Fra i tempi di Angkor uno si distingueva per bellezza e imponenza: il tempio di Baphuon.
Tcheou Ta-Kouan, diplomatico cinese che visitò Angkor negli ultimi anni del 13° secolo, testimoniò tutto la sua meraviglia alla vista di Baphuon e della sua cupola di rame splendente.

Qui finisce la storia antica dei templi di Angkor, e arriviamo ai nostri tempi. All'inizio del secolo, per l'esattezza, quando nel 1910, Jean Commaille, archeologo francese, giunge ad Angkor determinato a liberare dalla foresta le antiche rovine. Vi riesce e i templi riemergono, in uno stato non particolarmente compromesso. La cattiva sorte, però, si abbatte nuovamente in questo luogo; piogge di rara intensità e forti smottamenti fanno danni profondi. Arriva anche la Seconda Guerra mondiale. Ma, soprattutto, Commaille muore. Il destino si ripete, perché i templi sono nuovamente abbandonati a se stessi.
Bisogna attendere il 1954, quando Bernard Philippe Groslier, nuovo curatore archeologico della zona, si rimette al lavoro sui resti di Baphuon. Un anno prima nuove frane avevano ulteriormente complicato le cose, al punto che la ricomposizione dei resti non è più possibile lavorando su quello che l'area presenta nella sua immediatezza. Groslier decide di operare in modo diverso: numera tutti i pezzi, li classifica e inizia la costruzione di un "puzzle" da 300 mila tessere.

E' la storia che si riaffaccia. Inizia il lungo e devastante conflitto del Vietnam, e la Cambogia entra nel vortice che tutti conosciamo. Tutto l'archivio di Groslier scompare, la mappa con
le istruzioni di base per gestire il puzzle va persa. Gli operai che hanno lavorato al cantiere fanno parte delle vittime del conflitto. Si perde, insomma, ogni memoria. Nel 1986 Groslier muore senza aver potuto riprendere in mano la situazione.

 

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