Uno sguardo lontano
di Francesca E. Magni

 

The Sun, the Genome and the Internet, Tools of Scientific Revolutions,
l'ultimo saggio di Freeman Dyson sul futuro nostro e delle "nostre" tecnologie


C'è chi cerca di indovinare il futuro in una sfera di cristallo e chi invece, come Freeman Dyson, uno dei maggiori fisici contemporanei, nel futuro ha visto una vera e propria sfera artificiale.
Negli anni '60 infatti, Dyson immaginò uno scenario per le civiltà future, costituito da una biosfera artificiale a forma di guscio intorno al sole (la cosiddetta "sfera di Dyson") con lo scopo di catturare e sfruttare al massimo la radiazione emessa. Un habitat alquanto singolare ma non così improbabile… in rete c'è già un suo prototipo virtuale, che per ora si limita a "girare" (grazie a Java) e che sembra un vago accenno subliminale a Platone...

Se una società come la nostra non è abituata a guardare lontano, Dyson invece ha sempre cercato di affrontare il problema del futuro dell'umanità e dell'universo da un punto di vista scientifico, spingendosi di millennio in millennio fino alla possibilità della sopravvivenza indefinita della vita intelligente. Già nel 1979 aveva trovato alcune possibili risposte, elencate nel suo famoso articolo su Reviews of Modern Physics "Time without end: physics and biology in an open universe".

Nato in Gran Bretagna nel 1923, Freeman Dyson, è professore emerito presso la School of Natural Sciences - dove ha lavorato per 45 anni - dell'Institute for Advanced Study di Princeton, lo stesso che ospitò Einstein. Oltre all'elettrodinamica quantistica e alla cosmologia, ha contribuito in modo significativo all'approfondimento di svariati campi scientifici, dall'origine della vita e dalla biodiversità fino al controllo degli armamenti, dall'esplorazione spaziale allo sfruttamento di nuove fonti di energia. Uno dei suoi primi libri "Turbare l'Universo" è un'autobiografia appassionante, che costituisce anche una testimonianza importante del periodo storico e delle esperienze dei protagonisti che realizzarono la bomba atomica.

Il suo ultimo libro - non ancora tradotto in Italiano - si intitola "The Sun, the Genome and the Internet, Tools of Scientific Revolutions" (Oxford University Press: 1999. 124 pp. $22, £15.99) ed è tratto da quattro conferenze tenute alla New York Public Library. Le tre aree di ricerca citate nel titolo - l'energia solare, le biotecnologie e Internet - sono, a suo parere, quelle che domineranno il prossimo secolo.
Oltre al futuro dell'universo, infatti, Dyson si è sempre interessato di sociologia e di filosofia della scienza, con un forte atteggiamento critico e originale. Per quanto riguarda le tesi sostenute ne "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" da Thomas Kuhn (nella foto a lato), Dyson ha osservato che vi sono due tipi di rivoluzioni scientifiche, quelle determinate da nuovi strumenti e quelle originate da nuove idee; secondo Dyson, Kuhn si è occupato quasi esclusivamente di queste ultime, che sono anche le più rare. (Un'altra recente critica al lavoro di Khun, di uno scienziato di rilievo - Steven Weinberg - è in rete, nel numero dell'8 Ottobre 1999 di The New York Review of Books).

Sono famose inoltre le sue opinioni contro lo snobismo del mondo universitario, considerato dannosissimo per lo svilupparsi della ricerca, opinioni che lo hanno portato a individuare come soluzione migliore per eliminarlo l'abolizione dei PhD (i nostri dottorati di ricerca) perché "people who have PhDs consider themselves a priesthood and inventors generally don't have PhDs" ("chi ha il dottorato di ricerca tende a considerarsi un scaredote e in generale gli inventori non sono dottorati").
Nell'ultimo libro uscito in Italia "Mondi possibili" (McGraw-Hill,1998), Dyson, ascoltando quella da lui definita la quieta voce della ragione, affrontava problemi spinosi come il fallimento delle centrali nucleari, la politica spaziale della Nasa (il progetto Apollo veniva giudicato inefficiente ed economicamente insostenibile) oppure come la modalità di fare scienza del Cern di Ginevra, in cui l'organizzazione rigida e la disciplina prevalgono sulla creatività.

Questa volta è il Progetto Genoma a passare sotto la sua lucida analisi: ne critica i metodi a suo avviso obsoleti e guidati più da logiche politiche che scientifiche.
Per quanto riguarda l'energia solare, la riflessione di Dyson si concentra sul modo in cui la tecnologia potrebbe contribuire a creare una società più equa. Socio sostenitore dell'organizzazione SELF (Solar Electric Light Fund) sta sviluppando una tecnologia poco costosa di celle solari, per portare l'energia elettrica nei villaggi isolati. Conscio di quanto, soprattutto nei Paesi poveri e sovrappopolati, la tecnologia abbia finora contribuito a distanziare una minoranza (che accede a ogni tipo di comodità) dalla maggioranza della popolazione, Dyson estende la sua riflessione al World-Wide Web. E conclude che è di prioritaria importanza riuscire ad "addomesticare" un mezzo come Internet (che sta già creando una giungla commerciale potenzialmente in grado di elevare ulteriori barriere sociali) per indirizzarlo verso scopi ideali di giustizia sociale.

Nell'epilogo Dyson riflette sull'influenza delle macchine nella nostra vita (quasi come un cittadino erewhoniano… ma con conclusioni diverse) e considera la vincita del computer Deep Blue contro il campione mondiale Gary Kasparov, nella partita a scacchi del 1997, un evento importantissimo e inevitabile. "Il gioco dell'evoluzione" sostiene "in futuro coinvolgerà uomini e macchine insieme" anche per quanto riguarda la creazione artistica, che troverà nel Cyberspazio una terra molto più feconda di una semplice scacchiera.
Freeman Dyson, in quest'ultimo lavoro, riconferma il suo ottimismo pragmatico, scevro da ogni ideologia; ottimismo proprio di un altro grande scienziato, J. B. S. Haldane, del quale Dyson ha detto "[…] rispettava troppo la gente comune per essere pessimista".

 

Trovate due interviste a Freeman Dyson, a vent'anni l'una dall'altra (1978 e 1998) ai seguenti indirizzi: http://www.omnimag.com/archives/interviews/dyson.html e http://www.wired.com/wired/6.02/dyson.html.

 

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