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MATEMATICA
E LETTERATURA
"Ma
in definitiva che cosa esplora? "
"Il mondo delle realtà matematiche."
"E come lo esplora?"
"In tutti i modi."
"E lei dice che questo mondo sfugge al dominio della ragione?"
"Mi pare di sì."
"Ci sarebbe dunque come un inconscio matematico," disse il mio interlocutore
con viva soddisfazione, e rivolgendosi subito agli altri annunciò:
"Ecco dunque la ragione ancora una volta vinta; in tutti i campi
l'inconscio vincerà."
Questa notizia suscitò l'entusiasmo generale...
Raymond Queneau, Odile
Questo passo è citato nel capitolo "Il testo e il numero" del saggio
di Andrea Martines,"La
letteratura combinatoria", scaricabile anche in versione zip.
Partendo dalla formula di "letteraura combinatoria" coniata nel
1961 François Le Lionnais e ripresa da Claude Berge, Martines prosegue
con l'analisi dei testi di Raymond Roussel, Raymond Queneau, Georges
Perec e Italo Calvino.
SCIENZA
E' BELLO
Una raccolta di citazioni di vari autori - in inglese - sul tema
Scienza,
Matematica e Bellezza, dal sito della Wilton High School Chemistry,
CT

RENDERE
VISIBILE L'INVISIBILE
Keith Devlin, Making
the invisible visible nel sito della MMA (Mathematical Association
of America). In questo discorso del 1997, rivolto ai laureandi in
Matematica dell' University of California at Berkeley, Devlin lancia
una sfida per migliorare la percezione generale del pubblico nei
confronti della matematica, diffondendo dei "memi" che
prendano il posto dei pregiudizi radicati. Il termine "meme",
coniato dal biologo Richard Dawkins, indica tutti i "pensieri
e le idee che la gente produce e rende pubblici - storie, melodie,
poesie, miti, credenze, religioni, teorie scientifiche e simili...
Un meme è l'equivalente mentale di un gene - un'entità
che si può riprodurre, moltiplicare e diffondere nella società,
determinandone gli sviluppi futuri e contribuendo a formare la sua
cultura". Quello lanciato da Devlin, è, appunto, "La
Matematica rende visibile l'invisibile". Per esempio facendo
vedere, tramite l'equazione scoperta da Daniel Bernoulli nel XVIII
secolo, perché un aereo sta in aria.
MATEMATICA
E... PROFUMI
Chissà che i memi non si possano diffondere anche tramite
una fragranza? Soprattutto se a questa sono legate immagini e slogan
come quelli escogitati dalla Givenchy
per lanciare un nuovo profumo maschile, "Pi greco?".
"Un
peu plus loin que l'infini" è lo slogan e questa la
motiovazione alla base del nome: "Risonante
di storia e di mistero, pi greco è un legame tra passato,
presente e futuro. E' il numero universale, il numero trascendentale,
il numero per eccellenza."
La
presentazione su Internet vi accoglie con un viaggio nello spazio;
la missione, lanciata nel novembre 1998, si è conclusa nel
gennaio 1999 con la notifica dei vincitori, ma in rete rimane la
traccia del viaggio

Una
rubrica
italiana, a cura della Prof. Rossana Tazzioli per informare
sulle ultime pubblicazioni riguardanti storia, fondamenti, didattica
e divulgazione della matematica, nel sito di Mathesis - Società
italiana di Scienze Matematiche e Fisiche Sezione di CATANIA.
Altri
link nell'archivio
1999 di erewhon, sezione Campus, nell'articolo intitolato "Matematica
e paura"
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Il collega Peter
Borwein esemplifica il concetto.
"Nel
c'è una bellezza che ci costringe
a contemplarlo... Le cifre di
sono estremamente casuali. Non presentano in effetti alcuna regolarità,
il che in matematica è lo stesso che dire che hanno ogni regolarità".
Guardiamola
questa sua bellezza pregna di mistero,
punto di confine tra il finito e l'infinito, emblema di un tentativo irraggiungibile
e di una impossibilità: costruire un quadrato con la stessa area del cerchio.
Dalle nozioni scolastiche si sa che
equivale a 3,14. Ma quante sono le cifre decimali scoperte fino a oggi?
Nel V secolo, Tsu Ch'ung-chih e suo
figlio Tsu Keng-chih, usando poligoni
inscritti nel cerchio di almeno 24.576 lati, si sono imbattuti in 3,1415929:
un valore che differisce di soli 8 milionesimi dell'1 per cento dal valore
oggi accettato. Il record è durato per un millennio.
Più
indietro nel tempo, è la Bibbia a tracciare una mistica traiettoria
intorno al . Il suo valore deve
essere derivato non solo dalle parole ma anche dagli equivalenti numerologici
delle lettere ebraiche: la parola circonferenza si scrive usando le lettere
Qof, Vaf, He, ma si legge come Qof, Vaf. Se si considerano gli equivalenti
numerologici di queste grafie - dove ogni lettera corrisponde a un numero
e il valore di una parola è uguale alla somma delle sue lettere - si trovano
i numeri 111 e 106. Dividendo 111 per 106 e moltiplicando poi per il quoziente
comune di 3 si ha sorprendentemente 3,14150943.
Ora
i computer dicono che il 3 è seguito da 51 miliardi di cifre decimali.
Se ciascuna occupasse un millimetro, la catena dei numeri si estenderebbe
per 51 milioni di chilometri. E pensare che per calcolare la circonferenza
di un cerchio che cinga l'universo conosciuto con un margine di errore
non superiore al raggio di un atomo di idrogeno servono solo 39 decimali.
Ma qui si entra nel campo della "number numbess", della cecità numerica.
A quanto pare, il nostro cervello non è stato costruito per far fronte
a numeri estremamente grandi o estremamente piccoli. Poco ci dicono i
migliaia di miliardi di debito pubblico, i miliardi di galassie, i femtosecondi
(un milionesimo di miliardesimo di secondo).
James
Jeans, divulgatore delle idee di Einstein,
viene in soccorso all'immaginazione con le analogie.
"Se
il sole fosse un granello di polvere del diametro di un centesimo di centimetro,
dovremmo allontanarci da esso in ogni direzione per più di 2 milioni di
chilometri per incontrare le prime galassie".
E se
"la
stazione Waterloo fosse svuotata perfettamente di tutto tranne che di
sei granelli di polvere, sarebbe ancora di gran lunga più piena di polvere
di quanto lo spazio sia pieno di stelle".
Un modo
per dire che dentro i numeri si muove la sostanza della realtà, la stessa
che naviga dentro le parole della poesia. Una macchina estremamente complessa
in cui tutti gli ingranaggi ruotano intorno al più piccolo dei perni,
lo zero. Per anni concepito e mai nato, nascosto nelle pieghe dell'immaginazione,
nei divisori dell'abaco, nei conti sulla sabbia. La sua storia assomiglia
alla situazione delle parole e delle idee.
"I
nuovi modi di dire scorrazzano tra la gente, vivaci come cuccioli; per
qualche tempo tutti li vezzeggiano, dopo di che l'interesse cala, spesso
senza una ragione precisa... Ebbene, la Repubblica dei Numeri è di gran
lunga più conservatrice di quelle del linguaggio e delle idee: elvetica
nella riluttanza ad acquisire nuovi membri, mafiosa nel non lasciarli
più andare dopo l'affiliazione"
sostiene
Robert Kaplan in Zero,
storia di una cifra (Rizzoli). Perciò il suo ingresso in società
è tanto tardivo. Figurarsi, giunge con la partita doppia. Nell'Italia
degli scambi e dei forzieri si cominciano a sommare separatamente crediti
e debiti su una pagina del libro mastro, elencandoli in due colonne parallele.
In questo modo si avevano due totali parziali, quello dei crediti e quello
dei debiti. Se la loro somma era zero, il bilancio era in pareggio.

Scoperto
dall'immaginazione, lo zero è stato imposto dalla necessità, da
un attrito costante e crudele tra il dare (numeri negativi) e l'avere
(numeri positivi). I numeri ordinano e insieme indicano la bellezza nella
verità e la verità nella bellezza.
Dice il fisico Hermann Weyl, autore
di un libro sulle simmetrie:
"Nelle
mie ricerche mi sono sempre sforzato di unire il bello al vero; ma quando
ho dovuto scegliere fra l'uno e l'altro ho scelto il bello".
La bellezza
in senso matematico è molto più di un bel viso. E' un modo di distillare
l'essenza delle cose dal miscuglio disordinato che ci presenta la natura:
le simmetrie nascoste. E la cosa più simmetrica di tutte è il nulla: che
non cambia mai, qualsiasi trasformazione gli si applichi. Un qualcosa
che ha a che fare con lo zero. Ma non col concetto di perfezione, di cui
l'uomo è per sua fortuna immune. Tutto vero? Non esattamente.
Le
scie più recenti della matematica riconoscono che non c'è verità,
ma non per questo viene meno la bellezza. L'imperfezione umanizza i numeri,
trasforma la matematica in "matematica soft". Che richiede sia il ragionamento
matematico formale sia la metafora. Essa potrebbe addirittura non essere
neppure matematica, sostiene il divulgatore Keith
Devlin.
"Ma
sarà necessario fare un altro passo avanti. Per capire davvero che cosa
significhi pensare razionalmente, la matematica dovrà coalizzarsi con
la psicologia e la sociologia, e forse anche con la biologia".
E finalmente
con la poesia.
F.
S.
Segue
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