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Il
genio dei dettagli Il
mondo attorno agli autistici appare loro frammentario, di ogni cosa colgono
solo i dettagli, di un'immagine vedono solo i colori o le forme o i singoli
elementi. Le
loro percezioni sensoriali sono simili alle tessere di un mosaico che
il cervello non è in grado di assemblare per costruire un concetto. Basso quoziente intellettivo nei test di intelligenza, difficoltà nella comunicazione e nell'interazione con gli altri, sono questi alcuni dei problemi che affliggono le persone autistiche; i primi segnali del disturbo possono comparire già nei primi mesi di vita: alcuni tendono ad allontanarsi inarcando la schiena dalla persona che li accudisce, come se volessero evitare il contatto, altri possono sviluppare una passività tale da non richiedere attenzioni da parte dei genitori oppure una notevole irrequietezza, con pianti ininterrotti.
Un terzo dei bambini può raggiungere il terzo anno di vita senza visibili anormalità e poi mostrare i sintomi. Questi disagi sembrano stridere con le incredibili capacità manifestate da alcuni soggetti che, non a caso, vengono anche definiti "idiot savant"; la conoscenza di numerose lingue, la capacità di elaborare rapidamente la moltiplicazione tra molte cifre, indovinare l'ora esatta, calcolare il giorno della settimana di una data qualsiasi, sembrano talenti attribuibili a piccoli geni. Spesso questi bambini possono sbalordirci con disegni perfettamente proporzionati e in prospettiva, quando i loro coetanei sanno a malapena rappresentare una figura umana con testa enorme e quattro aste per gambe e braccia.
Ma cos'è che succede nella mente di queste persone, o meglio nel loro cervello? La ricerca scientifica non è ancora riuscita a dare una risposta soddisfacente a tutti questi singolari comportamenti. Alcune teorie attuali hanno individuato l'origine dell'autismo in anomalie cerebrali a livello strutturale e biochimico. Analisi post-mortem hanno evidenziato un limitato sviluppo di due aree del sistema limbico, responsabili dell'emotività, dell'aggressività, dell'apprendimento e della percezione sensoriale; e anche anomalie nelle zone del cervelletto responsabili dell'attenzione: tali zone in alcuni soggetti sono molto ridotte e in altri molto sviluppate. Queste anomalie di sviluppo potrebbero alterare la percezione dell'ambiente esterno estremizzando le sensazioni e le esperienze.
I due ricercatori sostengono che tale coordinazione è assente negli autistici, nei bambini è molto lenta e comunque sempre incompleta. I singoli messaggi percepiti restano isolati, per cui queste persone focalizzano la loro attenzione su un unico aspetto dell'esperienza senza riuscire a coglierla nella sua completezza; afferrano solo dei dettagli, forse ad altri impercettibili, come se di una fotografia vedessero solo i pixel o di una canzone le singole note. I soggetti normali operano a livello inconscio, più o meno rapidamente, la stessa sottile scomposizione degli stimoli, ma il loro cervello ha imparato ad integrare i vari dati raccolti dall'esterno, in quanto singolarmente non avrebbero alcun senso: note isolate non hanno nessun significato se non ascoltando la melodia che compongono. Ciò significa che, a livello inconscio, chiunque è un autistico, e per esserlo veramente basterebbe "spegnere" quella parte di cervello che ce lo impedisce. E' stata infatti osservata in alcuni soggetti sani la comparsa di straordinarie facoltà in seguito allo sviluppo di una forma di demenza che ha leso alcune zone della corteccia; come se un impedimento fosse stato rimosso, questi pazienti hanno iniziato a disegnare con insospettabile talento. Per verificare l'ipotesi, il Dr Snyder vorrebbe sperimentare su se stesso un tentativo di interferenza con i normali processi corticali che portano alla creazione dei concetti, usando impulsi magnetici. E forse entrare temporaneamente nel mondo degli autistici potrebbe essere un passo avanti verso la comprensione del loro mondo fatto di dettagli. |
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