Sulle applicazioni industriali
dell'ingegneria genetica

Un percorso on line di Carlo Formenti

 

Se si parla d'ingegneria genetica, nella nostra testa scatta subito un'associazione col sensazionalismo di certe notizie sulla clonazione. Sia chi accoglie con entusiasmo le conquiste del progresso scientifico - sognando soluzioni per il problema del rigetto nei trapianti d'organo, o per le malattie ereditarie - sia chi ne paventa i rischi - condividendo gli incubi della fantascienza - tende a considerare gli aspetti più spettacolari del fenomeno.



Immagine di virus tratta dal sito
The Big Picture Book of Viruses
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Invece l'ingegneria genetica - o piuttosto le applicazioni industriali di questo tipo di ricerca - è qualcosa che ci tocca molto più da vicino, che riguarda la nostra vita quotidiana in modo forse più banale, ma al tempo stesso più inquietante.

Per esempio: sapete che è assai probabile che vi sia già successo d'assumere cibi che contengono ingredienti manipolati geneticamente? E sapete che sarà presto impossibile evitare di assumerli?
Ad affermarlo non è un'organizzazione di verdi "integralisti", bensì un Network di scienziati (lo PSRAST, acronimo inglese che significa: "Medici e scienziati per un'Applicazione Responsabile della Scienza e della Tecnica"), i quali motivano le ragioni che li hanno spinti a lanciare l'allarme nelle pagine del sito "Genetically engineeered food Safety problems".


Il sito, che dichiara di voler "offrire un'informazione scientifica corretta e imparziale, allo scopo di controbilanciare l'informazione tendenziosa incompleta e distorta veicolata dall'industria delle biotecnologie", consente a chi già conosce l'argomento e ai non addetti ai lavori di scegliere percorsi diversi (la Home Page indica i codici che permettono di distinguerli).

Assai utile per la seconda categoria la pagina che spiega cos'è e come funziona l'ingegneria genetica, nella quale vengono confrontate la ricombinazione genetica che avviene attraverso l'accoppiamento e la manipolazione artificiale dei geni: mentre la prima è un meccanismo la cui funzionalità è stata "testata" per milioni di anni, l'inserimento di materiale genetico estraneo nelle sequenze naturali, operato dall'ingegneria genetica, viene paragonato a un lancio di dadi, un'operazione di cui è impossibile prevedere gli effetti. Si insiste inoltre sulla natura irreversibile di tale operazione: qualora si scoprisse che i suoi effetti sono dannosi per la salute e per l'ambiente, sarebbe impossibile "tornare indietro", annullandoli.

A sostegno di queste tesi (1. l'ingegneria genetica destabilizza in tempi brevissimi equilibri che si sono assetati nel corso di milioni di anni, 2. gli effetti di questa destabilizzazione sulla salute umana e sull'ambiente sono imprevedibili allo stato attuale delle conoscenze scientifiche) vengono citate le dichiarazioni del premio Nobel per la Medicina George Wald, del microbiologo Richard Lacey e di René von Schomberg, consulente scientifico per l'ambiente del Parlamento Europeo.

Come ignorare, tuttavia, le argomentazioni di chi sostiene che la manipolazione genetica offre vantaggi irrinunciabili per la produzione alimentare? Le loro tesi sono elencate in una pagina intitolata " A chi credere?":
  • 1. non c'è niente di nuovo, sono millenni che la nostra specie manipola geneticamente animali e piante, con innesti e incroci di ogni tipo,
  • 2. si tratta d'una tecnica efficacissima per migliorare in quantità e qualità la produzione di cibo,
  • 3. non sussistono prove che sia dannosa alla salute umana,
  • 4. non sussistono prove che sia dannosa all'ambiente,
  • 5. consentirà di salvare milioni di esseri umani dalla morte per fame.
I curatori del sito controbattono:
  • 1. le pratiche tradizionali di ibridazione non hanno mai manipolato il Dna,
  • 2. è più che probabile che l'ingegneria genetica produca sostanze tossiche o allergeniche,
  • 3. e 4. Non sussistono prove perché non si è investita una lira per condurre ricerche in merito,
  • 5. il cibo manipolato geneticamente non salverà nessuno dalla fame, al contrario: la sua diffusione sul mercato mondiale rischia di marginalizzare i prodotti dei Paesi poveri, gettando sul lastrico milioni di contadini.

A chi desidera approfondire l'ultimo argomento segnaliamo un interessante documento sulle strategie commerciali della Monsanto (la multinazionale americana leader mondiale nel settore delle biotecnologie) che è stato messo in rete dal Centro Sociale Molino di Lugano.
Il documento - che è circolato nell'ambito del seminario telematico internazionale "Fra Bios e Biotecnologie", organizzato dai alcuni centri sociali italiani - spiega come la Monsanto si prepari a conquistare il monopolio privato del commercio di sementi per coltivazioni base (riso, frumento, soia e sorgo) che costituiscono il sostentamento per i ¾ della popolazione mondiale. Obiettivo che conta di realizzare grazie a una tecnologia che è stata ribattezzata "Terminator", perché ha la proprietà di rendere geneticamente sterili le sementi attraverso l'impollinazione ambientale (in questo modo verrebbe irreversibilmente cancellata la millenaria pratica contadina di conservare il meglio del raccolto da utilizzare come semenza per l'anno successivo).



Fotogramma del film "Il giorno dei trifidi" di Steve Sekely (USA, 1963),
scaricato dal sito Storia del cinema di fantascienza

Segnaliamo infine la Dichiarazione" con cui l'associazione "Medici e Scienziati per un'Applicazione Responsabile della Scienza e della Tecnica" chiede una moratoria globale sul rilascio di organismi geneticamente manipolati nell'ambiente e sulla commercializzazione di cibi geneticamente manipolati. La moratoria dovrebbe durare finché non saranno acquisite adeguate conoscenze scientifiche sui rischi che l'uso alimentare delle biotecnologie comporta per la salute e gli equilibri ambientali (nel frattempo si chiede che la presenza di ingredienti geneticamente manipolati venga almeno segnalata sull'etichetta dei prodotti). Chi condivide il contenuto della Dichiarazione può attivare una procedura per sottoscriverla (lo PSRAST chiede di convalidare la firma per posta o per fax).

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