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In
un'ipotetica gara fra un volatile, un animale terrestre e uno acquatico,
a parità di spesa energetica, vincerebbe quest'ultimo. Dal punto di vista
metabolico, infatti, per gli animali, è molto più economico nuotare invece
di camminare o volare. Esperimenti
sul consumo di ossigeno di animali di massa uguale hanno mostrato che
un mammifero per correre un chilometro spende la stessa energia di un
uccello che percorre una distanza doppia e di un pesce che nuota per un
tragitto ben dieci volte più lungo. Saremmo tentati di concludere che
Hermes - il dio greco con le ali ai piedi - con un solo panino in corpo,
avrebbe percorso molto più spazio di Ettore o Achille. E invece il paragone
sembra non reggere, se consideriamo i protagonisti di questa gara come
dei (o Dei) mammiferi.
Se si paragonano i tre tipi di locomozione fra i soli mammiferi, infatti,
(quindi senza considerare tutti gli altri animali) i risultati cambiano.
Una
recente ricerca di T.M. Williams, che ha confrontato fra loro i costi
energetici per il moto di mammiferi con diversi gradi di specializzazione
acquatica, ha infatti concluso che il nuoto, il volo e la corsa (dei mammiferi)
sono quasi equivalenti dal punto di vista della spesa energetica. Una
foca di cento chili che deve percorrere un chilometro ha bisogno, più
o meno, della stessa energia che spreca un pony di ugual peso per percorrere
una distanza uguale.
Williams ha studiato le energie spese per il trasporto di topi muschiati,
lontre marine - che hanno i corpi e la pelliccia molto simili ai rispettivi
omonimi terrestri - di leoni marini (dai corpi affusolati e muniti pinne)
e delle balene, che presentano code evolute per favorire un nuoto efficiente.
La ricercatrice ha scoperto che per i mammiferi semi-acquatici il nuoto
è molto dispendioso: una lontra marina di venti chili, che nuota in superficie,
ha bisogno di un'energia cinque volte superiore di quella di un leone
marino che nuoti in profondità.
Per questa
ragione i mammiferi semi-acquatici sono molto più lenti degli altri: le
lontre marine vanno molto più piano dei leoni marini e i delfini sono
cinque volte più veloci (sui 50 metri) dei nostri campioni mondiali di
nuoto.
I risultati sorprendenti ottenuti da questo studio devono essere quasi
sicuramente una coincidenza (come sottolinea McNeill
sul Nature del 22 febbraio 1999), perché il lavoro per nuotare
o per correre viene speso in maniere completamente diverse dagli stessi
mammiferi. Comunque il problema è aperto.
Resta poi il fatto che i mammiferi, insieme agli uccelli, spendono per
nuotare più energia dei pesci. La risposta sembra essere che i mammiferi
e gli uccelli hanno velocità metaboliche molto più alte dei pesci della
stessa taglia, così devono nuotare più velocemente per minimizzare il
costo totale del trasporto. Velocità metaboliche alte implicano infatti
alte velocità di moto e un conseguente prezzo elevato per il trasporto.
Concludiamo
con i pinguini che, come i leoni marini e i delfini, sono animali che
traggono vantaggio dalla forma affusolata e idrodinamica del proprio corpo:
anche per loro nuotare in superficie è molto più dispendioso di nuotare
sott'acqua. A causa del loro adattamento vincente in acqua però, quando
devono muoversi sulla terra, diventano molto più impacciati e per questo
tipo di trasporto pagano un prezzo molto più alto di un mammifero terrestre
della stessa taglia.
Riuscire
a correre e contemporaneamente a nuotare, spendendo poco, sembra essere
purtroppo incompatibile. Se noi umani spendiamo cifre quasi da capogiro
per volare da una parte all'altra del pianeta, in compenso, i poveri pinguini
per fare solo pochi metri - nel caso esistessero autobus o tram per soli
pinguini - sarebbero costretti a pagare un biglietto salatissimo. E molti
di loro, giustamente, preferirebbero "buttarsi a mare"…
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