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Questo per quanto riguarda la storia, ma dicevamo dell'uso dei media. Intesi nel senso più generale di "mezzi di comunicazione", nel film sono presenti praticamente tutti, a cominciare dalla scrittura. E una scrittura molto particolare, quella più privata che esista, delle lettere e dei diari, che costituiscono lo scheletro della sceneggiatura.
Ci sono poi i suoni e i rumori: canzoni dell'epoca, suoni originali registrati, rumori d'ambiente e pensieri ad alta voce. Già il motivo che dà il titolo al film ha diversi strati di significato (un'ora è anche la durata del filmato) e si ripete nella versione originale del 1938 (allora la cantava Fedora Mingarelli) fino a una delle, più rare, versioni cantate da una voce maschile alla fine degli anni sessanta: gli Showman, un gruppo oggi poco ricordato, ma che allora ebbe un grande successo proprio con questa canzone.
E, naturalmente, le immagini, che sono forse il
materiale più corposo, ma che non avrebbero la stessa forza se non fossero così strettamente cucite con gli altri mezzi.
Si passa dal bianco e nero al colore, dalle immagini in movimento alle fotografie, al sovrapporsi di pagine scritte e documenti; alcune immagini, come alcune frasi, continuano a ricorrere, segnando un legame nel tempo e un ripetersi di emozioni simili in contesti diversi.

La canzone

"Un'ora sola ti vorrei", di Bertini-Marchetti, è una canzone che ha una storia particolare. Quando uscì, nel 1938, fu considerata irriverente dal regime fascista. Come altri brani dell'epoca, le sue parole si prestavano a un doppio senso riferito al Duce.
Da allora ha accompagnato praticamente tutte le generazioni, riproposta periodicamente in numerose cover. Tra le più famose quella cantata dalla voce di Ornella Vanoni (1967) e la più recente di Giorgia (1997).

E infine il sito Internet, forse il punto più debole di quest'operazione. Non perché non sia ben fatto e ricco di informazioni, ma perché qui prevale una funzionalità "tecnica" e non si coglie la stessa sensazione multimediale, di un "lavoro a più strati", trasmessa dal film.
Gradevoli sia la presentazione grafica che la navigazione lineare; particolarmente interessante da leggere la sezione che raccoglie critiche e interviste con l'autrice e gli altri bravi professionisti che l'hanno aiutata in questo lavoro (soprattutto la montatrice, Ilaria Fraioli, e il montatore dei suoni, Benni Atria); utile il calendario delle proiezioni; poche le immagini.
Indubbiamente lo strumento di Alina è il cinema e forse una scarsa familiarità con un altro mezzo le suggerisce di non spingersi oltre, consegnandoci una presentazione che è più che altro un invito a vedere il filmato. Ne vale comunque la pena.