Hippy oggi
in collaborazione con

n.21 del 14 maggio 1999
 

Real hippy
di Claudio Castellacci

 

Surfista mistico. Guru non violento. Zingaro sempre alla ricerca dell'onda migliore. John Peck, che negli Anni 70 era un ricercato della polizia federale americana, oggi parla con Dio e ripara auto

Quell'estate del 1962, in California,
la vita per i giovani era ancora molto semplice. Stavi con i greaser o con i surfer. I primi li riconoscevi per i capelli scuri, impomatati, l'aria pallido metropolitana, i giubbotti preferibilmente di pelle. I secondi li identificavi per i capelli biondi bruciati dal sole, la perenne abbronzatura, bermuda e camicia svolazzante di due taglie più grande. I greaser guidavano auto superlucide, supercromate, super rombanti; i surfer giravano con giardinette arrugginite dal salmastro, e tavole da surf che spuntavano dai finestrini posteriori. All'inizio era tutto molto semplice, appunto. La colonna sonora era Good Vibrations e, intorno, la vita scorreva in stile graffiti americani, come quella immortalata, anni dopo, da George Lucas nel film omonimo. I capelli dei ragazzi erano corti, le gonne delle ragazze erano lunghe e svolazzanti. La verginità era ancora u
n valore morale. L'America, la verginità la perderà l'anno seguente a Dallas, Texas, quando John Kennedy, il presidente ragazzo, verrà ucciso non si sa da chi. I capelli dei ragazzi si faranno sempre più lunghi e le gonne delle ragazze sempre più corte. La guerra in Vietnam farà il resto. La ribellione dilagherà per tutto il paese e niente sarà più come prima. La rivoluzione avrà l'aspetto dei figli dei fiori, delle droghe, dell'acido e delle tavole da surf in fiberglass, sempre più facili da maneggiare, sempre più economiche.

John Peck, leggenda vivente nel mondo del surf californiano, era il tipico rappresentante di quella nuova razza che sposava la cultura hippy e la cultura della spiaggia. A 15 anni scoprirà che il surf ce l'aveva nel sangue. La sua prima onda l'aveva cavalcata, appunto, nel 1959 con una tavola di legno di balsa sulla spiaggia di Coronado, a San Diego. E fu la rivelazione della sua vita. Subito dopo, suo padre, militare di carriera, fu trasferito alla base navale di Waikiki, nelle Hawaii e la famiglia Peck si stabilì accanto alla mitica spiaggia di Queen Surf.
Il ragazzo si ritrovò, all'improvviso, immerso nella più avanzata e sofisticata cultura surfistica al mondo. «Waikiki era il paradiso», ricorda John Peck, 55 anni, che incontriamo a Malibu a bordo del suo furgone Volkswagen giallo, reliquia del periodo dei figli dei fiori. «Allora non c'erano molti turisti e neanche troppe costruzioni. La spiaggia era tutta nostra. Buddy Boy Kaohe era il re di Queen Surf. E potevi incontrare miti come Ah Choy, BK, Rabbit e Joey Cabell». Il mito, oggi, è lui, John Peck, surfista mistico, hippy gitano, guru non violento, che dice di parlare con Dio, pratica lo yoga, vive con un sussidio statale e per arrotondare le entrate dà una mano ad un amico che ripara auto.


PRENDI L'ONDA
Nel mare di Topanga, che potete vedere in tempo reale su queste
web cameras

Se non vi accontentate di Topanga, surfline. com è il vostro sito: troverete rapporti sulle spiagge della west e east coast, della Florida, delle Hawaii, di Costa Rica e dell'Australia. E ancora uno shop per surfisti e il servizio di Surf E-lert, gestito da un centinaio di surf reporters che via Internet aiutano a trovare l'onda giusta. Per noi, di oltreoceano, questo è un sito per sognare, in attesa delle vacanze. Muscolosi, abbronzati e maschi, questa è l'iconografia del surfista tipico cui siamo stati abituati da film e serial televisivi, sul genere di "Un mercoledì da leoni". Ma non è vero: guardate questa signora, ad esempio.

O il Paradise Surf shop, creato da quattro donne che hanno fatto della loro passione un business, senza dimenticare né il loro passato di atlete, né la loro appartenenza di genere. Parlano infatti di " sense of empowerment for women athletes". Qui troverete il catalogo, i servizi, la loro storia, mostre ed eventi organizzati dal Paradise.

Se l'abbinata donne e surf vi attira, potete leggere, on line naturalmente, Surfer Girl Magazine

E dire che negli anni Settanta era finito al quinto posto nella ista dei dieci maggiori ricercati dalla polizia federale americana. Di quei guai con la giustizia non ama parlare molto, resta sul vago, dice cose sconnesse, come il fatto che Nixon avesse messo una taglia sulla sua testa perché, all'epoca, viveva in una comune maoista e il potere lo voleva vivo o morto. Dice: «Facevo tutte quelle cose che la polizia federale considerava comuniste, rivoluzionarie, sovversive, roba da alto tradimento». Una volta venne arrestato per aver "liberato" un'intero carico di pane che era stato depositato di fronte a un fornaio di Wailuku per distribuirlo alla gente del paese.

Se il sogno diventa realtà, e avete in programma una vacanza a partire da Los Angeles, verso Santa Monica, Malibu, Topanga, date un'occhiata, ma vi ci vorranno ore, a queste pagine di Jennifer Godwin presso il web della Stanford University, ricchissime di link: il viaggio virtuale può farvi dimenticare di salire sull'aereo.

Il nome
è un programma:
I love L.A

 

 

Un'altra volta "liberò" un carico di droga e lo regalò alla comunità hippy della zona. Quella volta non furono solo i federali ad avercela con lui, ma anche gli spacciatori. Come fece a cavarsela? John si trincera dietro: «Ero protetto dallo scudo di Cristo». E quando non è Cristo, è Dio direttamente a proteggerlo o a parlargli, come una volta a un concerto di Jimi Hendrix o come quando Dio gli disse che doveva uscire dalla prigione di massima sicurezza dove lo avevano rinchiuso i federali. Lui dice di essere scappato cinque volte di prigione usando tecniche yoga che lo rendevano invisibile. Fatto sta che John Peck finì all'ospedale per malattie psichiatriche dove fu deciso di ritirare tutte le accuse contro di lui e far partire la richiesta per una pensione di invalidità come disabile mentale. (Segue...)

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