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Oggetto
delle proprietà "miracolose" della radioattività furono anche piante e
animali. Si irraggiarono infatti animali con lo scopo addirittura di farli
ingrassare e si trattarono piante con i raggi per fertilizzarle, per stimolarne
la crescita e per difenderle dai parassiti.
Sembra incredibile quanto questa tendenza fu dura a morire, nonostante
gli studi scientifici successivi dimostrarono i danni e gli effetti biologici
delle radiazioni. Basti pensare che in un articolo pubblicato su "Epoca"
il 29 dicembre 1957, uno dei padri della Biologia italiana, Adriano Buzzati
Traverso, ancora sosteneva le "future sorti progressive" di tali trattamenti
e tecniche. Leggiamo a pagina 46:
"Queste
considerazioni di prudenza, che certamente valgono nel caso dell'uomo,
perdono di valore quando le estendiamo al mondo animale e vegetale. A
questo livello possiamo permetterci il lusso di sacrificare grandi numeri
di individui, sottoponendoli a fortissime dosi di irradiamento, nella
speranza di riuscire a individuare qualche rarissimo mutante che possegga
qualità vantaggiose rispetto agli attuali prodotti agricoli".
Buzzati
Traverso pensava infatti che tali studi sugli effetti delle radiazioni
avessero un notevole valore non solo teorico ma anche pratico e cita,
nel suo articolo, un "notevole" esempio: un campo di frumento del Messico,
in cui si era riusciti a ottenere (grazie a una mutazione indotta da radiazioni
ionizzanti) una nuova specie del cereale, resistente a determinate malattie.
E non è finita, nella didascalia di una foto di un grappolo d'uva irradiato
con raggi gamma, sostiene che simili mutazioni potevano avere un "notevole
valore economico" in quanto "si può giungere al miglioramento della qualità
di un prodotto" e "gli esperimenti che si conducono per ottenere qualità
dotate di nuove caratteristiche hanno grande importanza per l'agricoltura".
E ancora:
"procedendo
su questa strada appena iniziata da qualche anno, possiamo attenderci
sorprendenti risultati nel tentativo di produrre organismi di eccezionale
produttività".
Chissà se
avrebbe detto lo stesso dell'insalata di Cernobyl, ventinove anni dopo…
E
chissà se "Epoca" avrebbe dedicato la copertina al dossier
La radioattività e la vita, con il sottotitolo "Le
conquiste del mondo in cui viviamo".
L'immagine a lato è tratta da questo dossier e rappresenta il cosiddetto
"campo gamma" costituito da un blocco di Cobalto 60 radioattivo messo
al centro e da una serie di vegetali posti "a spicchi" tutti intorno.
Per cercare di capire perché l'immagine della radioattività agli occhi
del grande pubblico - ma anche del mondo scientifico - sia potuta essere
così diversa da quella attuale, si arriva senza dubbio alla conclusione
che la non conoscenza di fronte a nuovi fenomeni porta inevitabilmente
con sé tali rischi. La sperimentazione, per come è definita, esplora nuovi
territori. C'è da chiedersi se la sperimentazione "selvaggia" possa permettersi
di raderli al suolo.
Come, poi, non fare un salto "in parallelo" ai giorni nostri e confrontare
la sperimentazione (perché di questo si tratta) sugli organismi modificati
geneticamente? Chissà se i nostri posteri guarderanno il mais e la soia
transgenici come noi i garofani "mutati". Sicuramente sorrideranno
di fronte ai prodotti di bellezza attuali che hanno quasi tutti a che
fare con il "bio" e che - come certe creme - arrivano fino al punto di
chiamarsi "Bioethic".
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