Dal Diario di Howard Carter
...era chiaro che il posto era la tomba del Faraone ...
 
Introduzione

Il rinvenimento della tomba di Tutankhamun fu uno degli episodi più eccitanti nella storia dell'archeologia, ma le esatte circostanze e la corretta sequenza degli avvenimenti che circondano tale scoperta non sempre sono del tutto chiare. La storia venne raccontata dallo stesso Howard Carter, nel I volume di The Tomb of Tut.ankh.Amen, scritto in collaborazione con A.C. Mace. Si tratta ovviamente di una versione elaborata per la stampa, per cui è estremamente interessante risalire alla fonte delle informazioni su cui si basa il racconto. Queste sono costituite dai diari di Carter, custoditi negli archivi del Griffith Institute di Oxford.


Howard Carter 1899
Photo © John Carter
I primi due sono piccoli taccuini di appunti (cm 19.5 x 12), Lett's No. 46 Indian and Colonial Rough Diary 1922 e 1923, che contengono solo brevi annotazioni. Il terzo è un grande raccoglitore ad anelli (cm 33 x 21.5), intitolato Note, diario e articoli riferiti alla Necropoli reale di Tebe e alla Tomba di Tutankhamen (Carter MSS. Notebook 1). Questo contiene brani più lunghi, di pugno di Howard Carter, ad eccezione di quelli che si riferiscono al periodo dal 6 al 27 dicembre, che sono opera di A.C.Mace.
E' chiaro che non si tratta di un diario compilato alla fine di ogni giornata. In effetti è improbabile che potesse essercene uno. E' piuttosto una ricostruzione degli avvenimenti basata sugli appunti di Carter e sui suoi ricordi (e quelli di Mace?), e quindi risente del senno di poi. Questa è una riflessione a freddo; sembra che non ci fosse un giornale quotidiano degli scavi, per cui i primi stadi della scoperta della tomba di Tutankhamen non vennero registrati nei dettagli all'epoca.

Questa trascrizione venne fatta in un primo tempo da Sue McKay e successivamente controllata da Elizabeth Miles, Diana Magee and Jaromir Malek.

Copyright Griffith Institute, Ashmolean Museum, Oxford




Dal Diario di Howard Carter


Venerdì 24 novembre

[…]
Arrivati alla porta d'ingresso
Engelbach è venuto con alcuni amici
Brunton, la figlia della sorella di lady A., Mr Burton &? qualcun altro.
Passato la notte alla tomba.
Preso foto. & appunti.

E' arrivata lady E.
Callender si è spinto fino alla prima porta. Verificato che ci sono sedici scalini.

Ora che l'ingresso sigillato è stato messo a nudo completamente, si possono distinguere varie impronte di sigilli recanti il simbolo di Tut-ank-Amen, in particolare nella parte inferiore dell'intonaco della porta, dove le impronte sono più nitide.

Nella porzione superiore di questa porta sigillata, erano visibili tracce di due diverse riaperture e successive chiusure, ed è chiaro che la prima impronta che abbiamo notato il 5 novembre, quella della Necropoli reale - cioè "Anubis vittorioso su Nove Avversari" - aveva la funzione di richiudere la porta. Qui c'erano segni evidenti per lo meno del regno dei morti, ma il suo vero significato era ancora un mistero, perché nelle macerie che riempivano l'accesso agli scalini abbiamo trovato un gran numero di frammenti di vaso, urne rotte, queste ultime recanti i nomi e i protocolli di Akhenaten, Smenk-ka-Ra e Tut-ank-Amen e, cosa ancor più sconcertante, uno scarabeo di Tehutimes III, insieme a un frammento recante il sigillo di Amenhetep III. Questi dati contrastanti ci hanno portato a credere in un primo tempo che eravamo sul punto di aprire un nascondiglio reale del ramo El Amarna della XVIII dinastia, che, dalle prove menzionate sopra, era stato probabilmente aperto e riutilizzato più di una volta.

Engelbach, l'ispettore capo del dipartimento di Antichità, è venuto ad assistere allo sgombro delle macerie dal primo ingresso. Con lui c'erano molti suoi amici, tra i quali Brunton.

Passato la notte nella valle. I carpentieri hanno cominciato a costruire un telaio di legno provvisorio da fissare sulla prima porta.

Sabato 25 novembre

Aperta la prima porta.

Annotati sigilli. Presa documentazione fotografica, che, come si è rivelato in seguito, non era ben riuscita. Aperta la prima porta, che consisteva in pietre grezze innalzate dalla soglia fino all'architrave, fissate con l'intonaco dal lato esterno e ricoperte con numerose impronte di sigilli vari, di Tut-ank-Amen e della Necropoli reale. La rimozione di questo blocco ha rivelato l'accesso a un passaggio discendente completamente ostruito, della stessa ampiezza della scala d'ingresso e lungo più di due metri. Era pieno di pietre locali e detriti, probabilmente derivanti dallo scavo stesso ma, come la porta, mostrava tracce distinte di depositi successivi; la massa dei detriti era costituita da frammenti di rocce bianche e levigate mescolate alla polvere, mentre nell'angolo all'estrema sinistra era stato praticato un largo foro irregolare, riempito di pietra scura e selce. Questo coincide con le riaperture e successive chiusure testimoniate dalla porta sigillata.

Nel ripulire il passaggio, abbiamo trovato mischiati ai detriti cocci di vaso, giare e numerosi frammenti di piccoli oggetti; otri per l'acqua giacevano al suolo insieme a giare d'alabastro, alcune intere e altre a pezzi, e vasi in terracotta colorata; il tutto doveva far parte di qualche sepoltura violata, ma non ci diceva nulla riguardo a chi erano appartenuti quegli oggetti, se non che risalivano alla fine della XVIII dinastia. Erano elementi sconcertanti, che puntavano verso l'ipotesi di un saccheggio.

Sabato 26 novembre

Aperta la seconda porta
alle 2 circa pomeridiane
Avvisato Engelbach.

Dopo aver sgombrato 9 metri del passaggio discendente, verso la metà del pomeriggio ci imbattemmo in una seconda porta sigillata, che era quasi l'esatta replica della prima. Riportava impronte simili di sigilli e l'intonaco presentava le stesse tracce di riaperture e chiusure successive. Le impronte di sigilli erano quelle di Tut-ank-Amen e della Necropoli reale, ma non così nitide come quelle della prima porta. Sia l'ingresso che il passaggio ricordavano per pianta e stile le dimensioni della tomba contenente il deposito segreto di Akhenaten, scoperto da Davis nelle immediate vicinanze; il che sembrava confermare la nostra ipotesi di aver trovato un deposito segreto.

Sgombrammo febbrilmente gli ultimi residui di detriti sul pavimento del passaggio che conduceva alla porta, finché non ci trovammo davanti solo la porta sigillata. Dopo aver preso qualche annotazione preliminare, praticammo una piccola breccia nell'angolo superiore sinistro per vedere che cosa ci fosse oltre. Il buio e la prova effettuata con un ferro ci dissero che dietro c'era il vuoto. Forse un'altra scalinata discendente, secondo la pianta comune alle tombe regali tebane? Oppure una camera? Dopo esserci procurati delle candele - indicatori sempre importanti di gas venefici quando si apre uno scavo sotterraneo - allargai la breccia e guardai alla luce della candela mentre Ld. C., lady E. e Callender con i Reise attendevano pieni di ansiosa aspettativa.

Prima che potessi vedere qualcosa, l'aria calda fuoriuscita dalla breccia fece tremolare la fiamma della candela, ma appena l'occhio si fu abituato al vacillare della luce, mi apparve l'interno della camera, la sua strana e favolosa mescolanza di oggetti di straordinaria bellezza accatastati uno sull'altro.

C'era una comprensibile suspense da parte di coloro che non potevano vedere, quando lord Carnavon mi disse: "Riesce a vedere qualcosa?". "Sì" gli risposi, "è meraviglioso." Quindi allargai il buco con ogni precauzione, rendendolo sufficientemente largo perché potessimo vedere entrambi. Vi guardammo con l'aiuto di una torcia elettrica, oltre a una candela addizionale. Difficile descrivere le nostre sensazioni e lo sbigottimento che provammo alla vista di una meravigliosa collezione di tesori: due strane effigi scure come l'ebano di un re che calzava sandali d'oro e impugnava bastone e mazza, si stagliarono dalla cappa di oscurità; canapé dorati dalle strane forme, con la testa di leone, con la testa di Hathor, e bestie infernali; urne ornamentali squisitamente decorate e intarsiate; vasi d'alabastro, disegni meravigliosamente realizzati di piante di loto e di papiro; strane teche nere dal cui interno appariva un mostruoso serpente dorato; scrigni bianchi dall'aspetto abbastanza comune; sedie finemente intagliate; un trono intarsiato d'oro; un gran numero di grandi scatole bianche dalla strana forma a uovo; proprio sotto i nostri occhi, sulla soglia, un'incantevole tazza da sacrificio a forma di loto in luminoso alabastro; sgabelli di ogni forma e tipo, in materiali comuni e preziosi; e, infine, una confusione di pezzi di carro rovesciati, luccicanti d'oro, in mezzo a cui spuntava un manichino. La prima impressione era quella di trovarsi nel ripostiglio per materiale di scena di un'opera sulle civiltà scomparse. Eravamo sconcertati e pieni di strane emozioni. Ci chiedemmo l'un l'altro il significato di tutto ciò. Era una tomba o solo un deposito nascosto? La presenza di una porta sigillata tra due statue di sentinella dimostrava che c'era qualcosa d'altro al di là e i numerosi cartigli recanti il nome di Tut-ankh-Amen sulla maggior parte degli oggetti davanti ai nostri occhi lasciavano pochi dubbi che là dietro ci fosse il sepolcro di quel Faraone.

Richiudemmo l'apertura, bloccammo il telaio che era stato posto sulla prima porta, salimmo in sella ai nostri asini e tornammo a casa meditando su quello che avevamo visto.

Avvisato l'ispettore capo del dipartimento delle Antichità, che era presente quando iniziammo ad aprire la prima porta, e chiestogli di venire il più presto possibile, preferibilmente il pomeriggio dopo, per lasciarci il tempo di allestire un impianto elettrico per un'ispezione più accurata di questa scoperta straordinaria e promettente.

Lunedì 27 novembre.

Ispezionata la tomba con la luce elettrica.
E' venuto Ibrahim Effendi.

Callender ha predisposto l'impianto elettrico per illuminare la tomba. Era pronto per mezzogiorno, ora in cui lord C., lady E. Callender e io entrammo e facemmo un'accurata ispezione della prima camera (in seguito denominata Anticamera).

Nel corso del pomeriggio arrivò l'ispettore locale Ibrahim Effendi, del dipartimento di Antichità di Luxor, in vece dell'ispettore capo, assente per una visita a Kena.

Divenne presto evidente che eravamo sulla soglia di una grande scoperta. La vista che ci aspettava era al di là di qualsiasi immaginazione. La quantità di materiale eterogeneo assembrata nella camera senza un ordine particolare, così stipata che dovevamo muoverci con estrema cautela, perché il tempo aveva già danneggiato molti degli oggetti, era davvero incredibile.
Ovunque trovammo tracce di disordine causato da precedenti intrusioni: oggetti rovesciati, cocci seminati al suolo, tutto non faceva che aumentare la confusione, e la struttura inconsueta della tomba ci spinse più di una volta a domandarci perplessi se si trattava davvero di una tomba o di un nascondiglio reale. Disponendo di una luce migliore per illuminare gli oggetti, tentammo di esaminarli. Era impossibile. Ce n'erano troppi. Sotto a uno dei divani, quello di Thoueris nell'angolo SO, scoprimmo un'apertura nella parete di roccia che si rivelò essere niente meno che un'altra porta sigillata, già forzata da qualche predatore. Con cautela, Ld.C. e io strisciammo sotto lo strano divano dorato e scrutammo nell'apertura. Vedemmo così che conduceva in un'altra camera (in seguito denominata Camera secondaria), di dimensioni minori dell'Anticamera e situata a un livello più basso. Vi regnava una confusione ancora maggiore; le pietre che bloccavano l'ingresso, spinte all'interno quando era stata praticata la breccia, giacevano alla rinfusa sopra gli oggetti sul pavimento, schiacciati dal loro peso. La camera era piena di una gran quantità di mobili. Un'incredibile confusione di letti, sedie, scatole, vasi d'alabastro e ceramica, statuette, casse dalle forme più strane e ogni sorta di oggetti ribaltati e messi sottosopra alla ricerca di qualcosa di valore. La porzione rimasta intatta dell'intonaco che bloccava il passaggio recava le stesse impronte di sigillo delle altre porte.

In nessuna di queste due camere trovammo traccia di una o più mummie - unica ragione a sostegno dell'ipotesi di un nascondiglio.
Davanti a questa evidenza, insieme alla porta sigillata custodita da due statue del re, il mistero si diradò gradualmente davanti ai nostri occhi. Ci trovavamo nella parte anteriore di una tomba. Dietro quella porta chiusa c'era la camera mortuaria, e Tut-ankh-Amon giaceva probabilmente lì, in tutto lo splendore del suo corredo funebre: avevamo scoperto il luogo di sepoltura di quel monarca - intatto se si esclude qualche furto di oggetti metallici - e non il suo deposito segreto.

Esaminammo quindi l'intonaco e le impronte di sigillo sulla porta chiusa. Ce n'erano di diversi tipi e tutte recavano le insegne del re. Scoprimmo anche che nella parte inferiore del blocco era stata praticata una piccola apertura, sufficiente a consentire il passaggio di un uomo, e che era stata accuratamente richiusa, intonacata e sigillata. Evidentemente la tomba era già stata profanata - dai ladri! Chi lo sa? Ma avevamo la prova che qualcuno ci era entrato.

I risultati delle nostre indagini furono: (1) era chiaro che il posto era la tomba del Faraone e non solo un deposito segreto; (2) noi eravamo entrati solo nelle camere più esterne, piene di corredi stupendi, pari per splendore e ricchezza solo a quelli del Nuovo Impero; (3) avevamo trovato una sepoltura regale poco intaccata, salvo qualche incursione frettolosa per mano di antichi predatori di tombe.

Era una visione che superava tutte le precedenti, una che non avevamo mai sognato di vedere. Eravamo allibiti dalla bellezza e raffinatezza artistica degli oggetti, che sorpassava qualsiasi immaginazione: uno spettacolo che ci lasciò sopraffatti.


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