Il corpo interfaccia
percorso in rete
di Carlo Formenti

Come conferma la recente intervista rilasciata da Stelarc in occasione della performance tenuta a Sesto.com, l'artista australiano preferisce offrire un'immagine "empirica" dei propri sforzi per esplorare nuove modalità di relazione fra corpo e tecnica, rifiutando il ruolo di "profeta del postumano". Ma questo gusto per l'understatement non impedisce ai critici di classificarlo fra i maggiori esponenti della corrente culturale (prevalentemente anglosassone) che considera l'ibrido uomo-macchina (cyborg) come tappa cruciale del cammino evolutivo della specie, un primo passo verso il superamento d'una corporeità "obsoleta", sempre più inadatta all'ambiente artificializzato in cui viviamo.

Del "dualismo" di Stelarc, del suo disprezzo per un corpo considerato come residuo arcaico, come un "vestito" che la mente abbandonerà senza rimpianti non appena potrà disporre di "strumenti" più efficienti per comprendere ed esperire il mondo, si è distesamente occupato il critico americano Mark Dery nel libro "Velocità di fuga. Cyberculture di fine millennio" (Feltrinelli, 1997). Ampi estratti del volume, insieme ad altri interessanti documenti sull'estetica del postumano sono consultabili sul sito Escape Velocity. Dery accosta Stelarc ai circoli Tecnognostici californiani come Extropy e Transhuman, dei quali erewhon si è già occupata (vedi il servizio nell'archivio), un giudizio condiviso dal cyberantropologo Steve Mizrach.

E una conferma indiretta della loro tesi viene dal fatto che Stelarc è (dal 1997) professore onorario di arte e robotica alla Carnegie Mellon University, lo stesso ateneo in cui lavora da tempo Hans Moravec, esponente di punta della ricerca nel campo dell'Intelligenza Artificiale, e noto al pubblico dei media soprattutto per aver teorizzato la possibilità di "scaricare" la mente umana nei computer, creando forme di vita dotate di facoltà e caratteristiche inedite.
Una versione immaginifica, al limite della fantascienza, delle idee di Moravec (e della "Età della Mente" teorizzata dal guru dell'Intelligenza Artificiale Marvin Minsky) si trova sul sito di Chislenko, un filosofo appartenente ai già citati circoli di Extropy.

Eppure, come scrivevo in un recente articolo ("Il cyborg bulimico", in "aut aut" n.289-290, gennaio-aprile 1999), ho l'impressione che l'idea di postumano elaborata da Stelarc non possa essere totalmente identificata con simili concezioni "spiritualiste", col sogno di creare menti "disincarnate" capaci di "girare" come programmi su qualsiasi "corpo" artificiale.
A chiunque abbia assistito alle performance di Stelarc o ne abbia ascoltato le conferenze, non può essere sfuggita la "carnalità" del suo approccio al cyborg, l'avidità "bulimica" con cui l'artista si appropria delle facoltà percettive e sensoriali che la tecnica regala a un corpo disposto a "uscire" dai confini naturali. In questo senso, più che ai paradisi dell'Intelligenza Artificiale, Stelarc sembra interessato a un progetto di "biologizzazione" della macchina affine a quello dei Survival Research Laboratories, un gruppo cyberpunk che mette in scena battaglie fra mostri meccanici, documentate sul loro bel sito.

dal sito di Survival Research Laboratories

Infine, anche se nell'intervista nega di essere interessato agli scenari della fantascienza, non si può non rilevare una certa convergenza fra Stelarc e narratori come Pat Cadigan e Greg Egan, che hanno esplorato più a fondo di altri la frontiera sempre più labile dell'interfaccia uomo-macchina. Così come mi sembra giusto ricordare le anticipazioni delle tematiche del postumano contenute nelle strip degli artisti del gruppo francese degli anni Settanta Metal Hurlant, oggi confluiti sotto la sigla Les Humanoïdes Associés

 

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