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Spesso
furono le donne a occuparsi dei fari. Il libro
Women Who Kept the Lights: An Illustrated History of Female Lighthouse
Keepers è dedicato alle guardiane dei fari. Tra queste
Ida
Lewis e Abbie
Burgess sono considerate eroine.
Una
pagina del sito del Museo Nautico di Newport Harbor dedicata alla
vita delle donne
a bordo delle navi.
Il
New Bedford Whaling Museum dedica alle donne e alle famiglie dei
balenieri questa pagina
e la mostra "Heroes in the ships", a cui si accede dalla
homepage.

Un'insolita
immaginaria
corrispondenza tra una donna giapponese e una donna americana,
entrambe mogli di balenieri.
Una
mostra
dei poster della campagna di reclutamento delle WAVES e il punto
di vista di una delle prime donne nella Marina americana come
WAVES.
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Nel
1800 una baleniera poteva restare
in mare per più di un anno, e gli ufficiali (gli unici a
cui fosse concesso) talvolta decidevano di portarsi la famiglia
a proprie spese, cioè rimborsando al proprietario le spese
per il vitto e l'alloggio della moglie e degli eventuali figli.
Le mogli dei marinai dell'equipaggio, invece, aspettavano il ritorno
dei mariti e nel frattempo a loro era affidata la sopravvivenza
e l'organizzazione della comunità di terra. Le donne acquistavano
così un'indipendenza pressoché totale nella gestione
dell'economia domestica. Le attività delle donne erano molteplici:
lavoravano come lavandaie, producevano reti per la pesca e oggetti
di artigianato, gestivano le locande e le taverne nei pressi dei
porti, o si occupavano del faro.
Le
mogli dei capitani a bordo delle baleniere non avevano molti svaghi,
spesso erano destinate a rimanere sotto coperta o in cabina, a disposizione
del marito. Qualche signora però riuscì a giocare
un ruolo più attivo, aiutando il capitano nella navigazione,
occupandosi della riparazione delle vele, tenendo i libri di bordo,
talvolta persino partecipando alla fase di avvistamento delle balene.
Dopo di che, la signora non aveva più voce in capitolo: la
cattura era cosa da uomini. Ma quando si incrociavano altre baleniere,
scattava la riscossa. Le donne presenti organizzavano una sorta
di party nel bel mezzo dell'oceano: assise su una sedia, la gamming
chair, trasbordavano da un'imbarcazione all'altra per riunirsi
con le altre mogli e i bambini e dare inizio al gamming,
agognata occasione sociale, innaffiata con sherry, champagne, gin
e ogni sorta di birra o vino a disposizione in cambusa.
Durante
il 1900 la presenza delle donne sulle imbarcazioni si intensificò
progressivamente, che si trattasse di pesca, di commercio condotto
via mare, di sport nautico o di ruoli di responsabilità a
bordo di navi.
Le guerre mondiali, soprattutto la seconda, accelerarono il processo
di integrazione delle donne in ambiti fino ad allora maschili. Ma
la Marina militare non popolò le proprie navi di donne (anche
durante il secondo conflitto mondiale le WAVES - Women Accepted
for Volunteer Emergency Service- degli Stati Uniti erano destinate
al servizio di terra). Tuttora si discute sull'accesso delle donne
ai sottomarini.
Ma
infine
possono tenerseli!
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