Formiche amiche
di Francesa E. Magni

 

Cinquanta milioni di anni fa una specie di formiche del Sud America abbandonò lo stato di cacciatrici-guerriere per adottare un vero e proprio stile di vita agricolo.
Grazie a una simbiosi vincente con un fungo, sono sopravvissute fino a ora, e nuovi studi di ricercatori canadesi hanno trovato un terzo elemento importantissimo di questa associazione: un batterio che cresce sul dorso delle formiche e che produce antibiotici pesticidi.


Foresta pluviale amazzonica al crepuscolo: una colonia di più di due milioni di formiche è in attività. Lunghe file formate da migliaia di individui rosso mattone si dirigono verso un grande albero di fiori bianchi. Riversatesi sul tronco, tagliano pezzi di foglie e di petali con le mandibole e poi ritornano a casa, trasportando i frammenti raccolti sopra le loro teste.
Il motivo per il quale, invece di combattere, aggredire colonie vicine o catturare prede come fanno tutte le formiche, queste numerosissime "originali" si limitino a tagliare foglie è stato scoperto solo alla fine dell'Ottocento. Le cosiddette formiche tagliafoglie (appartenenti al gruppo Atta) non si nutrono di sostanze raccolte all'esterno della colonia, ma la loro particolarissima dieta consiste in una specie di fungo appositamente coltivato dalle operaie.

Gli scienziati pensano che il passaggio da un regime guerriero e di razzia a uno stile di vita simbiotico - agricolo sia avvenuto circa cinquanta milioni di anni fa in Sud America. Evento unico nell'evoluzione degli esseri viventi, è stato ancora più eccezionale e sorprendente di quanto non sarebbe, ad esempio, la mutazione improvvisa della Nato nell'Unicef, visto che le formiche in quanto a violenza e cattiveria organizzata superano di molto gli esseri umani. Bert Hölldobler e Edward O. Wilson nel loro bellissimo libro "Formiche" (Adelphi, 1997) a questo proposito scrivono: "Se le formiche possedessero armi nucleari, probabilmente distruggerebbero il mondo nel giro di una settimana".


La vita di una tipica colonia di tagliafoglie si dispiega intorno al formicaio: i lavori di "giardinaggio" si concentrano in camere adibite alla crescita dei funghi, simili a muffa bianca e ricchi di proteine, che costituiscono il loro unico nutrimento. Come autentici agricoltori, questi insetti trattano le foglie e i petali raccolti, fino a ridurli a una poltiglia sulla quale coltivare i funghi in vari passaggi che competono a caste differenti. La suddivisione in caste - una delle più complesse fra gli insetti sociali - è basata sulla taglia: dalle operaie foraggiatrici, grandi quanto una mosca, alle minuscole operaie giardiniere, con la testa larga sei millimetri e trecento volte più leggere dei soldati.



La simbiosi fra formiche e funghi si è rivelata vincente nel corso dell'evoluzione: grazie a questa insolita vivanda, le colonie raggiungono dimensioni immense (fino a otto milioni di individui) che ogni giorno possono consumare tanta vegetazione quanto un bovino adulto. I funghi vengono "tramandati" di colonia in colonia, grazie alla regina madre, che prima del volo nuziale mette le ife filamentose in una piccola tasca all'interno della bocca, e che poi le rigurgita sul pavimento del nuovo formicaio.

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