Tecnologie digitali e critica letteraria/2
 
La critica a Baudrillard introduce il secondo argomento di Landow: il peso e l'abbondanza degli elementi spaziali e figurativi fanno sì che la forma di scrittura tradizionale che più di ogni altra evoca e anticipa la logica dell'ipertesto sia la scrittura poetica. Ma l'ipertesto è in grado di aumentare il potenziale creativo in tutti i campi, perché la possibilità di procedere per associazioni, saltando istantaneamente all'elemento successivo evocato dalla lettura, si avvicina assai più della linearità del testo stampato al modo in cui funziona il nostro cervello. Landow arriva a definire il testo digitale come una "macchina poetica", un dispositivo "anarchico" che, grazie alla sua capacità di funzionare per analogia e per associazione, cattura e incoraggia l'immaginazione del lettore e si contrappone al "taylorismo" dell'industria culturale fondata sul libro.


L'ultimo punto introduce la terza argomentazione, che è la più politica: uno dei maggiori effetti dell'ipertesto sarebbe quello di innescare un processo di democratizzazione dei saperi. Vediamone le tappe principali:
1) crisi del concetto di autore fondato sulle categorie tradizionali di firma e proprietà intellettuale (copyright): infatti il lettore non è solo in grado di scegliere i suoi percorsi, ma può anche correggere, aggiornare e modificare il testo originale;
2) crisi del concetti di unità e unicità del testo: il testo virtuale è per definizione "aperto", non solo in quanto permanentemente soggetto a correzioni, aggiornamenti e modifiche, ma anche in quanto si colloca all'interno di una rete di altri testi che lo lasciano esistere solo come parte di un dialogo complesso e polifonico;
3) nell'ipertesto non esistono centro o periferia: si può partire da qualsiasi "lessia" (Landow usa questo termine, coniato da Roland Barthes, per indicare le singole unità che compongono l'ipertesto) e il testo principale è sempre solo quello che leggiamo in un dato momento.
Insomma l'ipertesto, in quanto struttura acefala e acentrata, sarebbe un esempio del "rizoma" teorizzato dalla filosofia libertaria di Deleuze e Guattari, e consentirebbe, come sognava quel Ted Nelson che ne fu uno dei pionieri, lo sviluppo di comunità di apprendimento formate da individui liberi e uguali, tutti consapevoli che una parte rilevante di qualunque produzione intellettuale dipende dal lavoro fatto da altri.

 

 

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