A morte l'umanità
nel nome di Gaia
di Carlo Formenti

L'America è la patria di Gaia. Negli Stati Uniti le teorie che attribuiscono alla Terra le prerogative di un organismo vivente, o addirittura proprietà mentali sui generis, se non una vera e propria consapevolezza, hanno reclutato più seguaci che in ogni altra parte del mondo. Nella maggior parte dei casi, non si tratta di persone che condividono le tesi scientifiche di James Lovelock, bensì dei fedeli di una vera e propria religione, inserita nella più ampia cornice della spiritualità New Age o assunta a dogma da bizzarre sette neopagane.
L'incredibile varietà d'implicazioni culturali, sociali, etiche e politiche che ne vengono fatte derivare, impedisce di attribuire una precisa connotazione ideologica al culto. In altri servizi, abbiamo visto come la versione "cibernetica" di Gaia, elaborata dalla corrente tecnognostica di New Age approdi addirittura a concezioni antiecologiste, o come sposando Gaia alla mistica di Teilhard de Chardin si sposti l'attenzione dalla rete degli ecosistemi naturali alla rete di Internet. Analizzando quelle concezioni, avevamo messo in luce la difficoltà di attribuire loro un colore politico, dal momento che mescolano posizioni liberiste e libertarie tipiche, rispettivamente, della destra e della sinistra americane. Un'ambiguità che ritroviamo sul fronte opposto delle concezioni ecologiste e animaliste radicali e antitecnologiche, come vedremo in questo servizio, dedicato ai gruppi che considerano l'estinzione della specie umana come l'unica via per salvare l'ecosistema planetario.


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