La salute radioattiva
di Francesca E. Magni


L'epoca d'oro del Radio, in cui si vendevano in farmacia prodotti radioattivi, ci porta a meditare sulla nostra, in cui tutto è "bio" se non "transgenico".

"La crema Tho-Radia. Di bellezza perchè curativa; a base di Torio e Radio, dalla formula del dottor Alfred Curie. Esclusivamente in farmacia. Campioni gratuiti su richiesta".


Potere della pubblicità. Siamo nel 1920 e i negozi di tutta Europa esibiscono in vetrina prodotti radioattivi, venduti per le loro proprietà "miracolose", terapeutiche e Pierre e Marie Curie nel loro laboratorioaddirittura di bellezza. Non è la pagina di un romanzo surrealista, è proprio storia…
Gli anni 20-30 sono stati il periodo "d'oro" del radio, l'elemento radioattivo scoperto dai coniugi Pierre e Marie Curie nel 1898.

Il termine "radioattivo", a sentire le réclames era sinonimo di benefico, tonificante, curativo; si pensava che, preso a piccole dosi, il radio stimolasse positivamente l'organismo.
C'è da chiedersi se, nel caso si fosse chiamato "radiopassivo", il suo successo commerciale sarebbe stato lo stesso oppure no.

I muri delle città erano tappezzati di manifesti pubblicitari di creme antirughe (tra le più famose: Tho-Radia, creata da un inesistente dottor Alfred Curie e la crema Activa), di cosmetici rassodanti dal potere sedativo (come la Radiocremeline), di polveri e creme "per la donna elegante" in grado di arrossare la pelle (come la crema Alpha-Radio), di saponi e dentifrici, tutti rigorosamente con l'etichetta "radioattivo".
Per fortuna, questi prodotti - come ben si aspetta chi, nella nostra epoca, abbia almeno per una volta provato una fantomatica crema "anticellulite" - non mantenevano quello che promettevano, soprattutto per quanto riguarda il fatto di essere radioattivi. Come testimoniano infatti numerosi processi intentati da clienti insoddisfatti, i cosmetici erano "radioattivi" solo a parole e non emettevano nulla, se non profumo.
Diversa è invece, purtroppo, la sorte di chi utilizzò la merce di ditte più "serie": in farmacia si trovavano infatti la Tubéradine per curare la bronchite, la Digéraldine per favorire la digestione, la Vigoradine per lottare contro la fatica, le compresse di Radiumcure per calmare il dolore e impedire le infiammazioni oppure le pillole di Radiovie consigliate agli anemici, ai nevrastenici e agli stressati.

Il prodotto senza dubbio più di successo fu l'acqua radioattiva, che fece la fortuna di molte stazioni termali.
Gli impianti termali si dotarono di installazioni sofisticate che permettevano sedute di inalazioni collettive di circa un'ora l'una e che attiravano molti pazienti. La "cura dei bagni radioattivi", ad esempio, prevedeva circa una ventina di sedute a una temperatura di 35 - 38 gradi due o tre volte la settimana… E dove le acque non erano abbastanza radioattive, erano "ricaricate" artificialmente con radioelementi. Si propose addirittura un'acqua minerale radioattiva "a domicilio" che sgorgava da una fontana costituita da una capsula di sale radioattivo posta al suo interno e in cui l'acqua diventava radioattiva per assorbimento.
Per passare una serata unica, dopo una "buona" bevuta, infine, si poteva andare a teatro a vedere meravigliosi balletti di danzatrici che, con costumi resi fosforescenti da una tintura a base di radio, creavano figure luminose su un palcoscenico buio (successe a San Francisco, tanto per sottolineare che la moda non fu solo europea).

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