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n. 24 del 4 giugno 1999 

Libia,
vivere sull'orlo del deserto

di Mirella Clemencigh Husni Bey

La pietra delle case e delle moschee, i rovi e i palmeti, la spuma
delle onde.
E il deserto che avanza.
Raccontati da un'italiana che, per sentimento, vive
metà della sua vita nel paese di Gheddafi.
Che tra poco si aprirà al turismo.

I vecchi libici li senti ancora sussurrare Bismillah mentre salgono sulle loro auto scassate e accendono il motore.
"Bismillah Nel nome di Dio, el Rahmani el Rahim il Grande e il Misericordioso".
Così comincia ogni Sura del Corano, con queste parole dovrebbe cominciare ogni azione dell'uomo, per mettersi in contatto con Dio, sotto la sua protezione.
Anch'io vorrei iniziare cosl, per parlare di un mondo e di un popolo così vicini nei luoghi del pensiero e del cuore, così distanti nel tempo e nei costumi. Nel mondo islamico non devi mai aspettarti un "mille grazie" se hai portato a buon fine qualcosa, perché non sei tu che l'hai fatto ma la volontà di Dio.
Fin nelle cose del quotidiano: "Che brava, hai cucinato un magnifico cous cous", ti vien voglia di dire leccandoti i baffi. Silenzio. Lei non ti dirà: "Grazie, sì, l'ho fatto proprio buono". Perché si sente, fino in fondo, lo strumento di un più grande cuoco.

Leopardi
Se la citazione de "Il Canto Notturno di un pastore errante" vi risveglia ricordi sopiti, di banchi di scuola, di antologie di italiano, di vecchie professoresse, guardate questo sito dedicato interamente a Leopardi: la vita e le opere, le iniziative promosse intorno al suo nome, materiali audiovisivi e un forum di discussione. Proprio la lettura dei messaggi del forum puņ aprire interessanti prospettive per riscoprire l' opera di un poeta ingiustamente imbalsamato dalla programmazione didattica.

Pietre, greggi, luna e pastori da far invidia a Giacomo Leopardi (Il canto notturno di un pastore errante), una immensità di pietre mai uguali: macigni in sommossa, rocce marine, lastre piatte e dure sulle quali nessun arbusto attecchirà.
Palmeti che rinverdiscono oasi sperdute nel deserto, sfiorano appena il mare, ornano anfiteatri greci e romani ancora straordinariamente intatti, sfilano insieme a colonne millenarie. Forse che la colonna non assomiglia al tronco eretto di una palma?

Duemila chilometri di costa, il Mediterraneo più blu, collegano Tripoli a Sirte, a Bengasi, a Tobruk.
Quasi sempre sul mare anche i siti archeologici:Sabrata, Leptis Magna, Tolmetta,un po' più in alto Cirene. Una bellezza da brivido: la pastosità della pietra, urbanizzata sapientemente dall'architettura, dall'arte, tra rovi, palme, la spuma delle onde, la sabbia che avanza.


versione on line a cura di
Bettina Jacomini

approfondimenti dalla Rete
a cura della redazione di

L'imperatore romano Settimio Severo č di qui. I libici sono soltanto cinque milioni, in una terra grande cinque volte l'Italia, tutta aperta sul mare e sul deserto, da sempre desiderabile. Già ai tempi dell'antichità classica dominava la parte centrale del Sahara e i suoi traffici d'oro, sale, schiavi e souvenir esotici, mettevano in contatto l'Africa subsahariana con il Mediterraneo e viceversa. (E la sorpresa per un cammelliere d'allora di trovarsi, dopo tanto e tanto deserto, sabbia, sole, davanti alla sconfinata acqua del mare?).

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