MIR
Viaggio al centro della mente

di Carlo Formenti



Che ne è dell'arte nell'era dei viaggi cosmici e del cyberspazio? La Galleria Civica di Bolzano celebra la sua inaugurazione ospitando "MIR. Arte nello spazio", una mostra curata da Ernesto Francalanci e Roberto Masiero che tenta di rispondere alla domanda.

La mostra, che durerà da sabato 27 novembre al 31 dicembre (ma è destinata a proseguire in altre città italiane) offre un catalogo imponente: saranno presenti (attraverso opere, video, installazioni, performance, computer animation, ecc.) una settantina di artisti (fra cui Laurie Anderson, Alberto Burri, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Nam June Paik, Man Ray, Stelarc, Wolf Vostell, Andy Warhol) grazie ai prestiti di musei, gallerie e collezioni private di tutto il mondo, mentre l'apparato tecnologico e scientifico si avvale, fra gli altri, dei contributi del MIT, del Media Lab di Cambridge e della Carnegie Mellon University di Pittsburgh.

Ad aleggiare sulla Galleria Civica e sui padiglioni della Fiera di Bolzano che ospiteranno l'evento, sarà però soprattutto l'ombra di Stanley Kubrick. Sia perché i visitatori incontreranno lungo il percorso quattro "monoliti" (realizzati da Luciano Penna, Giulia Battisti, Karin Welponer ed Helmut Rainer) che rievocano il fatidico oggetto di "2001 Odissea nello spazio", sia perché la mostra sposa la tesi della coincidenza fra viaggio cosmico e viaggio mentale, fra stelle e neuroni, che il regista da poco scomparso espone nelle sequenze finali del suo capolavoro.

L'esplorazione del concetto di spazio che l'arte ha condotto lungo tutto il Novecento si concluderebbe, insomma, con un'implosione che vede precocemente "collassare" la dimensione cosmica - appena dischiusa dalle imprese russe e americane - nello spazio mentale. Così l'anticipazione visionaria di Kubrick ha trovato conferma nell'avvento del cyberspazio, dimensione virtuale dell'interconnessione fra milioni di cervelli umani.

Tuttavia le suggestioni della science fiction non si manifestano solo attraverso gli omaggi a Kubrick: i continui riferimenti, a partire dal titolo della mostra, all'odissea della MIR - la stazione spaziale russa ormai disabitata in attesa di scendere a dissolversi nell'atmosfera, che Francalanci definisce "stupendo relitto già archeologia spaziale" - testimoniano il debito nei confronti di altri autori.
Come James Ballard, poeta delle rovine del futuro e pioniere di quella trasmigrazione dell'immaginario dallo spazio esterno allo spazio interno che l'estetica cyberpunk si sarebbe incaricata di completare.

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