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Potere della
pubblicità. Siamo nel 1920 e i negozi di tutta Europa esibiscono in vetrina
prodotti radioattivi, venduti per
le loro proprietà "miracolose", terapeutiche e addirittura
di bellezza. Non è la pagina di un romanzo surrealista, è proprio storia…
Gli anni 20-30 sono stati il periodo "d'oro" del radio,
l'elemento radioattivo scoperto dai coniugi Pierre
e Marie Curie nel 1898.
Il termine "radioattivo", a sentire le réclames era sinonimo di benefico,
tonificante, curativo; si pensava che, preso a piccole dosi, il radio
stimolasse positivamente l'organismo.
C'è da chiedersi se, nel caso si fosse chiamato "radiopassivo", il suo
successo commerciale sarebbe stato lo stesso oppure no.
I muri delle
città erano tappezzati di manifesti pubblicitari di creme antirughe (tra
le più famose: Tho-Radia,
creata da un inesistente dottor Alfred Curie e la crema Activa),
di cosmetici rassodanti dal potere sedativo (come la Radiocremeline),
di polveri e creme "per la donna elegante" in grado di arrossare la pelle
(come la crema Alpha-Radio),
di saponi e dentifrici, tutti rigorosamente con l'etichetta "radioattivo".
Per fortuna, questi prodotti - come ben si aspetta chi, nella nostra epoca,
abbia almeno per una volta provato una fantomatica crema "anticellulite"
- non mantenevano quello che promettevano, soprattutto per quanto riguarda
il fatto di essere radioattivi. Come testimoniano infatti numerosi processi
intentati da clienti insoddisfatti, i cosmetici erano "radioattivi" solo
a parole e non emettevano nulla, se non profumo.
Diversa è invece, purtroppo, la sorte di chi utilizzò la merce di ditte
più "serie": in farmacia si trovavano infatti la Tubéradine
per curare la bronchite, la Digéraldine
per favorire la digestione, la Vigoradine
per lottare contro la fatica, le compresse di Radiumcure
per calmare il dolore e impedire le infiammazioni oppure le pillole di
Radiovie consigliate agli anemici,
ai nevrastenici e agli stressati.

Il prodotto senza dubbio più di successo fu l'acqua
radioattiva, che fece la fortuna di molte stazioni termali.
Gli impianti termali si dotarono di installazioni sofisticate che permettevano
sedute di inalazioni collettive di circa un'ora l'una e che attiravano
molti pazienti. La "cura dei bagni radioattivi", ad esempio, prevedeva
circa una ventina di sedute a una temperatura di 35 - 38 gradi due o tre
volte la settimana… E dove le acque non erano abbastanza radioattive,
erano "ricaricate" artificialmente con radioelementi. Si propose addirittura
un'acqua minerale radioattiva "a domicilio" che sgorgava da una fontana
costituita da una capsula di sale radioattivo posta al suo interno e in
cui l'acqua diventava radioattiva per assorbimento.
Per passare una serata unica, dopo una "buona" bevuta, infine,
si poteva andare a teatro a vedere meravigliosi balletti di danzatrici
che, con costumi resi fosforescenti da una tintura a base di radio, creavano
figure luminose su un palcoscenico buio (successe a San Francisco, tanto
per sottolineare che la moda non fu solo europea).
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