5 SENSI +1
di Simona Zazzetta


Un sistema analogo, con funzioni diverse, esiste anche nei Mammiferi ed è generalmente chiamato organo vomeronasale; è costituito da due condotti allungati posti a destra e a sinistra del setto nasale, che si aprono solo anteriormente, attraverso uno stretto dotto, nella cavità nasale. Una forma di comunicazione chimica si verifica tra le femmine di topo che, emettendo chemiosegnali attraverso le urine inibiscono la fertilità di altre femmine, mentre i maschi inducono la pubertà delle femmine immature.

Strutture di questo tipo sono state osservate nel feto umano e sono state messe in relazione alla formazione del legame tra madre e figlio. In seguito a studi anatomici, anche in individui adulti è stata riscontrata la presenza di due minuscole cavità su entrambi i lati del setto nasale, la cui attività sensoriale rispondeva positivamente a stimolazioni chimiche e indipendentemente dalla percezione olfattoria.

 

Schemi del sistema dell'organo vomeronasale nei serpenti, nei mammiferi e nell'uomo. La comprensione di alcune parti del testo presuppone delle conoscenze di neurofisiologia. Un errore nell'inserimento delle immagini crea una ridondanza degli schemi proposti.

Una pubblicazione del 1998 di un gruppo di ricercatori brasiliani di chirurgia plastica: si tratta di uno studio effettuato su cadaveri, documentato con analisi istologiche e fotografie un po' forti

Le connessioni nervose con l'encefalo non sono ancora chiare, ma i ricercatori ipotizzano un sistema olfattorio accessorio in grado di tradurre, a livello inconscio, gli stimoli proiettati dall'organo vomeronasale e modificare l'attività del sistema neuroendocrino.

Negli anni '60 il Dott. Berliner un ricercatore dell'Università di Utah intuì, casualmente, che alcune sostanze prodotte dall'uomo potevano modificarne il comportamento sociale. Egli studiava l'epidermide umana e si procurava il materiale grezzo raschiando, all'interno di ingessature, i residui di pelle lasciati da sciatori sfortunati, da cui estraeva numerosi composti chimici che poi conservava in flaconi privi di tappo. Durante la ricerca notò che i ricercatori che lavoravano nel suo laboratorio apparivano più socievoli e più rilassati del solito, ma non riusciva a trovare una spiegazione a tale cambiamento. Solo qualche mese dopo decise di tappare il contenitore e suffragò la sua intuizione: i suoi collaboratori tornarono rapidamente alla loro burbera normalità.

La prima dimostrazione scientifica che anche negli esseri umani potesse esistere una forma di comunicazione chimica venne dall'osservazione del sincronismo del ciclo mestruale in alcune donne che vivevano insieme. Uno studio realizzato da Stern e McClintock (pubblicato su Nature nel 1998) verificò che, in condizioni sperimentali, l'esposizione, durante particolari fasi del ciclo, ad alcuni composti inodori secreti nella zona ascellare di "donatrici", poteva modificare la durata del ciclo stesso. Tali composti prodotti da ghiandole apocrine, assimilabili, per le loro caratteristiche ai ferormoni, e percepiti inconsciamente dai soggetti, erano in grado di influenzare una funzione fisiologica regolata dal sistema ormonale.

Tutto ciò, oltre ad aprire nuove possibilità di ricerca - prevenzione della gravidanza, cura della sterilità, aromaterapia - stimola delle considerazioni sulla complessità dei comportamenti umani. Anche se le forme di comunicazione predominanti passano attraverso la vista e l'udito, non si può escludere la possibilità di una comunicazione chimica inconscia, ancora inesplorata, che vada oltre i cinque sensi e che potrebbe comunque essere una componente importante della normale percezione del mondo. Per ora rimane un dubbio: fino a che livello questo linguaggio chimico può influenzare i nostri rapporti sociali?

Torna indietro

Torna al sommario