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Chi
fa cerchi nei campi?
di
Federico Pedrocchi
Forse questa storia
non avrà mai fine. Qualcuno ricorderà delle immagini apparse
su quotidiani e riviste negli anni '80; in esse si vedevano dei campi,
solitamente di grano, e dei cerchi perfetti, molto grandi, al centro delle
dorate pianure. Un grande e affascinante mistero.
I campi, di solito, erano inglesi. Anzi, inizialmente erano solo inglesi.
Quale origine attribuire al fenomeno? La questione venne presa seriamente
da tutti. Gli scienziati suggerivano ipotesi legate a campi elettromagnetici.
Gli ufologi non avevano dubbi: che impronta volete che lasci un disco
volante che atterra in un campo di grano?
Per i maghi era magia, ovviamente.
Per gli agricoltori era una gran seccatura - sostenevano - perché,
spesso, questi benedetti cerchi avevano un bel diametro e tutto il grano
che ci stava dentro si rovinava. Era proprio così? Qualche dubbio
è lecito. In un momento di sincerità un agricoltore inglese
dichiarò che, dopo aver assicurato il campo per danni allo stesso
(500 sterline di rimborso), il grano schiacciato era recuperabile, dopo
tutto; e poi si poteva pure racimolare qualcosa facendo pagare i non pochi
visitatori che arrivavano in zona mossi da consistente curiosità.
I cerchi mettevano in moto una certa intelligenza speculativa popolare.
Stiamo scrivendo al passato, ve ne sarete accorti. Come se la questione
dei cerchi fosse un problema risolto. Sembrò così, infatti,
nel 1991; due simpatici e anziani signori inglesi, Doug e Dave, residenti
in campagna e amiconi da sempre, dichiararono che "fin dallla metà
degli anni '70 i cerchi li abbiamo fatti noi". 
Ci fu un certo scompiglio, indubbiamente, e numerose ondate di sorrisi
ironici circolarono negli ambienti scientifici, ondate rivolte a quei
colleghi che stavano dedicando ricerche al fenomeno. Come avvenne - vi
ricordate? - con il ritrovamento a Firenze di quelle sculture giovanili
di Amedeo Modigliani. In questo caso si trattatava di studiosi d'arte,
e alcuni nomi di grande spicco dichiararono di aver provato grandi emozioni
nell'osservare quei reperti, poi risultati opera di un terzetto di irriverenti
liceali.
Però risultò evidente che Doug e Dave non potevano essere
gli autori di tutti i cerchi; erano troppi e segnalati in altri paesi,
non solo in Inghilterra. Niente di sorprendente, tuttavia, perché
il contagio dei comportamenti è cosa ben nota in questi casi. Silenziosamente,
altri adepti dei "truffatori" prendono a seguire la stessa strada,
per il piacere di alimentare il fuoco del mistero.
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