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La storia è molto semplice: nelle acque del Lago Vittoria in periodo relativamente breve, circa 12.500 anni, si sono formate centinaia di specie, oltre 500, di un piccolo pesce, il furu (ciclidi della famiglia Haplochromis). |
Il fatto
è di per sé significativo, perché il tempo che i furu hanno impiegato
per formare nuove specie è il più breve mai registrato tra i vertebrati.
Ma ancor più significativo è che per l'intervento dell'uomo è stato introdotto
nel lago un pesce predatore, la perca, che in pochi anni, dal 1954 alla
fine degli anni '80, ha portato alla scomparsa di tre quarti della popolazione
dei furu e della maggior parte delle specie. La diffusione della perca
consente di sviluppare sulle sponde del lago una vera e propria industria
legata alla pesca, e quindi valutata in modo positivo dalle popolazioni
locali, ma altresì modifica in modo radicale un ecosistema unico al mondo.
Goldschmidt
arriva in Tanzania nel 1981, sulle sponde del Lago Vittoria, nel golfo
di Mwanza, per una ricerca sul campo, resasi necessaria agli occhi degli
scienziati olandesi a seguito di un progetto di pesca intensiva ideato
dalle autorità locali e dei Paesi Bassi e finanziato con i fondi per la
cooperazione allo sviluppo. Ma i primi due zoologi arrivati, nel 1975,
Anker e Barel, dopo aver attraversato la savana sulle orme del viaggiatore
ottocentesco Speke,
e del compagno Burton, capirono che
l'Africa non era per loro, e tornarono velocemente al caldo, moderato,
del loro laboratorio di Leiden, spedendo in loco giovani ricercatori appassionati,
nella cui schiera Goldschmidt si ascrive. |
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