Chris Ofili
Abbecedario

Chris Ofili è il vincitore dell'ultimo Turner Prize (dicembre 98), il premio che in passato ha consacrato le stelle dell'arte britannica, da Damien Hirst a Gilbert & George fino a Malcolm Morley e Lucien Freud.
Ofili aveva già provocato uno scandalo nel 1997, quando i suoi quadri di sterco di elefante, brillantini e ritagli porno avevano attirato gli strali dei visitatori della mostra Sensation, che raccoglieva la pattuglia più nutrita e irriverente dei Young British Artists.
Nel 1998 l'Inghilterra gli dedica una mostra retrospettiva alla Serpentine (nel cui catalogo è pubblicato questo abbecedario) e gli consegna il più prestigioso premio per la pittura. Ofili risponde scuotendo il capo e chiedendo sfacciatamente "Dov'è il mio assegno?", giocando come sempre con lo stereotipo dell'artista di colore, servo e padrone del sistema dell'arte. Un nuovo Basquiat progettato a tavolino, con un occhio alla blaxploitation anni Settanta e uno al cinismo anni Novanta. Quello che segue è un suo personale dizionario, una sorta di minienciclopedia autografa del suo lavoro.

Gli acquerelli di Chris Ofili sono ora in mostra in Italia presso la galleria Le Case d'Arte di Milano.

© Chris Ofili & Serpentine Gallery

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Turner Prize

Un articolo di Philippe Broad

Afro
Di solito la gente si avvicina ai dipinti e dice: "Oh, giusto, sì, riconosco questo e quest’altro, yup, perfetto". Ma in un certo senso il taglio di capelli Afro si succhia fuori tutta la riconoscibilità e dà a tutti i miei personaggi lo stesso stile. Non è un modo per identificare le facce, ma per dissolverle.

Alì Muhammed
C’è una scena in When We Were Kings che ti fa pensare ai pugili in un modo completamente nuovo. I pugili sono simultanei: sono lì e si guardano combattere. Muhammed Alì aveva capito che la telecamera era una finestra sul mondo: era superintelligente. Si vede che aveva in mente le strategie della comunicazione. Alì si vedeva dall’alto: si guardava mentre era guardato.

Add N to X
Tra il 1988 e il ’91 vivevo a Chelsea con Steve. E il primo anno dividevamo anche lo studio. Registrammo Add N to X insieme a dicembre o a gennaio più o meno. Io ho scritto le parole: cantavo in un vocoder. Ci eravamo inventati delle strane equazioni. Tipo "Prendi Add N to X più Barry, meno Ann, diviso per Steve per merda di elefante uguale merda elettronica". L’equazione era un misto delle mie idee divise con quelle del gruppo e della loro musica.


Bibbia
Seguono le risposte di Ofili a un questionario di Time Out, pubblicato nel n. 1412, Settembre 1997.

Nome: Chris Ofili
Data di nascita: "I giorni di Erode il Re" Matteo 2:1.
Quante ore alla settimana dedichi al lavoro?
"Quaranta giorni e quaranta notti" Matteo 4:2.
Qual è la media annuale delle tue entrate?
"Cinque pani e due pesci" Matteo 14:17.
La pittura è morta?
"Vanno tutti nello stesso posto: sono polvere e polvere ritorneranno" Eclessiaste 3:20.
Quale mezzo di trasporto usi più spesso?
La mano di Dio
Se non fossi un artista, cosa faresti?
"E chi può sapere se sarà un uomo saggio o uno stupido" Eclessiaste 2:19.

B.I.G. Notorius
In The Ten Crack Commandments dal disco Life After Death, B.I.G. rappa: "Non lo hai mai sentito prima, non devi mai sballare con la roba da piazzare", che poi è un campionamento da un pezzo dei De La Soul. In Somebody’s Gotta Die, stesso disco, c’è lui seduto lì che si chiede "Come fare a vendere tanti dischi quanti Snoop". I rapper sanno come si ascoltano i loro dischi e quindi ti danno quello che vuoi. In un disco Redman dice: "Schiaccia Rewind se sto pezzo non ti ha sballato".

Blaxploitation
Mi sono comprato i biglietti per una rassegna di blaxploitation al NFT. E me li sono visti tutti. Era tutto violentissimo, negro di qua, puttana di là, tette e culi ovunque. Non ho ancora visto Jackie Brown, ma non sono tanto sicuro che si possa ancora fare un film blaxploitation. In Coffy c’è questa grande scena con un personaggio che esce da una limousine, con un completo marrone e giallo. La musica lo segue: è una donna che canta "George, George, arriva George". Non canta altro.
Insomma George ha la propria musica fuori campo. In Black Caesar c’è la più incredibile scena di ammazzamenti: la macchina da presa lo segue, gli sta incollata. È da lì che Tarantino ha preso tutte le sue idee. Per Mandingo c’era un casino di gente, mi sa che è un culto gay: ci sono queste scene con gli schiavi messi in fila che vengono venduti. Insomma questi film non li fanno più. C’è Susan George che recita la parte di una donna che si fa inchiavardare dal Mandingo: lui è una specie di pugile che non gli piace picchiare la gente. È un selvaggio sensibile. Mandingo credo venga da Mango, dall’idea più africana che ci sia. Il mio lavoro, il mio progetto non è certo politicamente corretto, e in questo senso si collega alla blaxploitation. Cerco di creare qualcosa di cui si possa ridere. Ti permette di ridere di problemi che in fondo sono seri.

Captain Shit
È un supereroe quindi deve essere forte: ha un costume davvero stupido e ci sono tutte queste mani che cercano di raggiungerlo. Lo amano così tanto che tutti vogliono un pezzo di lui. Il dipinto immette nella cornice del dipinto stesso il modo in cui quella serie è stata accolta dal pubblico.
E quando spegni le luci, il dipinto si trasforma: Captain Shit diventa una nuvola di colore, uno strato leggerissimo, come un voce molto soft distesa su un tappeto sonoro. Se spegni le luci c’è una specie di linea di basso che si snoda in tutto il dipinto.

Droghe
Quando sto in studio, uso acqua di sorgente Glencairn. La compro da Safeways e me ne prendo quattro casse alla volta. Bevo acqua e tè alle erbe. La gente dice che i miei dipinti sono collegati alla droga, probabilmente perché sono troppo pieni, sono una botta. Qualcuno è venuto in studio e ha iniziato a parlare del modo in cui combino le cose nei miei lavori: una foto di un giornale, e poi della pittura e un pezzo di merda di elefante e un po’ di brillantini. A me sembra più che logico, anche se sembra davvero illogico quando cominci a separare le cose e a pensare da dove vengono.

Energia (campi di)
Mi piacciono i graffiti, ma ho sempre cercato di arricciarli un po’.

Ford Capri 1600 XL
Un sottile velo di vernice verde e sembra sempre nuova.

Hip Hop Interludes
Gli interludi sono un aspetto importantissimo nel hip hop. Sono come dei brevi film che ti proietti da solo, tutto nella tua testa. De la Soul is Dead, il disco, è una specie di gigantesco cartone animato. Mi ricordo quando l’ho messo su la prima volta e mi sono messo a immaginare questi tizi in un vicolo che se ne stanno lì ad ascoltare il disco, lo stesso che stai ascoltando tu, finché uno non butta via il disco e c’è un ragazzo a cui piace e loro gli spaccano la faccia. In The Doctors Room di Dr Dre c’è lui che è lì con una tizia e stanno scopando. In Doggystyle c’è Snoop che se ne sta seduto davanti alla televisione e continua a cambiare canale finché trova questa specie di gioco a premi che diventa l’inizio della canzone seguente. Io ascolto tutta questa roba e ti immagini un sacco di roba e c’è Mobb Deep che ti racconta una storia su questa vita oscura, tipo fine secolo. E tu te la immagini. Oppure prendi Hardcore di Lil’ Kim, è incredibile, mi piace un sacco l’idea del disco: comincia con un tizio che va al cinema, in un drive in, e va a vedere un film che si chiama Hardcore di un regista che si chiama Lil’ Kim e naturalmente è il disco che stai ascoltando. Insomma guardi la musica.

Jet
Mi piace che non sia mai cambiato. Non lo leggo quasi più, ma ci trovo un sacco di materiale. È un po’ come ascoltare del pessimo rock. Guarda, questo è un articolo di Jet sui tagli da rasoio: "Ecco i nuovi modi per evitare i tagli da rasoio". E poi hanno la Bellezza della Settimana oppure i prodotti per capelli: il lettore luma la bellezza della settimana e poi si compre un prodotto per stirarsi i capelli. "Non ci sono miracoli contro i tagli da rasoio" dicono. È rap allo stato puro.

King’s Cross
Vivo qui dall’aprile dell’anno scorso. Prima stavo a Chelsea Harbour, ci sono stato per tre anni e mezzo, proprio di fianco al fiume. Mi faceva schifo qui quando mi sono trasferito. Qualsiasi cosa succeda in un cesso pubblico, succede anche qui, ma peggio. Per dire, la prostituzione è una costante, anche qui, proprio nel parcheggio dietro casa. Mi sono trasferito qui in primavera e in estate c’è sempre un via vai di clienti. Si nascondono in quell’angolo del parcheggio e via sesso completo, seghe, pompini in pieno giorno, con un caldo boia, o alla sera, in piena notte, al mattino presto, a volte anche quando piove. Mi basta uscire sul balcone: guardi giù, è come essere a teatro. Qui è un po’ riparato, quindi è come essere in un teatro dove riesci anche a vedere le quinte. All’inizio pensavo fosse tremendo. Ho sempre vissuto in città: vengo da Manchester e mi sono trasferito a Londra. Pensavo di sapere tutto sulla città. Ma arrivo qui e ho pensato: "Questa è vera merda". Poi ho letto un libro di Iceberg Slim che si intitola Pappone: era un romanzo, una descrizione perfetta della vita dei papponi e mi ha insegnato a guardare questa realtà come se fosse un romanzo. Così ho iniziato a filmare le cose che succedevano nel parcheggio per trasformarle in qualcosa di più flessibile, diciamo, qualcosa che fosse meno diretto: era un modo per togliermelo dalla testa. Ho fatto un casino di video e da lì ho preso un sacco di idee per la mia mostra a Berlino nel novembre del 1996.

Lil’ Kim
Volevo fare un dipinto di quella scultura, del Pensatore. Il tizio che pensa alla matematica: bravo, continua così, pensaci, tanto non importa. Comunque il mio dipinto deriva da Lil’ Kim, dalla sua artificialità. Lei è bassa, piccolina, come una pallina, e ha le mani minuscole e grassocce con delle unghie lunghe così. Il pensatore si chiama Georgia in realtà: viene da una foto di The Best of Big & Black, n. 2, 1997, p. 31. Volevo fosse seminuda come Il pensatore e così mi sono chiesto cosa farle mettere: doveva mettersi qualcosa di veramente fuori, le scarpe da tennis dovevano essere dello stesso colore dei capelli e del rossetto. Doveva essere così fuori che se una persona l’avesse incontrata davvero doveva dire una cosa tipo "Oh, cristo. Che cavolo ti sei messa? Sei fuori?". Insomma doveva essere qualcuno totalmente orgoglioso del proprio corpo, che lo decorasse con un casino di colori. Anche se l’ho inventata, ci sono personaggi come lei: li trovi in East London o in South London. E poi le ho fatto questi dentini che le danno un’espressione dolce ma non riesci a capire cosa sta pensando veramente. Mi piace pensare che questi dipinti siano collegati con ciò che succede oggi, alla musica. È arte, ma si collega alla cultura pop. E penso che a Lil’ Kim piacerebbe un casino.

Mothership Connection
Continuavo a rivedere il film Mothership Connection: lo lasciavo su, come un sottofondo, anche mentre lavoravo. L’ho rivisto così tante volte che alla fine ne ho tratto un dipinto gigantesco. Era un lavoro sugli spazi bianchi tra un pattern e l’altro.

Notting Hill
Ho visto Foxy Brown al carnevale di Notting Hill nel 1996. Un anno dopo ho visto Lil’ Kim in concerto con Lil’ Caesar. Ha una carica di energia incredibile, come se fosse posseduta. Sale sul palco ed è come se ti tirasse un pugno in faccia per svegliarti fuori. Al carnevale di Notting Hill ho visto anche Busta Rhymes: è un posto un po’ pericoloso, ma ci sono un sacco di aspetti interessanti.

Optical
Viene tutto da Picabia. Lui è una mia fonte di ispirazione da un sacco di tempo. Sono pazzo di lui. Ha esplorato tutte le possibilità. Penso che la gente lavori ancora guardando a lui. Ha avuto la capacità di attraversare tutto, presentando tutte le possibilità della pittura. E poi aveva un casino di macchine e barche. Era un gran giocatore.

ofili1.gif (52050 byte)Pappone
L’invito per la mia mostra a Berlino viene da una canzone di Big Daddy Lane, Pimpin’ Ain’t Easy, dal disco It’s a Big Daddy Thing. Ma la strofa completa, "Fare il pappone non è facile, ma certo è divertente", viene da Dreams of Fucking an R n’ B Bitch di Notorius B.I.G.. Nella mostra di Berlino ho esposto tre quadri con delle donne, Blossom, Foxy Roxy e She, insieme a un pappone. Foxy Roxy ha i capelli biondi e gli occhi blu, ma le ho fatto i capelli neri con le tette rosa per suggerire qualche esperimento genetico. Sullo sfondo ci sono dei ritagli da un giornale porno con le tette bianche che sembrano una specie di DNA visto al microscopio. Foxy Roxy è la prima ragazza del pappone: è quella che controlla le altre ragazze della scuderia. Non avrei mai fatto questi quadri se non mi fossi trasferito a King’s Cross. È un lavoro che deriva da lì. Era estate, tenevo le finestre aperte e sentivo gente che diceva cose tipo "Ehi, perché non andiamo in questo parcheggio qui dietro?". E ce ne erano di tutti i tipi: giovani, vecchi, gente vestita casual, ma anche in giacca e cravatta. Le puttane sono quasi tutte delle ragazzine bianche, dall’aria un po’ sbattuta. Le vedo spesso farsi di qualcosa. Fanno un pompino poi tornano indietro e si fumano un po’ di crack. I papponi sono tutti dei tizi piuttosto giovani, neri, ventenni o trentenni; di solito fanno anche gli spacciatori. Il pappone ha un espressione un po’ da pagliaccio. È un cazzo, un pappone cazzo con la faccia patetica e un po’ disperata. L’ho dipinto con un finto oro perché fosse un po’ divertente e patetico allo stesso tempo. Pimpin’ Ain’t Easy è pieno zeppo di un sacco di personaggi, tipo Quincy Jones, Tiger Woods, Michael Jordan, Evander Holyfield, Scotty Pippin, Louis Farrakhan. Non è che voglia dire che questi tizi sono tutti dei papponi. Dico questo perché è venuto a trovarmi un tizio americano di un museo di Harlem e mi ha detto che se esponessi questo quadro in America Michael Jordan forse non mi farebbe causa, ma la Nike di sicuro sì. Ma quella è l’America: fanno causa a chiunque.
Vedi, i papponi cavalcano le gambe delle donne. Sono come degli insetti schifosi e viscidi. Hanno le loro donne e dipendono da loro. Sono insinuanti e antipatici. Molto antipatici. Alcuni spacciano, altri sono sballati. Vivono per strada.

Porno
Blossom viene da una foto in bianco e nero pubblicata su Black Magic, n. 8, 1994. Il fatto che mi piace di questa foto, rispetto chessò a quella di Alec Wek sulla copertina di Trace, è che è una grande foto, ma è un po’ troppo completa per i miei gusti, troppo sigillata, troppo perfetta. È un po’ sfumata, i colori non sono definiti. Quindi mi sono concesso di arrivare a un certo punto, di cambiare alcune cose, aggiungere il bouquet. E l’ho mischiata con altre immagini di Naomi Campbell con un fiore rosso nei capelli, di quando era svenuta e dicevano che si drogava. Compro giornali porno nei negozi qui in giro, quelli con le tende alla porta di ingresso. Il primo locale è una specie di libreria: entri, vai in fondo al negozio e scopri che non è una libreria, è un’altra cosa. Popcorn Tits è stato il primo lavoro di questo genere, volevo fare qualcosa che giocasse sulla bellezza e l’attrazione, ma anche con le idee di bellezza, con chi decide cosa è bello e cosa non è attraente. È da qui che viene anche l’idea dello sterco. Volevo fare un dipinto divertente, con le tette che galleggiano in giro. Quando ho visto Coffy, il primo film blaxploitation che abbia mai visto, ho pensato subito che fosse collegato con Popcorn Tits, perché ci sono queste tette dappertutto ed è piuttosto divertente. C’è una scena in Coffy in cui c’è una rissa tra donne e ogni volta in cui una ragazza cade, le scappano fuori le tette. Il pubblico continuava a ridere perché è una situazione divertente, ma anche patetica se vuoi, affascinante ma anche repellente perché stanno litigando e c’è cibo dappertutto. Quella scena mi ha aperto nuove possibilità perché mi ha convinto a mettere cose un po’ porno, pur lasciandole in controluce, sotto la superficie del dipinto, trasformandoli in una parte della composizione.
Poco dopo ho dipinto The Holy Virgin Mary che è andata anche a Sensation. Il punto di partenza era il modo in cui si parla delle donne nelle canzoni gangsta rap. Volevo giustapporre il profano dei video porno e la sacralità della vergine. Ed è importante che sia una madonna nera. Mi sono concentrato più che altro sugli scatti dei culi e delle fighe da dietro, giocando con la sessualità della Vergine Maria: volevo proprio sbatterla in faccia allo spettatore. In effetti mi ero accorto che nei giornali porno per neri ci sono un casino di scatti da dietro. Tutto è messo lì in bella evidenza. Volevo fare una versione anni Novanta della Vergine Maria e allo stesso tempo creare una versione molto diretta della madre di Cristo. Tutte le forme dei suoi abiti e il taglio di capelli sono tipo vagine, vagamente floreali. Andavo praticamente tutti i giorni alla National Gallery nella Sainsbury Wing per vedere le maternità di Van Eyck. Più che altro mi interessava l’immagine dei seni. I seni scoperti alludono alla maternità, ma allo stesso tempo sono dettagli molto carichi di sessualità. La madre è dipinta come una donna angelica, bellissima e passiva, pura ma anche molto attraente. Penso che la Vergine Maria fosse una scusa per insinuare la pornografia nella case di questi santissimi preti e di tutti i timorati di dio. Quindi ho pensato che una versione anni Novanta dovesse permettere alle immagini porno di apparire in superficie. E poi ci sono queste forme sferiche che le girano intorno: penso siano come delle farfalle che le svolazzano intorno, ma qualcun altro ci ha visto degli angeli. Quindi gli angeli sono stati sostituiti da queste foto di culi ritagliate dai giornali porno. E penso sia davvero un quadro bellissimo, pieno di contraddizioni. Forse è per questo che lo hanno frainteso in molti.

Punti
Ho iniziato a usare i puntini nel 1992; quando sono stato in Zimbabwe e ho visto i dipinti nelle caverne Matopo: una parete alta due metri e lunga sei, tutta coperta di puntini rossi, gialli e blu; l’avevano dipinta con dei pigmenti e un bastoncino appuntito, probabilmente l’autore era qualcuno che non andava fuori a caccia e l’avrà dipinta ascoltando un po’ di musica. È una parete astratta, veramente astratta, non c’è nulla di concreto: è uno stato d’animo tradotto in un oggetto visivo, grazie all’uso ripetitivo dei puntini.

Ready-made
Lo sterco è il ready-made del culo dell’elefante. Lo fai essiccare ed è pronto per essere usato.

turner98.jpg (8974 byte)Sampling
Stavo leggendo questo articolo in Flash Art e c’era un artista che ha detto una cosa tipo: "Ho intinto il mio pennello in un barattolo di nero e mi sono ritrovato con il ritratto di questa persona di colore nel mio studio". E mi sono chiesto: "Tutto qui?". Nello stesso periodo continuavo a pensare a Biggie che ha inciso Hypnotise e tutti gli dicevano che non poteva fare un remake di una canzone di Snoop. Allora ho pensato di fare un remake del dipinto di quel tizio e l’ho chiamato Tony Blackman. Nella musica contemporanea tutto può essere ripreso, campionato: volevo portare la stessa logica nella pittura contemporanea. Posso fare una mia versione dei dipinti altrui, aggiornandoli ai miei interessi. Biggie ha fatto quel pezzo che non parla di Snoop, non è niente di personale. Non c’è niente di personale, mi limito a usare un’immagine, tutto lì.

Tyson Mike
Tyson è la star di Afrodizzia (prima versione): vuol dire che ho stampato la sua faccia su un pezzo di sterco. Non può più sfuggire da se stesso. Tyson è una storia triste, una versione anni Novanta delle storie del ghetto. È stato cresciuto dal proprio allenatore e finisce in galera per stupro. Era un amico del rapper Tupac Shakur che finisce morto sparato dopo un incontro di Tyson. E poi c’è la storia dell’orecchio morsicato di Evander Holyfield. Era la sua ultima occasione, un modo per uscire che invece diventa un nuovo baratro in cui sprofondare. Nessuno l’aveva preparato alla fama: è una vittima di se stesso.

Wandsworth Guardian
Imprint 93 è una serie di libretti fotocopiati, prodotti da un tizio che si chiama Matthew Higgs. Il mio libro, Black, è un collage di pagine del Wandsworth Guardian, uno di quei giornali che ti regalano ogni settimana, quelli che trovi sotto la porta. È una di quelle cose che di solito getti via. Di solito descrivono qualche crimine locale e ti presentano il cattivo. Le descrizioni sono sempre molto brevi perché non riescono mai a beccare il cattivo e quindi cosa diavolo possono dirti, no? Le descrizioni sono troppo brevi per riconoscerlo, tipo: "Il ladro aveva 23 anni, nero, alto uno e settanta". È troppo generico, perché preoccuparsi? Oppure: "Ha lasciato i suoi due figli quando una donna nera ha colpito". Colpito cosa? Davvero, non capisci mai cosa vogliono dirti. Cosa dovrei pensare? Oh, sì, conosco quella donna, l’ho vista colpire. Oppure, tipo, sono tornato a casa e stavo giusto dicendo a mia moglie che c’era questa negra che ha colpito. L’idea di raccogliere queste cose è un modo per presentare un documento ambiguo. Forse è propaganda razzista. Forse questo giornale lo sponsorizza il British National Party. Non so, cercherò di scoprirlo.

Wu-Tang Clan
Il loro sound è incredibilmente malinconico. Siamo alla fine del secolo e stanno leggendo una specie di discorso su come stanno davvero le cose. RZA è un compositore incredibile: è così emotivo. La musica crea le parole. Sei in macchina e senti questa musica stranissima e pensi: "Quello deve essere stato un errore". Ed è proprio in questi momenti che la musica prende vita. Dovrebbe entrare tra le materie di quel programma, di Mastermind. Tipo: "Che materia ha scelto? Wu-Tang Clan. Bene, ha tre minuti di tempo. Mi parli del Wu-Tang Clan nel contesto del rap degli anni Novanta". Prima o poi lo faranno, magari tra dieci anni. Il Wu-Tang Clan è una specie di laboratorio, un laboratorio del hip hop. Hanno uno studio, si chiama Wu Mansions e lì fanno tutti i loro esperimenti.

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