il libro di Phil Jackson, coach dei Chicago Bulls.

Oggi tra le mete-feticcio c'è la Patagonia? In Argentina l'imprenditore veneto ha un'azienda di 675.000 ettari, dove alleva le pecore, materia prima del suo impero. L'ultimo avamposto dell'America latina, ovvero la Patagonia, è un'altra delle zone a rischio. C'è infatti un secondo capostipite dello stesso morbo: l'imprenditore newyorkese Doug Tompkins, che negli anni di Hair ha creato il marchio casual Esprit, realizzando una fortuna colossale. Che cosa ne ha fatto? Da tempo ha venduto tutto e si è trasferito in Cile dove ha comprato anche lui una fetta di Patagonia estesa quanto la Valle d'Aosta. Qui, per dare concretezza alla sua proverbiale ecofilantropia, progetta di realizzare un parco naturale di 3000 chilometri quadrati, paradiso dell'uguaglianza tra uomini, piante e animali. (Segue...)

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