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Luigi Luca
Cavalli-Sforza, Paolo Menozzi, Alberto Piazza, Storia e Geografia dei
Geni umani, Adelphi
Prima di parlare
del volume in questione, conviene riassumere brevemente quale sia il ruolo
svolto dalla Genetica in campo scientifico al giorno d’oggi: la Genetica
è stata per molti anni una delle aree chiave della Biologia, ed
oggi ne rappresenta molto probabilmente la chiave di volta. Le acquisizioni
in campo genetico si accumulano a velocità impressionante, e le
applicazioni influenzano gran parte della vita quotidiana.
La Genetica si è occupata di: i - come i caratteri fisici
si sono determinati e si esprimono nell’individuo; ii - come questi
caratteri sono ereditati; iii - come i cambiamenti nel materiale
genetico hanno determinato e determinano la diversità biologica.
Attualmente si conosce abbastanza bene come il materiale genetico sia
organizzato, si replichi, venga espresso e venga regolato. L’attività
dei geni è fondamentale per la crescita e la funzionalità
cellulare, lo sviluppo e il differenziamento. Per questi aspetti, la Genetica
è alla base della biologia cellulare e molecolare, dell’embriologia
e della biologia dello sviluppo. Per quanto riguarda lo studio della diversità
biologica, la Genetica interagisce con la morfologia, l’ecologia e la
biologia evoluzionistica. Negli ultimi quindici anni, la tecnologia del
DNA ricombinante ha portato alla nascita di industrie di biotecnologia
e/o di ingegneria genetica, con importanti risultati in campo medico e
per il miglioramento genetico di piante ed animali.
Il libro del quale ci stiamo occupando allarga in modo sorprendente il
campo d’azione della Genetica: "Storia e Geografia dei geni umani"
diventa nient’altro che "Storia e Geografia dell’Uomo". Gli
eventi di migrazione che hanno portato l’uomo moderno ad occupare tutto
il globo risultano evidenti nel grande romanzo che si può leggere
svolto nel nostro patrimonio genetico.
Questo libro rappresenta il primo compiuto tentativo di riassumere i dati
ottenuti in decenni di osservazioni (degli Autori stessi, e di altri ricercatori)
sulla Genetica di Popolazioni umane, allo scopo di ottenere un quadro
il più possibile accurato circa il grado e la distribuzione della
variabilità genetica esistente tra i vari gruppi umani. A partire
da questo quadro, agli Autori è stato quindi possibile fare inferenze
circa l’origine geografica dei primi uomini moderni ed i successivi percorsi
seguiti per l’occupazione degli altri continenti. Già questi risultati
basterebbero a rendere questo testo degno di nota, ma ciò che lo
rende straordinario è l’innovativa visione congiunta dei dati genetici
con quelli archeologici e, soprattutto, linguistici. Senza voler pretendere
di riassumere in poche righe il contenuto di quasi 800 pagine, la conclusione
a cui si giunge dopo il suggestivo studio è questa: l’uomo moderno
ha avuto origine in Africa, e da lì si è mosso fino ad occupare
il resto del globo; le analisi linguistiche tendono anch’esse a mostrare
che l’origine del linguaggio sia stata una sola, e tutte le lingue ed
i dialetti parlati attualmente derivino da questa prima Ur-lingua.
Una precisione si impone a questo punto: chi scrive è familiare
con i metodi di analisi genetica e le problematiche descritte ed affrontate
nel testo, ma niente affatto con l’area della linguistica; questo impone
che in questa sede mi limiti a parlare dell’aspetto genetico. D’altro
canto, le conclusioni circa un’unica origine dell’uomo moderno sono accettate
dalla praticamente totalità della comunità scientifica,
mentre, come messo in rilievo dagli Autori, l’ipotesi monocentrica dell’origine
del linguaggio è ancora oggetto di vivo dibattito tra gli studiosi
di linguistica. A titolo personale posso aggiungere che, alla luce delle
evidenze genetico-molecolari circa l’origine monofiletica delle attuali
popolazioni umane, rende perlomeno molto plausibile, se non l’unica ragionevole
da un punto di vista biologico, l’ipotesi che il linguaggio sia emerso
un’unica volta nel corso della storia umana.
Il volume può essere diviso in tre parti: nella prima, Introduzione,
vengono esposti i concetti di base sui quali si fonderanno le ricostruzioni
genetiche, antropologiche e linguistiche del seguito della trattazione.
Vengono anche esposti i metodi di analisi che saranno usati. Nella seconda
parte, Storia genetica delle popolazioni del mondo, ad un breve riepilogo
delle conoscenze attuali sull’origine geografica dei primi veri uomini
moderni e sulle evidenze genetiche, antropologiche e linguistiche che
consentono di rintracciare le tappe avvenute durante la colonizzazione
dell’intero globo. È questa probabilmente la parte più spettacolare
ed attraente dell’intera trattazione anche per i non addetti ai lavori.
Nella terza parte, la più estesa, i metodi di analisi già
impiegati in precedenza vengono ora utilizzati per dare una visione dei
processi di colonizzazione umana per ciascuno dei continenti, preso singolarmente,
nell’ordine Africa, Asia, Europa, America ed Oceania.
La tentazione di saltare a piè pari l’Introduzione andrebbe senz’altro
respinta: oltre a rappresentare un’elegante riscrittura di alcuni concetti
di base della Genetica, la comprensione del tipo di dati utilizzati e
delle tecniche usate per l’analisi è indispensabile per non correre
il rischio di trarre conclusioni fuorvianti dai capitoli successivi (anche
se va notata con piacere l’insistenza con la quale gli Autori, in ogni
punto del volume, mettono in guardia contro possibili interpretazioni
erronee o in malafede dei loro dati). Per quanto scritta in stile discorsivo
ed accattivante, questa Introduzione richiede al lettore una certa cultura
scientifica di base, in campo biologico (genetico) e, possibilmente, numerico-statistico
per essere apprezzata appieno.
Nella seconda parte, l’analisi delle frequenze geniche (la frequenza con
la quale un particolare allele è presente in una popolazione) è
lo strumento che serve per arrivare alla definizione delle relazioni per
così dire di parentela tra i diversi gruppi umani e quindi, in
ultima analisi, lo stabilire quale sia stata la localizzazione geografica
di origine del primo gruppo di Uomini moderni. È pressoché
impossibile descrivere in poche righe l’impressionante lavoro di analisi
compiuto dagli Autori, ma mi pare di poter affermare che due soprattutto
sono i punti chiave dell’intera vicenda.
Il primo punto è che, dal punto di vista genetico, quindi quello
reale in questo caso, il concetto di razza umana non ha
più ragione di esistere, in quanto non sostenuto da alcuna evidenza.
Al contrario, tutti i dati analizzati dagli Autori puntano verso un elevato
grado di similarità genetica tra i vari gruppi umani. Questo può
apparire sorprendente per chi sia ancora legato a vecchi schemi (vedi
pp. 29 e seguenti), che ancora oggi danno soverchia importanza ad alcuni
caratteri superficiali, quali il colore della pelle, che è sì
tra i più appariscenti nel distinguere un essere umano da un altro,
ma anche tra i più fuorvianti. Le stime sul numero di geni presenti
nel corredo genetico di ciascuno di noi danno un valore compreso tra gli
80.000 ed i 130.000 geni (alla conclusione del Progetto Genoma Umano saremo
in grado di avere una stima più precisa), mentre il numero di geni
che controllano il carattere colore della pelle è 3 o 4. È
quindi evidente l’assurdo di usare un campione così piccolo di
geni per definire caratteristiche, quali quelle connesse al concetto di
razza, che hanno un impatto così importante in molti campi dell’esistenza
(sociale, economico, religioso, ecc.). Questo soltanto sarebbe sufficiente
a dare importanza etica al nostro volume: nessuna persona di buon senso
dopo aver letto queste pagine può albergare anche la più
piccola traccia di razzismo. Biologico, s’intende: contro quello culturale
la scienza ha ben poco da mettere in campo, se non la ricerca continua
della conoscenza.
Il secondo punto è che le conclusioni genetiche vengono a trovarsi
in sospetta coincidenza con le ipotesi linguistiche che sostengono come
il linguaggio abbia avuto origine una volta soltanto nella storia delle
culture umane (ipotesi monocentrica). A questa visione si contrappongono
le "ipotesi multicentriche" secondo le quali il linguaggio è
stato inventato più volte da vari gruppi umani, per cui è
impossibile far risalire tutti i linguaggi odierni da un progenitore comune.
Come è possibile, dall’analisi (delle frequenze geniche o dei linguaggi)
della situazione attuale, risalire fino ad avere un quadro della situazione
decine di migliaia di anni fa? Esistono delle tecniche, dette di tassonomia
numerica, che, basandosi sui livelli di similarità (o di diversità)
tra tutte le popolazioni prese nel complesso e valutate le une contro
le altre consentono, ottenendo degli indici numerici, di ricostruire su
base statistica l’albero più probabile che descrive le relazioni
tra le popolazioni medesime, in pratica una sorta di albero genealogico
dei gruppi umani. La cosa può sembrare artificiosa, ma in realtà
viene comunemente applicata in diversi campi della biologia e consente
ricostruzioni plausibili ed in accordo, quando possibile verificarlo,
con le osservazioni sperimentali.
Quindi le differenze esistenti tra i valori delle frequenze dei geni analizzati
tra le varie popolazioni sono state quantificate e sono state ricostruite
le "relazioni di parentela" tra le popolazioni umane moderne.
Questo albero mostra chiaramente un’origine comune di tutti gli uomini
moderni (qui ricordiamo che la data di apparizione dell’uomo moderno è
stimata tra i 60.000 ed i 100.000 anni fa, anche se questi valori sono
continuo oggetto di studio), che non significa, come spesso si sente dire,
che tutti gli uomini siano i discendenti di un’unica donna (l’"Eva
africana"), ma più correttamente che tutti noi discendiamo
da un unico gruppo di uomini che dall’Africa, attraverso lo stretto di
Suez, e forse dall’Etiopia, entrarono in Medio Oriente.
È possibile utilizzare tecniche molto simili per cercare di ricostruire
le relazione di derivazione dei vari linguaggi moderni: anche in questo
caso si ottiene un albero con un'unica origine. Pur adottando tutte le
cautele del caso circa l’interpretazione di questi dati, che sono pur
sempre ottenuti a partire da modelli matematici che potrebbero non essere
perfettamente adeguati alla realtà biologica, la sorprendente conclusione
è che i due alberi, quello genetico e quello linguistico, se sovrapposti
coincidono quasi perfettamente. La conclusione immediata è che,
mentre nuovi gruppi umani si spostavano verso nuove terre, anche la lingua
si differenziava in modo corrispondente.
La rappresentazione grafica dei risultati riveste sempre una notevole
importanza, tantopiù in un’opera come questa, dove la mole di dati
è notevole: un riassunto visivo particolarmente efficace delle
conclusioni generali ci è fornito dalle "mappe del mondo"
a colori ottenute dopo Analisi delle Componenti Principali. Questa è
un’altra metodologia statistica che, applicata ai dati genetici, è
in grado di fornire una rappresentazione multidimensionale dei fattori
(le "componenti") che interpretano un ruolo significativo nel
determinare i livelli di variabilità genetica. Se la rappresentazione
è limitata ad una sola componente per volta, e riportata su di
una mappa geografica, si possono rappresentare i clini di diversità
direttamente sul territorio. Mediante l’uso del colore e delle gradazioni
del grigio vengono quindi proposti i gradienti di variabilità genetica
sui vari continenti: come si potrà constatare, quasi tutti i gradienti
così osservati possono essere spiegati su basi paleontologiche,
archeologiche, linguistiche e culturali. Lasciamo agli eventuali lettori
di trovare le correlazioni più sorprendenti.
Uno dei pochi appunti che si possono rivolgere a questo libro riguarda
la resa editoriale delle mappe di cui abbiamo appena parlato: sarebbe
stato opportuno cercare di renderle in maniera più distinta. Infatti,
spesso scelte grafiche non troppo felici rendono, specie nell’uso dei
grigi, le mappe di difficile lettura. L’altra limitazione della grande
analisi compiuta viene più volte evidenziata dagli Autori stessi:
la Genetica è, insieme alla Fisica, una delle scienze ad evoluzione
più rapida, quindi qualsiasi sunto di grandi dimensioni, richiedendo
tempo ad essere completato, viene a trovarsi in grave ritardo rispetto
allo stato dell’arte della disciplina. Questo è vero anche per
i dati presentati in questo libro, anche se la cosa potrà essere
sentita principalmente soltanto dagli addetti ai lavori: con l’uso delle
moderne tecniche di biologia molecolare l’analisi genetica potrebbe essere
estesa ad un numero molto maggiore di geni e di individui. Nell’Epilogo
questo aspetto viene sottolineato, quindi possiamo attenderci nel futuro
nuovi sviluppi. Questo limite peraltro nulla toglie all’importanza del
volume, né allo spessore delle conclusioni.
Insomma, questo è un libro da leggere: è difficile pensare
ad un altro testo che gli si avvicini per complessità e completezza
dell’approccio multidisciplinare e come specchio di una delle branche
più importanti, anche se meno pubblicizzate, della Genetica.
I
libri di Adelphi Edizioni si possono comprare on-line negli "Acquisti".
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