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C'è
chi cerca di indovinare il futuro in una sfera di cristallo e chi invece,
come Freeman Dyson, uno dei maggiori fisici contemporanei, nel futuro
ha visto una vera e propria sfera artificiale.
Negli anni '60 infatti, Dyson immaginò uno scenario per le civiltà future,
costituito da una biosfera artificiale a forma di guscio intorno al sole
(la cosiddetta "sfera di Dyson") con lo scopo di catturare e sfruttare
al massimo la radiazione emessa. Un habitat alquanto singolare ma non
così improbabile… in rete c'è già un suo prototipo
virtuale, che per ora si limita a "girare" (grazie a Java) e che sembra
un vago accenno subliminale a Platone...
Se una società
come la nostra non è abituata a guardare lontano, Dyson invece ha sempre
cercato di affrontare il problema del futuro dell'umanità e dell'universo
da un punto di vista scientifico, spingendosi di millennio in millennio
fino alla possibilità della sopravvivenza indefinita della vita intelligente.
Già nel 1979 aveva trovato alcune possibili risposte, elencate nel suo
famoso articolo su Reviews of Modern Physics "Time
without end: physics and biology in an open universe".
Nato
in Gran Bretagna nel 1923, Freeman
Dyson, è professore emerito presso la School of Natural Sciences -
dove ha lavorato per 45 anni - dell'Institute
for Advanced Study di Princeton, lo stesso che ospitò Einstein. Oltre
all'elettrodinamica quantistica e alla cosmologia, ha contribuito in modo
significativo all'approfondimento di svariati campi scientifici, dall'origine
della vita e dalla biodiversità fino al controllo degli armamenti, dall'esplorazione
spaziale allo sfruttamento di nuove fonti di energia. Uno dei suoi primi
libri "Turbare l'Universo" è un'autobiografia appassionante, che costituisce
anche una testimonianza importante del periodo storico e delle esperienze
dei protagonisti che realizzarono la bomba atomica.
Il suo ultimo
libro - non ancora tradotto in Italiano - si intitola "The Sun, the Genome
and the Internet, Tools of Scientific Revolutions" (Oxford University
Press: 1999. 124 pp. $22, £15.99) ed è tratto da quattro conferenze tenute
alla New York Public Library. Le tre aree di ricerca citate nel
titolo - l'energia solare, le biotecnologie e Internet - sono, a suo parere,
quelle che domineranno il prossimo secolo.
Oltre
al futuro dell'universo, infatti, Dyson si è sempre interessato di sociologia
e di filosofia della scienza, con un forte atteggiamento critico e originale.
Per quanto riguarda
le tesi sostenute ne "La
struttura delle rivoluzioni scientifiche" da Thomas
Kuhn
(nella foto a lato), Dyson ha osservato che vi sono due tipi di rivoluzioni
scientifiche, quelle determinate da nuovi strumenti e quelle originate
da nuove idee; secondo Dyson, Kuhn si è occupato quasi esclusivamente
di queste ultime, che sono anche le più rare. (Un'altra recente critica
al lavoro di Khun, di uno scienziato di rilievo - Steven Weinberg - è
in rete, nel numero dell'8 Ottobre 1999 di The
New York Review of Books).
Sono
famose inoltre le sue opinioni contro lo snobismo del mondo universitario,
considerato dannosissimo per lo svilupparsi della ricerca, opinioni che
lo hanno portato a individuare come soluzione migliore per eliminarlo
l'abolizione dei PhD (i nostri dottorati di ricerca) perché "people who
have PhDs consider themselves a priesthood and inventors generally don't
have PhDs" ("chi ha il dottorato di ricerca tende a considerarsi
un scaredote e in generale gli inventori non sono dottorati").
Nell'ultimo libro uscito in Italia "Mondi possibili" (McGraw-Hill,1998),
Dyson, ascoltando quella da lui definita la quieta voce della ragione,
affrontava problemi spinosi come il fallimento delle centrali nucleari,
la politica spaziale della Nasa (il progetto
Apollo veniva giudicato inefficiente ed economicamente insostenibile)
oppure come la modalità di fare scienza del Cern
di Ginevra, in cui l'organizzazione rigida e la disciplina prevalgono
sulla creatività.
Questa
volta è il Progetto
Genoma a passare sotto la sua lucida analisi: ne critica i metodi
a suo avviso obsoleti e guidati più da logiche politiche che scientifiche.
Per quanto riguarda l'energia solare, la riflessione di Dyson si concentra
sul modo in cui la tecnologia potrebbe contribuire a creare una società
più equa. Socio sostenitore dell'organizzazione SELF (Solar Electric Light
Fund) sta sviluppando una tecnologia poco costosa di celle solari, per
portare l'energia elettrica nei villaggi isolati. Conscio di quanto, soprattutto
nei Paesi poveri e sovrappopolati, la tecnologia abbia finora contribuito
a distanziare una minoranza (che accede a ogni tipo di comodità) dalla
maggioranza della popolazione, Dyson estende la sua riflessione al World-Wide
Web. E conclude che è di prioritaria importanza riuscire ad "addomesticare"
un mezzo come Internet (che sta già creando una giungla commerciale potenzialmente
in grado di elevare ulteriori barriere sociali) per indirizzarlo verso
scopi ideali di giustizia sociale.
Nell'epilogo
Dyson riflette sull'influenza delle macchine nella nostra vita (quasi
come un cittadino erewhoniano… ma con conclusioni diverse) e considera
la vincita del computer Deep
Blue contro il campione mondiale Gary Kasparov, nella partita a scacchi
del 1997, un evento importantissimo e inevitabile. "Il gioco dell'evoluzione"
sostiene "in futuro coinvolgerà uomini e macchine insieme" anche
per quanto riguarda la creazione artistica, che troverà nel Cyberspazio
una terra molto più feconda di una semplice scacchiera.
Freeman Dyson, in quest'ultimo lavoro, riconferma il suo ottimismo pragmatico,
scevro da ogni ideologia; ottimismo proprio di un altro grande scienziato,
J. B. S. Haldane, del quale Dyson ha detto "[…] rispettava troppo la gente
comune per essere pessimista".
Trovate
due interviste a Freeman Dyson, a vent'anni l'una dall'altra (1978 e 1998)
ai seguenti indirizzi: http://www.omnimag.com/archives/interviews/dyson.html
e http://www.wired.com/wired/6.02/dyson.html.
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