|
Tutti per
uno
Perché il romanzo si chiama "I tre moschettieri", visto che i moschettieri sono quattro, e anzi, come nota Umberto Eco nella "Postilla" a "Il nome della rosa", la storia che viene raccontata è in verità quella del quarto? |
Maurice
Leloir |
|
Con un libro da poco tradotto in italiano (Feltrinelli), il filosofo tedesco Reinhard Brandt allunga la lista degli autori che si sono cimentati col mistero. Ma la sua risposta, contrariamente ad altre, è così "seria" da mobilitare l'intera storia del pensiero occidentale, da Platone a Marx. |
|
"Su un principio d'ordine della
storia culturale europea 1,2,3/4", recita il sottotitolo, ma sarebbe stato
meglio dire della storia indoeuropea, visto che il principio d'ordine
in questione sarebbe nato tremila anni fa, in India. Brandt prende infatti
le mosse dall'analisi di Dumézil sulla tripartizione funzionale
del Pantheon indoeuropeo in divinità della fertilità, della
guerra e della dignità regale-sacerdotale, tripartizione che ricalcava
un'articolazione sociale fondata su altrettante caste, alle quali se ne
aggiungeva però una quarta, gli intoccabili. E il titolo del libro
è appunto "D'Artagnan o il quarto escluso". Che cosa intenda per
"esclusione" nel caso di d'Artagnan, l'autore lo spiega in una pagina
che vi invitiamo a leggere, mentre qui ci occuperemo di alcuni altri
modelli citati nel saggio.
Maurice
Leloir E proprio dall'ultimo esempio è partito alla Casa della Cultura di Milano, dove, il 6 febbraio scorso, è stato presentato il libro di Brandt. Galimberti ha osservato come Brandt releghi in una nota a piè di pagina l'analisi di Jung sul principio del quarto escluso nella religione cristiana, e si è chiesto se ciò non abbia a che fare con l'interpretazione armonizzante che Brandt offre dello schema d'ordine 1,2,3/4, laddove Jung vede nel quarto la figura "sovversiva" del male, che il cristianesimo ha tentato di rimuovere. |