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Harriet
Scott Chessman
L'imperfezione è il nostro paradiso
Neri Pozza, 2002
pag. 174, euro 14
Alcune
gallerie virtuali
che espongoo le opere
di Mary Cassatt
The
WebMuseum
Parigi
Exit
to Art
un sito olandese
WetCanvas
La First Lady dell'Impressionismo
La
prima mostra degli Impressionisti, a Parigi nel 1874, nello
studio del fotografo Nadar
Il
sito di una mostra svoltasi a Boston
nel 1999:
Mary
Cassatt, donna moderna
Sui
rapporti tra Degas
e Mary Cassatt, potete leggere questa pagina in inglese da
uno studio comparato sul grande pittore francese e gli artisti
che si ispirarono alla sua arte,
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Basato
sulla vita della grande pittrice impressionista americana Mary Cassat
e di sua sorella Lydia, e sui ritratti di Lydia dipinti da Mary,
questo romanzo vive di un avvincente e commovente contrasto: attraverso
lo sguardo di una sorella cui è toccata una "vita imperfetta"
assistiamo all'esplosione del potere dell'arte e dell'amore nel
cuore e nella mente di una giovane donna.
Di
Mary Cassatt si conoscono i quadri esposti in tutti i musei dei
mondo, si sa che nasce a Philadelphia nel 1844 e che, appassionata
pittrice, si trasferisce a Parigi a 30 anni dove si unisce a quel
gruppo di "alienati della pittura" che si facevano chiamare
Impressionisti e che fino allora avevano vantato soltanto la presenza
femminile di Berthe Morisot.
La
scrittrice americana Harriet Scott Chessman ricostruisce con garbo
la storia della giovane pittrice. Storia di passioni, emozioni e
paure di una donna dell'Ottocento che non ha voluto piegarsi ai
modelli sociali dell'epoca. Non sposata, senza figli, Mary Cassatt
ha seguito caparbiamente la sua passione per l'arte.
Amica,
e forse amante, del più misogino del gruppo, Edgard Degas,
curiosa intellettuale, intima di Mallarmé, in tutta la sua
carriera non ha dipinto che quadri familiari: madri con bambini,
nonne con nipotini, interni borghesi, governanti e soprattutto la
sorella.
"L'
imperfezione è il nostro paradiso", pubblicato da Neri
Pozza nella traduzione di Ada Arduini è un romanzo intenso
nel quale si sente il respiro della vita e il battito del cuore.
Il cuore è quello di Lydia, la sorella maggiore di sette
anni, con una grave malattia ai reni che la ucciderà a soli
45 anni.
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Lydia, appoggiata sul braccio,
in un palco
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Lyddy,
così la chiama Mary, è stata fino alla fine la sua
modella preferita, lo testimoniano cinque ritratti, tutti diversi
nelle pennellate ma non nei colori. Lydia è sofferente, ma
si presta alle richieste della sorella. E' lei l'io narrante del
libro, ogni ritratto un capitolo: dalla Donna che legge del 1878,
fino alla Lydia seduta al telaio del 1881, cinque mesi prima di
morire.
Pur
creando un'opera di fantasia l'autrice rispetta la verità
storica: l'irruzione di Mary nel 1879 nell'avventura impressionista
cominciata cinque anni prima da Degas, Monet, Renoir, Sysley, che
decidono di disertare il Salon ufficiale ed esporre i loro quadri
in mostre indipendenti.
Mary
partecipa alla quarta esposizione, proprio con il ritratto di "Lydia
che beve il tè" e immediatamente attira su di sé
l'attenzione non sempre benevola della critica. A convincerla è
Degas, il più aristocratico e ispido del gruppo, un uomo
che mette soggezione a Lydia:
"Con
lui si ha sempre l' impressione di essere sotto la protezione
di un ciclope che tiene lontano i suoi simili e divora chiunque
si trovi di fronte. In realtà lui le persone le mangia,
un amico dopo l'altro".
Ma
Degas non mangerà Mary, anzi l'aiuterà e sosterrà,
anche prendendo il pennello e ritoccando un quadro quando la sente
in difficoltà. Tra quei selvaggi della pittura usava scambiarsi
i pennelli, ma anche e soprattutto prestarsi come modelli. Lo aveva
fatto Berthe Morisot con Manet, lo fa Mary Cassatt con Degas.
Entrambe
le pittrici però non dipingono mai i loro mentori e maestri.
Le tele di Mary sono popolate da un universo femminile in cui Lyddy
è il centro. Il cuore.
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Mary Cassatt, in un ritratto di Degas (particolare)
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Ritratto
dopo ritratto, scorre la vita delle due sorelle, la malattia si
palesa sempre più. Lyddy non ce la fa a camminare fino a
Place Pigalle all'atelier della sorella. Lunghe, estenuanti pose
e, alla fine, l'immancabile stupore di Lyddy per la capacità
della sorella dì cogliere umori e dolori. Anche il rosa,
colore dominante, viene di volta in volta reinterpretato a seconda
dello stato d'animo della modella.
"Posa
di nuovo per me", le dice Mary e Lyddy accetta, si veste con
un abito di Worth, indossa la cuffietta di pizzo bianco, si infila
i guanti e stringe l'uncinetto, sicura che la sorella saprà
cogliere la fragilità di quel momento.
"Fisso
le ombre intorno agli occhi della donna (i miei occhi) il colore
pallido della sua bocca (la mia bocca), le labbra imbronciate.
Capisco come Mary vede lei (me)... forse non quello che riconosce,
ma quello che sa. Ha scoperto la mia malattia".
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