Matematica e paura
Dedicato a quelli che... io non vado oltre le  tabelline

E' una sensazione che molti conoscono per esperienza diretta, a cui ci si è arresi una volta per tutte o contro la quale si è duramente lottato per ottenere il livello minimo di conoscenze necessarie per la vita scolastica o professionale. E' una esperienza che comunque lascia il segno e porta a tralasciare con fastidio le pagine di giochi dei giornali e a guardare con invidia coloro che con tali giochi si cimentano con successo e piacere. Ma questo sarebbe il male minore. Il vero problema è che, come dice W.W.Sawyer, "La capacità di pensare in termini matematici sarà presto data per scontata, così come lo è attualmente la capacità di leggere un giornale. A qualcuno questo cambiamento sembrerà incredibile. Ma anche il saper leggere e scrivere, oggi universalmente diffuso, sembrava assurdo qualche secolo fa." E inoltre alla matematica si tendono ad associare molte altre competenze di tipo logico-tecnico-scientifico, rifiutando -per paura- anche un primo approccio a strumenti che si suppongono governati dall'implacabile logica dei numeri. 

Una vittima illustre, e del tutto innocente,  di questa paura pervasiva è ad esempio il computer. Il dato è emerso anche nel corso dell'attività di ricerca per il progetto "donne e nuove tecnologie" di cui si è già parlato in questo sito: gli insegnanti dei corsi di formazione all'uso del computer dichiarano che spesso il primo ostacolo all' apprendimento è proprio l'associazione computer = matematica = paura.

Ma più in generale i danni sociali provocati da questa fobia sono tali da consigliare una riflessione più ampia sul problema. E non è allarmismo parlare di danni sociali, poiché alla base di scelte formative e professionali di molte persone c'è proprio l'ansia di evitare ogni confronto con questa materia, e così pure dietro abbandoni scolastici o cambi di corso di laurea. Un evidente spreco o sottoutilizzo di risorse umane. 
Come spesso accade, ogni persona afflitta da questa paura tende a vedere il suo problema come personale: io non ho propensione per la matematica….quindi ci rinuncio. 
Ma il problema è molto più generale, e diffuso. 

Un buon aiuto per cominciare a riflettere su questo tema ci viene dal libro di Sheila Tobias "Come vincere la paura della matematica", recentemente ristampato dalla Longanesi.
Il titolo, molto pragmatico, rischia di scoraggiare dalla lettura coloro che convivono serenamente con la loro paura e non hanno nessuna intenzione di dare battaglia: in realtà i primi capitoli sono utili a tutti, a chi ha paura, a chi vuole superarla, a chi invece con la matematica si diverte moltissimo ed anche a chi non ha idee precise in merito.

Un primo dato di fatto è che le "competenze quantitative" sono ormai necessarie in quasi tutti gli ordini di studi e in moltissime professioni: la Tobias analizza la realtà americana, ma non ci vuole un grande sforzo di fantasia per ritrovare gli stessi elementi anche nella nostra società. Pensare di riuscire a sfuggire alla matematica è possibile, ma a prezzo di non poter accedere a molti campi del sapere e della vita professionale.
E questo pone un forte problema anche a coloro che, come insegnanti, genitori, educatori, si trovano di fronte a ragazzi e giovani che manifestano le prime avvisaglie di questa avversione.

Il luogo comune da sfatare è che l'abilità matematica sia "innata": o si è "portati" alla materia o non c'è niente da fare. In realtà la matematica è un linguaggio, e come tale può essere appreso. Si può discutere sul metodo, sulle strategie, sui fattori che ostacolano o favoriscono l'apprendimento, ma certamente non ci sono fattori "biologici" che giustificano questa credenza così diffusa. E che colpisce soprattutto le donne. 
Se si è "naturalmente" portati alla matematica, altrettanto "naturalmente" le donne sono negate a questo campo del sapere. A nulla vale citare un lungo elenco di famose donne matematiche: sono la famosa eccezione che conferma la regola. E se affiora nel ricordo la professoressa di matematica, tutti ne hanno avuta almeno una, è solo per risvegliare un incubo: è lei il mostro, la virago, la testimone implacabile dell'insuccesso, l'origine e la personificazione di tutte le paure e le ansie. 
In questo modo spesso si chiude un cerchio: l'esperienza personale trova riscontro nell'ambito sociale, e viene trasmessa alle nuove generazioni. Una studentessa che facilmente acquisisce competenze matematiche o prova "piacere" nello studio di questa materia viene guardata con sospetto, scarsamente incoraggiata, spesso disincentivata. 
Può sentirsi così isolata nella sua passione da poter prendere in considerazione l'idea di rinunciare.
Nello stesso modo una studentessa, alle prese con l'insuccesso, è facilmente giustificata perché è "naturale" che sia così. E rinuncia ad applicarsi o a mettere in atto strategie per migliorare le sue competenze. La profezia si autoavvera: le donne non sono portate alla matematica.  

Siamo partiti dal libro della Tobias, che propone pagine e pagine di dati e ricerche per smontare questi luoghi comuni, l'"innatismo" della matematica e la propensione di "genere" a questa materia, ma sarebbe un errore pensare che le sue riflessioni possano trovare fondamento solo nella società americana. Basta lanciare il tema a una cena tra amici per rendersi conto che anche nella nostra realtà si riscontrano gli stessi atteggiamenti. Il rifiuto di tipo fobico, l'ansia nei confronti dei numeri, l'autogiustificazione basata sul fatto che "non si è portati" alla materia, il richiamo al proprio sesso come motivazione definitiva della rinuncia all'apprendimento, sono elementi che emergono abbastanza tranquillamente anche tra persone con buoni livelli culturali e buone posizioni professionali. 

Diversamente da quanto avviene oltreoceano, sembra essere più scarsa la coscienza di quanto la paura della matematica possa condizionare e limitare la vita delle persone. La scuola e l'università sono toccate da questo problema, e si studiano strategie didattiche per affrontarlo, ma nel mondo del lavoro il tema è meno sentito.
I formatori che lavorano sul terreno dell'orientamento dei giovani alla scelta della professione spesso sottolineano che le competenze matematiche sono necessarie, tanto quanto la conoscenza di una lingua straniera o del computer, ma questa convinzione stenta a radicarsi nel pensiero comune. E anche tra le donne attive sul tema della valorizzazione della presenza femminile nella società non ci sono molti spazi di dibattito e riflessione sul rapporto donne/scienza o donne/matematica.

Per chi volesse approfondire questi argomenti, segnaliamo siti e libri che possono risultare stimolanti per affrontare la matematica in modo diverso. 

Il programma del convegno, organizzato dal Gruppo di Ricerca Interuniversitaria Matematica e Difficoltà (GRIMeD) come Seminario Nazionale di Aggiornamento promosso dal Dipartimento di Matematica dell'Università di Bari.

La rivista Marea, di cui esiste la versione on line, ha pubblicato nel numero 2 del 1998 una serie di contributi e interviste sul rapporto donne e scienza.
Gli Appunti per un manuale antipregiudizi di Maria Masella hanno l'immediatezza che viene dall'esperienza quotidiana nell'insegnamento delle materie scientifiche.
Gli altri testi, di indubbio interesse, presentano una panoramica di storie di donne impegnate nell'ambito scientifico, ieri ed oggi.

Cosa serve agli studenti per imparare la matematica. In America. Nulla di straordinario, ma interessante per fare paragoni con la nostra realtà. Notevole il ruolo che viene assegnato ai genitori, ai giochi matematici, al computer. 

Il Musée des arts et métiers di Parigi ha una famosa collezione di strumenti scientifici, ora non visibile al pubblico perché il museo è in ristrutturazione. Un buon motivo per visitare il sito: c'è tempo fino all'ottobre 1999 per decidere se per voi i musei scientifici sono fonte di noia, o al contrario di grandi emozioni.

Qualche titolo:

Eric T. Bell, I grandi matematici, Sansoni, 1997

Keith Devlin, Dove va la matematica, Bollati Boringhieri, 1998

Malba Tahan, L'uomo che sapeva contare, Salani, 1998

Hans M. Enzensberger, Il mago dei numeri, Einaudi, 1998

Simon Singh, L'ultimo teorema di Fermat. L'avventura di un genio, di un problema matematico e dell'uomo che lo ha risolto dopo tre secoli, Rizzoli, 1998

Amir D. Aczel, L'enigma di Fermat. Soluzione di un giallo matematico durato più di tre secoli, il Saggiatore, 1998

Edwin A. Abbott, Flatlandia, racconto fantastico a piú dimensioni, Adelphi, 1882

Jean Dieudonne, L'arte dei numeri, Matematica e matematici oggi, Arnoldo Mondadori Editore, 1989

Rotza Peter, Giocando con l'infinito, Matematica per tutti, Feltrinelli,1973

Matematica e Poesia: un tema difficile?, Pubblicazione dell'IRRSAE Toscana,a cura di U. Cattabrini e V. Di Paola, 1997

Giuliano Spirito, Grammatica dei numeri, Libri di Base di Editori Riuniti, nuova edizione con floppy disk

Michael Guillen, Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo, Potere e poesia della matematica, Longanesi, 1997

Gabriele Lolli, Il riso di Talete. Matematica e umorismo, Bollati Boringhieri, 1998


I libri di Adelphi, Rizzoli, Sansoni si possono comprare on-line negli "Acquisti".