Libia, vivere sull'orlo del deserto
in collaborazione con



n.24 del 4 giugno 1999

 

 

Fa caldo. In agosto forse meglio l'altopiano, il mare, le città archeologiche come Cirene che dall'alto domina un panorama baciato da Dio, dall'aria finissima, anche la pietra respira.
Cirene punica, Cirene greca e romana, così ben conservata.
Ma all'ingresso delle rovine c'è una sfilata di case di sasso grandi un metro piene di crepe (lo stesso a Tolmetta o Tolemaide) perché non restaurarle?
In Libia piace tanto il cemento, meno la pietra. Ecologia e cura dell'ambiente sono beni ancora da scoprire.

Dalla strada tutta curve che costeggia le rovine e scende verso il mare, si attraversa una Necropoli vivissima, abitata dai pastori e qualche gregge. Si riposano nelle tombe, tra sepolcri di pietra, lattine, cipressi e ulivi, ma non sembra un sacrilegio vederli lì.
Siamo sull'altopiano cirenaico, poco distante dalla regione bengasina, ricchissimo di grano, ulivi, arance, mandarini, melograne grosse cosl, che venivano esportate a grande ritmo al tempo degli italiani quando questa zona veniva chiamata il granaio d'Italia.
Oggi se ne esportano poche, insieme all'aglio, la cipolla, le patate e, naturalmente, fiumi dipetrolio. Qua sotto, la costa a volte è rocciosa, a volte sabbiosa, a volte verdeggiante; palme al vento, fiori, orti, ma il mare è sempre blu e viola, come gli occhi di Liz Taylor.

FLORA E FAUNA DEL DESERTO
Animali a rischio di estinzione:
la gazzella

Sui cani del deserto, una pagina con delle belle immagini e un sito interamente dedicato agli sloughi

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