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ci sono, però, solo condizionamenti culturali. Ne esistono anche
di molto più concreti. " La
scienza ha mangiato la mela dell'interesse economico", accusa il fisico
Giuliano Preparata, che ha condotto
studi sulla fusione atomica fredda.
"Multinazionali e colossi di ogni tipo finanziano la ricerca e la indirizzano verso i settori più remunerativi. Come pretendere che sostengano studi che vanno contro i loro interessi? Ecco allora che, appena esci dal seminato, i finanziamenti si prosciugano. E pochi soldi, ovviamente, significano pochi risultati".
Dopo essere stato per una vita uno dei fisici più stimati d'Italia, anche Preparata ha dovuto affrontare la trafila che trasforma un accademico in un eretico. "È un processo diabolico, perché assolutamente impersonale" racconta. "Prima cominciano a scarseggiare i fondi. Poi si diventa bersaglio di sprezzanti ironie. Poi i tuoi collaboratori ti lasciano, perché capiscono che a fianco di un outsider non faranno mai carriera. Una vicenda di un'amarezza incredibile. Quando ho cominciato a occuparmi della fusione fredda avevo un'equipe di venti persone. Ora non c'è più nessuno". Per sua fortuna, anche la fusione fredda ha trovato i suoi sostenitori: da una parte i Verdi e gli ecologisti, affascinati dall'idea di poter produrre energia pulita; dall'altra Carlo Rubbia, che con autorevolezza da Nobel ha messo fine alle polemiche. Così Preparata farà parte dell'équipe che a Frascati, nei laboratori dell'Enea, condurrà esperimenti sulla fusione fredda a partire dal nuovo anno. Esiste
dunque una casta scientifica che isola e combatte le idee controcorrente?
"Anche se il fenomeno è in gran parte strutturale e inconsapevole. Per intenderci: non esiste un grande vecchio che, in una stanza dei bottoni, decide quali teorie vanno sostenute e quali no. Ciò non toglie che i danni sono enormi: pensi solo cosa significa, nel campo medico o in quello dell'energia, ritardare di anni una ricerca valida... Parte della colpa va data alla cosiddetta "Big Science", un fenomeno degli ultimi cinquanta anni. Quando il governo americano si accorse (con la bomba atomica, ahimé) delle enormi ricadute pratiche della ricerca, cominciò a finanziarla in maniera massiccia, seguito dagli altri paesi e dalle industrie private. Ma il sistema dei finanziamenti a pioggia rischia, paradossalmente, di strangolare la ricerca pura e di favorire le truffe. Per esempio quelle di scienziati che si inventano risultati inesistenti, solo per ottenere fondi dallo Stato. Di questo passo la scienza arriverà prima o poi a un punto di stallo, di inefficienza evidente. E allora bisognerà ripensare l'intero sistema". Giulio Giorello, filosofo della scienza e professore all'Università Statale di Milano, è più fiducioso: "E' vero, la scienza non è imparziale. Ma è comunque l'attività umana che più si avvicina a qualcosa di assolutamente oggettivo e imparziale. Sviste e resistenze esistono, ma nel lungo periodo si consolida la verità. Nessuno può negare, oggi, che la Terra gira attorno al Sole, o che la fissione nucleare produce energia. Anche le difficoltà fanno parte del sistema e sono necessarie a farlo progredire. La colomba, per rubare un esempio a Kant, odia la resistenza dell'aria; ma senza l'aria non potrebbe volare. La scienza può essere fallibile e presuntuosa; ma ha dentro di sè gli anticorpi per non diventare mai una religione moderna".
Restano problemi spinosi, come quello del controllo. Un politico viene giudicato dagli elettori, ma chi può giudicare il lavoro di uno scienziato, se non un altro scienziato? E che cosa succede se a scegliere le ricerche da finanziare sono, in pratica, le stesse persone che le conducono? Un circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire. Ma non mancano le proposte. "La più semplice è questa: finanziamo anche gli eretici" dice Di Trocchio. "Se solo il 5% dei finanziamenti destinati alla ricerca fosse riservato a tutti gli studi in conflitto con le teorie dominanti, potremmo tenere aperti filoni di ricerca che oggi sono come tanti rami secchi. Inoltre si potrebbe recuperare l'antico sistema dei premi: lo stato promette un compenso a chi risolve un certo problema, che sia il motore elettrico perfetto o la conservazione degli alimenti senza additivi. E a chi dice che così si penalizzerebbe la ricerca teorica, rispondo: non ci può essere applicazione pratica senza teoria". Anche Preparata guarda alle origini:
"Quello che oggi manca alla scienza è il confronto. Nel suo Dialogo, Galileo prende un tolemaico, un copernicano, e li fa parlare di fronte a una terza persona, arbitro imparziale. E' giunto il momento di seguire il suo esempio. Basta con l'esperto che sale in cattedra e, come un sacerdote, diffonde il Verbo agli adepti silenti. Organizziamo incontri tra gli scienziati che la pensano diversamente in televisione, nelle università; e siano gli spettatori imparziali a dare credito a uno o all'altro. Io da anni non chiedo altro che di confrontarmi, alla pari, con chi non crede alle mie teorie. Non ci sono mai riuscito". Democratizzare la scienza. Potrebbe essere la soluzione. P.F. |