L'insostenibile virtualità dell'essere


"Un tuo movimento a Melbourne
sarà il movimento di un altro corpo
a Rotterdam"

Stelarc

 

Più antica e consolidata dell'esperimento di Bodies©Inc, è l'esperienza dei Mud (Multi user dungeons), comunità virtuali dove le persone partecipano a giochi di ruolo dopo essersi scelti una o più identità. Sesso, età, preferenze e comportamenti - che possono essere completamente diversi da quelli reali - vengono espressi attraverso parole e comandi.

Qui il corpo non appare, ma una domanda urge ugualmente: "Dove finisce la mente e dove inizia il corpo? La mente non è forse parte del corpo?".
Risposta: "Nel Moo, il corpo è la mente".

Questo scambio di battute avvenuto su LambdaMoo, uno dei più vecchi e noti Mud, testimonia che le potenzialità messe a disposizione dal mezzo costringono le persone a interrogarsi, oltre che a reinventarsi.

CORPO E TECNOLOGIA
Per una dotta introduzione storico filosofica religiosa sul rapporto tra mente e corpo, corpo e tecnologie, umano e post umano, si veda il servizio di Carlo Formenti "Il Dio della Rete"

TECNOLOGIA E ARTE
Nella sezione artificiale trovate anche un'intervista e un percorso su Stelarc, il body artist australiano che nelle sue performance usa il suo corpo come una scultura vivente, ricorrendo a protesi meccaniche, ingegneria robotica e realtà virtuale:
Il corpo interfaccia

Tuttavia, fa notare Sherry Turkle che ha studiato e frequentato i Mud per anni e ha scritto quello che ormai è considerato un classico del genere (La vita sullo schermo, ed. Apogeo), più che a un puro esercizio di fantasia queste simulazioni possono servire a sperimentare quelle parti del sé che nella vita reale non trovano spazio per esprimersi.

"L'ambiente virtuale può fornirci la sicurezza necessaria per poter manifestare quel che ci manca, in modo da iniziare ad accettarci così come siamo. Possiamo considerare la vita sullo schermo come uno spazio per la crescita... Chi viaggia nel virtuale può tornare nel mondo reale meglio attrezzato per capirne gli artifici".

Questo passaggio, d'altra parte, comporta un mutamento culturale profondo.

"L'adozione di diverse personalità online sta contribuendo alla riconsiderazione generale della tradizionale concezione unitaria dell'identità".

Il nuovo concetto di identità che si sta configurando, infatti, è sempre di più

"un sé proteiforme, multiplo, flessibile ma integrato... (dove) nessun aspetto particolare può essere rivendicato come il sé assoluto... Un senso più fluido del sé rende più semplice accettare il dispiegarsi delle nostre e altrui personae incoerenti - magari con umorismo, forse con ironia. Non ci sentiamo costretti a classificare o a valutare gli elementi della nostra molteplicità né a escludere quel sembra estraneo ad essa".

Anche il corpo, sempre in virtù dello sviluppo delle nuove tecnologie, sta rompendo l'antico sodalizio con l'identità. Ai tentativi sempre più perfezionati di "replicarlo" - con i robot e l'intelligenza artificiale - si è aggiunta anche la possibilità di "invaderlo", per usare le parole di Antonio Caronia, che al rapporto tra corpo e tecnologie ha dedicato più di un saggio, tra cui Il corpo virtuale (ed. Muzzio).

SULL'IMPIANTO COCLEARE
Le nuove frontiere nella lotta alle disabilità vedono entrare in campo l'elettronica e la bioingegneria, a fianco della chirurgia e della neurologia. Sull'impianto cocleare per persone affette da sordità profonda, si può leggere questo sintetico comunicato stampa su un progetto in corso finanziato dall'Unione Europea.
La ricerca in questo settore è attiva da qualche anno anche in Italia; uno dei centri d'eccellenza si trova all'Istituto di Audiologia dell'Università Statale di Milano. Un'ampia bibliografia sull'argomento si può trovare al sito, peraltro non molto aggiornato, dell'Istituto.

Non c'è bisogno di andare al cinema per vedere un cyborg, ibrido uomo-macchina di gibsoniana memoria, perché è già fra noi: è la gentile signora col peace-maker che incontriamo dal panettiere o il distinto audio-leso che ci passa accanto per strada e si è appena operato all'orecchio per farsi installare il chip di un impianto cocleare (e non è che l'inizio).

 

 

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